Scuole aperte in estate, il ministro Patrizio Bianchi: «Lo faremo anche quest'anno. Le chat? Sbagliato vietarle»

Il ministro dell'Istruzione: «Assumiamo 70mila prof, ma i "quizzoni" cambieranno». Il caso dei sindaci che vietano Bella ciao: «I ragazzi devono essere liberi di cantarla»

Patrizio Bianchi
di Francesco Malfetano
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Domenica 24 Aprile 2022, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 11:50

Ministro Patrizio Bianchi, il ministero dell’Istruzione ha appena varato un decreto che riforma il reclutamento dei docenti e stabilisce per loro una “formazione continua”. Basterà per risollevare il sistema dell’istruzione?

«La riforma delinea un percorso chiaro per chi vuole diventare insegnante nelle scuole secondarie dopo anni in cui le regole sono cambiate più volte, generando confusione e allontanando molte persone, soprattutto i più giovani, dall’insegnamento. Puntiamo sulla formazione iniziale, con i 60 crediti universitari aggiuntivi rispetto alla laurea magistrale necessari per ottenere l’abilitazione e poi il concorso, richiesto da una norma costituzionale. Aumentiamo il focus sulle competenze specifiche, come quelle pedagogiche, la didattica delle singole discipline e mettiamo una grande attenzione al tirocinio diretto guidato da tutor che vengono dalla scuola. Potenziamo la formazione continua dei nostri insegnanti sul digitale, sulle materie scientifiche e sulla progettazione e innovazione didattica, per accompagnare e orientare i nostri ragazzi e le nostre ragazzi nel loro percorso di studio e di vita e affrontare così anche il tema della dispersione. Con la riforma, i cui contenuti sono anche legati all’impegno preso con l’Europa sul Pnrr, nascerà la Scuola di alta formazione per dare linee guida, per una formazione continua che possa arricchire la professionalità del corpo docente. E poi avremo finalmente concorsi annuali, a garanzia di una maggiore continuità. Entro il 2024 assumeremo 70mila docenti».

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Parlando di concorsi. Nell’ultimo ci sono stati degli errori, alcuni dei quali anche ammessi dal ministero, e si preparano vari ricorsi. Lei stesso ha spiegato che i “quizzoni” sono uno strumento del passato, eppure sono confermati nella riforma. Come mai? Non c’è un’alternativa?

«Il decreto approvato prevede in realtà dei cambiamenti anche per le prove dei concorsi. Istituiamo fin da subito una commissione di alto livello scientifico che studierà linee guida sulla redazione dei test e accerterà le modalità di prove che possano verificare le competenze. Ascoltiamo le critiche e lavoriamo per migliorare quello che non va. Il nostro obiettivo è avere concorsi annuali che siano oggettivi e trasparenti».

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Lo scorso anno, in piena emergenza Covid, fu lanciato il piano estate per tenere aperte le scuole. Lo confermerete?

«Il piano estate è stato un grande successo lo scorso anno. Non tanto di questo ministero o di questo governo, ma delle scuole. È stata l’occasione per recuperare gli apprendimenti, certamente, ma soprattutto la socialità. La scuola è stata, in quei mesi estivi, ancora di più comunità: luogo di incontro, di crescita, di scambio con i territori, inclusiva e accogliente. Sono felice di poter dire che lo realizzeremo anche quest’anno. Ci saranno circa 300 milioni di risorse a disposizione. Dedicheremo un’attenzione particolare anche all’accoglienza delle bambine e dei bambini ucraini nelle nostre scuole, che sono già più di 16mila. E renderemo questa esperienza strutturale. Per molti anni si è parlato di scuole aperte d’estate. Noi abbiamo detto che le avremmo aperte e lo abbiamo fatto. Penso sia un risultato importante, da rivendicare, perché mette al centro i ragazzi, soprattutto le fasce più deboli, e le famiglie».

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Entro il 2022 bisognerà chiudere il pacchetto del Pnrr scuola. Dove si interverrà?

«Entro il 2022 realizzeremo le riforme previste dal nostro Pnrr, mentre dal punto di vista delle infrastrutture l’obiettivo è il 2026. Sull’edilizia abbiamo lavorato a pieno ritmo mettendo in campo quasi la totalità delle risorse: 4,6 miliardi per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, 400 milioni per le mense, 300 milioni per le palestre, 800 milioni per la costruzione di 195 scuole nuove e i finanziamenti per la messa in sicurezza degli edifici esistenti. C’è stata una grande risposta da parte dei territori e in molti casi con i nostri bandi siamo andati oltre l’obiettivo nazionale del 40% di risorse al Mezzogiorno, con punte che superano il 50%. Ma il Pnrr ci consente di intervenire anche sulle competenze, sulle criticità che la lunga stagione della pandemia ha acuito, costruendo una scuola nuova. Già da quest’anno cominciamo a investire sulle azioni per superare i divari territoriali, sul rafforzamento dello studio delle STEM, su nuovi laboratori, garantendo un’offerta formativa più ampia e più coerente con il presente».

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Diversi presidi in Italia hanno adottato una sorta di codice di condotta in modo che i docenti non partecipino a chat con i genitori. È una scelta condivisibile? Darete indicazioni?

«Sono fiducioso che le nostre scuole e i nostri insegnanti sapranno trovare le giuste forme di comunicazione con le famiglie e con i ragazzi. Credo che più che mettere limiti serva dialogo, coinvolgimento e partecipazione delle famiglie nella vita delle comunità scolastiche. E la tecnologia non può essere esclusa da questo processo. Con i giusti modi e i giusti linguaggi».

 

Anche per le vacanze di Pasqua è tornata la polemica sui troppi compiti a casa per gli studenti. Lei cosa ne pensa?

«Che esiste la libertà di insegnamento e l’autonomia scolastica e che non credo che sia così ovunque, in ogni classe. Sono temi da discutere nei singoli istituti sulla base della programmazione didattica. Spero tuttavia che si sia dato molto spazio alla lettura. Ieri era la giornata del libro. Le vacanze sono sempre un momento prezioso per leggere e viaggiare attraverso i libri».

E sono tornate da parte di qualche sindaco anche le polemiche sull’opportunità di cantare “Bella ciao” a scuola per il 25 aprile.

«Il 25 aprile è la nostra Festa della Liberazione. Celebriamo la sconfitta del nazifascismo e l’impegno di donne e uomini per la conquista della libertà e della democrazia. È fondamentale ricordarla, così come dobbiamo sempre mantenere vivo l’insegnamento e i valori della nostra Costituzione. Bella ciao è una canzone che appartiene alla nostra storia democratica. E per questo i nostri ragazzi sono liberi di cantarla».

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