Scuola, maestra assunta il lunedì e licenziata il martedì (per 15 volte): Ministero condannato al pagamento. La decisione del Tar

Maestra assunta il lunedì e licenziata il martedì, per 15 volte
di Angela Pederiva
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Lunedì 14 Febbraio 2022, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 07:46

Il sindacato Gilda l'aveva definita «l'insegnante umiliata». Una maestra di scuola primaria a Conegliano, «relegata al rango di lavoratrice a cottimo», per 15 volte assunta al lunedì e licenziata al martedì, finché il Tribunale di Treviso aveva riconosciuto il suo lavoro di supplente part-time e aveva condannato il ministero dell'Istruzione a pagarle il dovuto. Ma a distanza di quasi un anno da quel verdetto, la docente non ha ancora visto un centesimo e così ha dovuto rivolgersi al Tar del Veneto, che ieri ha ordinato al dicastero di dare esecuzione alla sentenza, pena l'intervento di un commissario ad acta.

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LA VICENDA

Come riassumono i giudici del Tribunale amministrativo regionale, nell'anno scolastico 2018/2019 Beatrice Valensise era stata retribuita in base ai 15 contratti sottoscritti con l'istituto comprensivo Brustolon per «supplenze temporanee», per un totale di 1.578,80 euro, anziché in base al part-time di 12 ore settimanali, quindi circa 9.000 euro. Inoltre non le erano stati riconosciuti né l'anzianità derivante dal servizio effettivamente prestato, né la maturazione di 12 punti valevoli per le graduatorie, con le relative ricadute sul piano previdenziale. Ma il 15 aprile 2021 il giudice del lavoro Roberta Poirè aveva accertato che la maestra aveva «prestato attività corrispondente a quella di supplente part time al 50% dal 21/9/2018 al 21/5/2019» e per questo aveva condannato il ministero «al pagamento a favore della ricorrente della retribuzione spettante, detratto quanto già corrisposto, ed alla regolarizzazione contributiva, oltre al riconoscimento della anzianità di servizio e del punteggio nel detto periodo maturati».


IL RICORSO

I mesi sono trascorsi e il pronunciamento non è stato appellato, per cui è passato in giudicato. Tuttavia il dicastero si è limitato a liquidare i 2.500 euro delle spese legali, senza versare gli stipendi quantificati. A quel punto la docente, sempre assistita dall'avvocato Innocenzo D'Angelo, ha presentato ricorso al Tar, il quale ora ha stabilito che «l'Amministrazione ha l'obbligo di conformarsi al giudicato formatosi sul provvedimento giurisdizionale». Di conseguenza il ministero dell'Istruzione, che in questo giudizio non si è nemmeno costituito, è stato condannato a versare alla maestra Valensise «la retribuzione spettante, detratto quanto già corrisposto, e di provvedere alla regolarizzazione contributiva, con il riconoscimento dell'anzianità di servizio e del punteggio maturati nel periodo dal 21 settembre 2018 al 21 maggio 2019».


L'INOTTEMPERANZA

Curiosamente i magistrati mettono già in conto che il dicastero possa continuare a fare orecchi da mercante. Per questo la sentenza del Tar dispone che, in vista della possibile «persistente inottemperanza dell'Amministrazione alla scadenza del termine di sessanta giorni», venga nominato già un commissario dedicato a questa procedura, «individuandolo nel Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, con facoltà di subdelegare gli adempimenti esecutivi ad altro dirigente dello stesso Ufficio, il quale, entro i successivi trenta giorni, su richiesta dell'interessata, dovrà provvedere a tutti gli adempimenti indicati, previa l'adozione dei necessari atti». Dunque se l'Istruzione non si conformerà al verdetto, sarà l'Usr a farlo al posto suo. In ogni caso il ministero dovrà pagare le spese di questa nuova causa: altri 800 euro.

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