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Scuola, informatica dalle elementari: ma le maestre non sono pronte

Scuola, informatica dalle elementari: ma le maestre non sono pronte
di Lorena Loiacono
3 Minuti di Lettura
Lunedì 10 Febbraio 2020, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 10:22

Si scrive coding, si legge “programmazione informatica” e diventa materia di studio entrando a scuola dalla porta principale. Il governo infatti prevede di portare la programmazione tra i banchi dei bambini fin dalle scuole elementari ma, prima, bisognerà pensare a formare le maestre. L’idea è quella di preparare gli studenti anche più giovani a costruire siti web o a sviluppare applicazioni, come se si trattasse di equazioni o problemi di geometria. Un progetto che parte dal ministero dell’innovazione: «Stiamo parlando molto con il ministero dell’istruzione – ha dichiarato la ministra Paola Pisano - per inserire la programmazione informatica nelle scuole come materia vera e propria. Un’iniziativa che si potrebbe attuare: ci aspettiamo che nella nostra visione a cinque anni ci sia questa materia sui banchi di scuola sin dalla prima elementare».

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LE CARENZE
L’introduzione dovrà essere graduale e dovrebbe partire dal 2022. La scuola, a questo appuntamento, deve farsi trovare pronta. E non sarà semplice. In molti casi mancano infatti all’appello sia gli strumenti informatici nelle scuole sia i docenti con le giuste competenze per portare l’informatica in cattedra. Un recente sondaggio del sito specialistico skuola.net, su un campione di settemila studenti tra le scuole medie e superiori, rivela che il 43% dei ragazzi non usa l’aula computer a scuola e inoltre, per quanto riguarda l’uso di strumenti informatici portati da casa, ben 6 studenti su 10 non hanno la rete wi-fi messa a disposizione dalla scuola. Circa il 60% dichiara di non aver avuto lezioni di informatica e conoscenze digitali, come ad esempio la programmazione, nell’ultimo anno e quindi, inevitabilmente, 8 intervistati su 10 ammettono di non aver mai creato un sito a scuola. E non è solo un problema della scuola visto che secondo il Desi, l’indice digitale europeo per il 2018, l’Italia - per il quarto anno consecutivo - si piazza al 25esimo posto su 28 Paesi membri dell’Ue per le competenze e l’utilizzo del digitale.

«Il coding deve essere considerata come la quarta abilità di base per le nuove generazioni di studenti – ha spiegato la deputata di Forza Italia Valentina Aprea, capogruppo della Commissione Cultura - insieme al leggere, allo scrivere e al far di conto. Non c’è più molto tempo, soprattutto se bisognerà formare tutti i docenti della scuola italiana a queste nuove competenze. Attualmente il digital divide dei docenti italiani rappresenta una tra le criticità più vistose della scuola italiana».

I FONDI
La ministra Lucia Azzolina si è già dichiarata pronta ad investire nella didattica innovativa, per coinvolgere al meglio gli alunni fin dalle elementari. E l’età sembra essere quella giusta, così assicura infatti Barbara Riccardi, finalista italiana al Global Teacher Prize e docente di scuola primaria che ha iniziato anni fa a praticare il coding tra i suoi piccoli studenti: «Noi siamo cresciuti con la penna, i nostri ragazzi invece useranno il computer per ogni tipo di lavoro che faranno. Fin dalla scuola primaria va introdotto il linguaggio informatico con l’utilizzo del pc. È possibile usare robottini e programmi didattici dalla scuola dell’infanzia alle elementari». Per far partire la programmazione e lo studio dell’informatica nelle scuole verranno investiti 8,2 milioni di euro per il lavoro dei cosiddetti “animatori digitali” negli istituti: si tratta dei docenti scelti che devono promuovere attività informatiche tra gli studenti e la formazione tra gli insegnanti. 

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