Scuola, quei prof ostaggio dei genitori: «L'ho interrogato io, gli dia 6»

Domenica 8 Settembre 2019 di Lorena Loiacono

Fa scena muta all'interrogazione? «Sì, ma solo perché è timido» parola di mamma. «Piuttosto provi ad essere più comprensiva»: un grande classico che ogni docente, almeno una volta nella sua carriera, si è sentito rispondere da un genitore alle prese con le inaspettate insufficienze del figlio. Timidezze adolescenziali che spesso arrivano all'improvviso, fanno fioccare 3 in pagella per poi sparire dopo un pomeriggio di studio, quello vero. E si svela allora che quella di mamma era semplicemente un'improbabile giustificazione. Ma questo è solo uno dei più frequenti interventi delle famiglie in ambito scolastico, fatti di richieste che, per quanto assurde e fuori luogo, riescono comunque ad arrivare alla scuola. Come quella che si è sentito riferire un prof di una scuola romana dal papà di un alunno: «Perché gli ha messo 5? L'ho interrogato io ieri sera ed era preparato». E una nonna: «Noi con la prof di arte non parliamo, tanto non conta nulla».

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I RACCONTI
I racconti degli insegnanti spaziano a tutto campo, dalla didattica fino alla mensa: «Il formaggio che date a pranzo si è sentito chiedere un dirigente scolastico di un istituto di provincia dove lo comprate? Mi auguro non dall'alimentari in piazza, quello a mio figlio non piace». E ancora: «Potete fare piatti più sfiziosi? Altrimenti mio figlio si annoia e poi non mangia». Richieste inopportune, spesso imbarazzanti, che arrivano dirette a docenti, presidi e segreterie scolastiche. «Partiamo per la settimana bianca, quando torniamo mio figlio potrà recuperare le lezioni il pomeriggio?»: da restare senza parole. Anche perché con un po' di programmazione, si può sempre chiedere al consiglio di istituto di prevedere uno stop invernale per tutti , spesso di una settimana, in cui far convergere tutte le possibili vacanze di famiglia. Sono tante le scuole che prevedono pause dalle lezioni, da poter dedicare comunque a ripassi e recuperi delle insufficienze. Ma vanno organizzati e decisi a livello collegiale, con largo anticipo. Non certo ad personam.

Un capitolo a parte va dedicato alle sezioni: in ogni anno scolastico che si rispetti, all'inizio della prima elementare, media o superiore, arrivano la mamma o il papà, o tutti e due insieme, in segreteria per chiedere che il figlio venga spostato in un'altra sezione. Il motivo? «Non conosce nessuno, eppure avevo specificato che sarebbe dovuto andare in classe con il suo amichetto». Oppure, al contrario, ecco che la richiesta di trasferimento viene argomentata con la tesi inversa: «Con quel bambino no, non vanno d'accordo». Si tratta di simpatie e antipatie tra bambini e adolescenti che, secondo numerosi genitori, dovrebbero influenzare le scelte della scuola nella formazione delle classi. Una fase molto delicata che nel mese di settembre, proprio in questi giorni prima dell'avvio delle lezioni, per le segreterie diventa un incubo a causa delle richieste delle famiglie. Nel comporre una prima classe, infatti, la scuola deve garantire un equilibrio fondamentale tra numero di maschi e femmine, con la presenza di studenti stranieri o disabili. Altro che simpatie.

«CE L'HA CON LUI»
C'è poi chi chiede di essere spostato perché «il professore ce l'ha con mio figlio, era così anche con il fratello». Oppure chi vuole che il figlio si sieda in un altro banco «perché vicino al termosifone suda troppo. O lo spostate o spegnete il riscaldamento». C'è anche chi teme l'uscita in giardino come in un campo minato: «Mio figlio è delicato, non può sudare: lo faccia correre all'ombra». E chi, inevitabilmente, vuole decidere dove deve giocare il figlio durante la partita di calcetto nell'ora di educazione fisica: «In attacco sarà decisivo, mi creda». Lo stesso vale per basket e pallavolo, ovviamente. Nello sport poi si rischia di incappare anche nell'immancabile scaramanzia: «Il torneo tra scuole? Mai di martedì e venerdì, mi raccomando. Altrimenti perdiamo».
Purtroppo non mancano i casi in cui si va oltre la pretesa ridicola, arrivando a vere e proprie aggressioni ai danni di insegnanti, presidi e collaboratori scolastici. La cronaca degli ultimi anni racconta infatti di un fenomeno in preoccupante crescita: almeno una cinquantina i casi denunciati, ogni anno. E di questi solo un terzo parte dai ragazzi, gli altri sono ad opera di mamma e papà che, fuori controllo, entrano a scuola come furie e pretendono di alzare la voce. E le mani.
 

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