Scuola e Covid, rapporto Save the Children: ogni studente ha perso oltre 2 mesi di istruzione

Scuola e Covid, rapporto Save the Children: ogni studente ha perso oltre 2 mesi di istruzione
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Martedì 2 Marzo 2021, 10:42 - Ultimo aggiornamento: 11:44

Ogni bambino e adolescente in tutto il mondo, a un anno dall'inizio della pandemia di Covid, ha perso in media 74 giorni di istruzione, più di un terzo dell'anno scolastico medio globale di 190 giorni. E in Italia la situazione non è certo più rosea. E' quanto emerge dai dati diffusi oggi da Save the Children, in occasione dell'anniversario della pandemia di Covid 19. A livello globale, si stima che 112 miliardi di giorni di istruzione siano stati persi complessivamente e che siano stati i bambini più poveri del mondo a essere colpiti in modo sproporzionato. Il dato è calcolato tra il 16 febbraio 2020 e il 2 febbraio 2021.

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In Italia

Gli studenti italiani si sono trovati a frequentare i loro istituti anche per molto meno della metà dei giorni teoricamente previsti, sottolinea il rapporto nel quale sono stati presi in considerazione 8 capoluoghi. Da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell'infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni. Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti.

Le situazioni

Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106. La pandemia che lo scorso anno ha costretto gli studenti a interrompere bruscamente la loro presenza a scuola tre mesi prima della conclusione dell'anno scolastico, ha duramente segnato anche nel 2020/21 la loro possibilità di frequentare le aule scolastiche. I dati evidenziano forti differenze fra le città, legate all'andamento del rischio di contagio così come alle differenti scelte amministrative. I numeri rilevati si riferiscono alle giornate scolastiche vissute in presenza, evidenziando quei territori dove gli studenti hanno fruito di periodi più lunghi di didattica a distanza, con le difficoltà che questo ha comportato in termini di accessibilità e per la perdita di opportunità relazionali dirette tra pari e con i docenti.

«Sappiamo bene quanto le diseguaglianze territoriali abbiano condizionato in Italia, già prima della pandemia, la povertà educativa dei bambini, delle bambine e dei ragazzi - ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children - a causa di gravi divari nella offerta di servizi per la prima infanzia, tempo pieno, mense, servizi educativi extrascolastici. Ora anche il numero di giorni in cui le scuole, dall'infanzia alle superiori, hanno garantito l'apertura nel corso della seconda ondata Covid mostra una fotografia dell'Italia fortemente diseguale, e rivela come proprio alcune tra le regioni particolarmente colpite dalla dispersione scolastica già prima della pandemia siano quelle in cui si è assicurato il minor tempo scuola in presenza per i bambini e i ragazzi. Il rischio è dunque quello di un ulteriore ampliamento delle diseguaglianze educative».

Save the Children

«Questi dati non possono lasciare indifferenti. Anche alla luce dei nuovi sviluppi della pandemia - ha proseguito Raffaela Milano - occorre mettere la scuola concretamente al primo posto, facendo ogni possibile sforzo per assicurare la prevenzione e la tutela della salute per gli studenti ed il personale scolastico e mantenere le scuole aperte in sicurezza, ricorrendo alla didattica a distanza solo nei casi di acclarata impossibilità di proseguire le lezioni in aula. Allo stesso tempo, è necessario predisporre programmi e risorse che sin da subito e nel medio e lungo periodo - compreso il periodo estivo - consentano ai bambini e ai ragazzi dei contesti più deprivati che hanno subìto più a lungo periodo la lontananza dalla scuola e le maggiori difficoltà nella didattica a distanza di poter superare questo gap di apprendimento e di socialità. La scuola non può essere lasciata da sola di fronte a questa sfida, ed è essenziale il coinvolgimento di tutte le risorse civiche e associative dei territori, con lo sviluppo dei patti educativi di comunità. Nel momento in cui tutte le categorie del Paese denunciano, comprensibilmente, la perdita di fatturato economico del proprio settore, occorre prestare attenzione ad una perdita meno visibile nell'immediato, ma estremamente grave per il futuro di intere generazioni». Un quadro confermato dal vissuto e dalle emozioni provate nell'anno trascorso dalle ragazze e ragazzi beneficiari del progetto 'Fuoriclassè di Save the Children per il contrasto della dispersione scolastica, raccolte in un video diffuso oggi dall'Organizzazione.

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