ELEZIONI REGIONALI 2020

Djarah Kan felice sui social: «Dopo 27 anni il mio primo voto da cittadina italiana»

Lunedì 21 Settembre 2020

Questo sorriso ha illuminato le cabine elettorali d'Italia, ricordando a tutti la bellezza dell'"esercizio democratico" e l'importanza di poter votare liberamente in libere elezioni. Djarah Kan, scrittrice e attivista, ha mostrato su Facebook la sua felicità e la sua gioia condividendo la foto della sua tessera elettorale con il primo timbro ufficiale del presidente di seggio. Lei, nata in Ghana ma cittadina italiana, ha raccontato dettagliatamente l'esperienza cominciata nel 2018 che l'ha portata, nell'election day, a tagliare un traguardo importantissimo: «Questa è la mia tessera elettorale. È mia e di nessun altro. Con questa tessera oggi, per la prima volta dopo 27 anni, ho esercitato il mio diritto di voto. Nel 2018 sono diventata cittadina italiana, nata a Santa Maria Capua Vetere. Nella provincia del Ghana? Eh no, in quella di Caserta. Che ridere, eh? »

Djarah Kan continua il suo post raccontando: «Nel 2020, con quella stessa cittadinanza super esclusiva da Primo Mondo, ho avuto il privilegio di poter esercitare il mio diritto di voto. Fin da piccola mi hanno sempre detto che andare a votare non serviva a niente. Gli immigrati e i figli degli immigrati senza cittadinanza italiana non possono votare, anche se vivono lo stesso Paese di chi la tessera elettorale la usa come sotto bicchiere o la vende per 100 euro. Anche mia madre aveva delle idee, ma se le teneva per sé. Non poteva dire di essere in accordo e nemmeno in disaccordo. C'erano le elezioni, comprava una Peroni e tutti insieme di sera, osservavamo immobili e impotenti i risultati elettorali. E c'era paura, frustrazione, incertezza, perché quando sei straniero la tua presenza si gioca sul filo del rasoio. Un anno prima puoi restare, l'anno dopo non lo sai. E si va avanti così, spingendo la propria vita e quella dei tuoi cari, in una valle nera di incertezze e giochi di potere la cui partecipazione ti è negata. Ma forse io sono più abituata a vedere quanto la politica incida sul tuo esistere, per via del fatto che ci ho messo 25 anni per arrivare a fare quello che la maggior parte delle persone credono sia inutile, ossia esercitare il proprio diritto».

Tante condivisioni per questa storia arrivata negli smartphone di tutta Italia grazie alle condivisioni e al passaparola: «Sta anche in questo riconoscere il proprio privilegio di cittadini italiani di un Paese ricco. Potete scegliere se andare a votare o rimanere a casa a bere caffè. E comunque in entrambi i casi quella decisione si ripercuote su chi da quel diritto è escluso a priori per via della sua etnia. A quante cose ti fa pensare, un semplice pezzo di carta, fatto scivolare nella fessura di uno scatolone di cartone in una scuola elementare di Napoli. Avete nelle mani la vita di migliaia di persone, e non ve ne rendete nemmeno conto. Meno male che almeno per me, é finita. Ma per gli altri, per quelli che non hanno avuto la mia fortuna, che forse non riusciranno mai ad uscire dal ricatto del Permesso di soggiorno e dell'invisibilità politica, non è ancora finita. Ricordatevi di loro, quando continuerete a ripetere al vento che votare non serve. Poi magari tra vent'anni cederò al cinismo, e alla voglia di non credere più a un c***. Ma per adesso, fatemi godere il gusto e la parvenza di contare qualcosa, nel Paese in cui sono nata e cresciuta».

Ultimo aggiornamento: 18:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA