Premio Messaggero per i giovani. «Ragazzi assetati di valori cercano punti di riferimento»

Premio Messaggero per i giovani. «Ragazzi assetati di valori cercano punti di riferimento»
di Francesco Musolino
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Giovedì 31 Dicembre 2020, 00:40 - Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio, 07:31

La scrittura consentirà ai ragazzi di concretizzare le emozioni, aiutandoli a tirare fuori ciò in cui credono davvero». Lo scrittore Eraldo Affinati (64 anni), nato e cresciuto all’Esquilino, è da sempre un attento osservatore del mondo della scuola. Curatore dell’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, nel 2008 – con Anna Luce Lenzi – ha fondato a Roma, la scuola Penny Wirton, in cui insegna gratuitamente italiano e storia ai migranti, senza voti né registri e oggi, alla sede romana a Casal Bertone, si sono affiancati più di quaranta gruppi di volontari che, dalla Calabria al Friuli, ne hanno sposato le finalità educative. «Il Covid ha chiuso le aule – continua Affinati – ma da qui si dovrà necessariamente ripartire in condizioni di sicurezza perché la scuola è locomotiva del paese e non dobbiamo dimenticarlo».

Le risse al Pincio e Villa Borghese dei giorni scorsi, l’hanno scossa?
«Le zuffe fra giovani ci sono sempre state. La novità è che si tratta di fenomeni legati all’esplosione e alla permanenza del Covid».

Ovvero?
«La chiusura della scuola ha spaesato i ragazzi, li ha privati di punti di riferimento e loro cercano di scuotersi, reagendo anche con atti violenti».

Si ripartirà il 7 gennaio con la didattica in presenza?
«Lo vorrei tanto e me lo auguro. La scuola non è un focolaio e non possiamo identificarla come tale ma tutto dipende da come evolverà il contagio e dalle misure che schiererà il governo, potenziando i mezzi pubblici e permettendo le aperture scaglionate degli esercizi commerciali per scongiurare gli assembramenti. Dobbiamo fare molta attenzione».

Ma la scuola è ancora uno strumento di integrazione?
«Assolutamente. Pensi, in questo periodo con la Scuola Penny Wirton stiamo facendo degli affiancamenti con gli studenti romani del liceo classico “Pilo Albertelli” e del liceo classico “Giulio Cesare”, formando i ragazzi per poi metterli in condizione di insegnare gratuitamente la lingua italiana ai coetanei immigrati. E mi creda, porre a contatto diretto gli adolescenti italiani con quelli di altre nazionalità è un’esperienza formativa davvero importante che si concretizza anche con le scuole chiuse».

Le piace il concorso, Che cosa è importante per me?
«Molto. Credo nel valore assoluto del confronto fra i ragazzi e il foglio bianco perché solo scrivendo diamo concretezza ai nostri sentimenti, rendendoli visibili anche ai nostri stessi occhi. Inoltre, questo concorso permette anche agli adulti di gettare uno sguardo al mondo dei ragazzi, provando a comprendere una realtà sfuggente e complessa che si confronta quotidianamente con i social, in cui cercano anche dei punti di riferimento valoriali».

Parlare dei valori ai ragazzi è possibile?
«Credo che i ragazzi ne siano assetati e abbiano bisogno di adulti capaci di incarnarli ma prima di tutto bisogna abbandonare la teoria. Dobbiamo puntare a conoscere i ragazzi, chi sono e cosa li motiva ad agire, scegliendo esperienze concrete, ponendoli a confronto con il mondo che li circonda».

Corriamo ancora il rischio di consegnare i ragazzi ai cosiddetti cattivi maestri?
«Il rischio c’è sempre e anche per questo i valori sono così importanti. Non teoria ma concretezza dei gesti, per questo avrei voluto che questo anno scolastico venisse dedicato alla memoria di Willy Monteiro Duarte, per non dimenticare quell’esempio di valore civile così doloroso e importante».

Lei è romano doc. Come sta la sua città?
«Sono nato e cresciuto all’Esquilino, ho sempre visto le vestigia dell’impero con le erbacce che gli crescono addosso. L’essenza di Roma è proprio il suo disincanto, passeggiando per i Fori è palese come tutto nasca, cresca, muoia e poi riparta. Ma è un sentimento positivo perché crediamo nel futuro ma non ne alimentiamo le illusioni».

E nella vita di tutti i giorni cosa significa?
«Vede, a Roma le buche ci sono sempre state, speri sempre che qualcosa cambi ma finisci per farci il callo».
 

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