Incontri online, basta con Tinder e le altre app: «È meglio vedersi dal vivo»

L'esperta Emily Rhodes: «Abbiamo dimenticato come approcciare una nuova persona dal vivo»

Incontri online, la fuga dalle applicazioni: «Basta, è meglio vedersi dal vivo»
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 23 Novembre 2022, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 09:12

Due anni di restrizioni: le nostre vite, lavorative ma anche private, sono state spesso rinchiuse nello schermo di uno smartphone, di un tablet o di un pc. Ora c’è l’effetto rimbalzo e le app di appuntamenti, in cui si va alla ricerca di un’avventura, stanno registrando una fase di raffreddamento. Fuga da Tinder e i suoi fratelli. Torna il desiderio di un approccio dal vivo. Attenzione: anche con le app, il secondo passaggio è quello di un incontro nella vita reale, soprattutto di tipo sessuale, ma tutto ciò che lo precede viene preparato nel sistema di incontri on line. Bene, oggi si vuole compiere anche il primo passo senza la mediazione dello smartphone. In una cena con amici comuni, al pub, in discoteca, sul posto di lavoro, su un treno.

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COME SI CAMBIA


«C’è una indigestione da display» sintetizza Nicola Zamperini, autore del libro “Manuale di disobbedienza digitale”. Sì chiaro: Tinder, la più popolare delle app di incontri, ha ancora numeri impressionanti su base mondiale, ma secondo uno studio di Pew Research Center il 45 per cento di coloro che hanno utilizzato questa tipologia di applicazioni ha dichiarato che l’esperienza ha prodotto più frustrazione che speranza. The Guardian, nei giorni scorsi, ha pubblicato un lungo articolo dal titolo esplicativo: «L’ascesa e la caduta delle app di appuntamenti». Uno degli esperti intervistati, Emily Rhodes (Future laboratory), osserva: «Era diventato così abituale cercare appuntamenti con le app che abbiamo dimenticato come approcciare una nuova persona dal vivo. Ci preoccupiamo se un approccio può risultare inappropriato, se l’altra persona è davvero interessata». Il sistema di Tinder (o di app simili), ovviamente, elimina l’incertezza, perché sono ben chiari dall’inizio obiettivi e dinamiche. Anche in Italia c’è il calo di interesse per le app di appuntamenti o, comunque, per le storie on line.

Racconta la dottoressa Elisabetta Todaro, psicologa, psicoterapeuta e operatrice dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma: «Pensi che negli ultimi tempi stiamo vedendo anche casi di burnout da app di incontri. Anche per questo in tanti si allontanano». Il burnout è una sindrome di stress normalmente legata al lavoro, ora si registra per un eccesso di utilizzo di queste applicazioni. Continua Elisabetta Todaro: «Lo stress è causato dalla sovraesposizione a una socialità prettamente on line, a cui, a causa delle restrizioni della pandemia, siamo stati condannati. Ora c’è un contraccolpo emotivo: vogliamo tornare alla socialità reale, al contatto umano. Alla possibilità di darsi del tempo. Vogliamo di nuovo il tempo della conoscenza più dilatato, anche se deve portare comunque a una relazione sessuale e non sentimentale. Con le app i tempi sono più serrati. E c’è anche una fuga dal sexting, dallo scambio di foto o video con contenuti sessuali espliciti».

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CURVE


Secondo Zamperini, che studia come i processi di digitalizzazione hanno modificato le nostre vite, c’è una duplice ragione nella diminuzione dell’interesse nei confronti delle app di incontri: «Non conta solo, come dicevo, l’indigestione da display. C’è anche un fenomeno che ormai abbiamo visto essere fisiologico nei social: la curva di popolarità tende, prima o poi, a diminuire». Ma quali generazioni stanno superando i recinti delle relazioni on line? Osserva la dottoressa Todaro: «I giovani adulti usano ancora questi strumenti, sia pure con meno entusiasmo, per trovare un partner. Penso a chi ha tra i 25 e i 40 anni. Ma i più giovani si stanno allontanando: non parlo solo delle app, ma dei rapporti che si sviluppano on line sui social o sulla messaggistica. Tra i ragazzi c’è il desiderio di una vita sociale reale nella sua interezza. E per fortuna c’è una maggiore consapevolezza dei rischi insiti nella diffusione di foto intime. Anche se su questo andrebbe fatta più educazione nelle scuole».

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