Dad, la lettera del papà di Carolina Picchio al ministro Bianchi: «I ragazzi intrappolati nella rete»

Dad, la lettera del papà di Carolina Picchio al ministro Bianchi: «I ragazzi intrappolati nella rete»
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Venerdì 19 Marzo 2021, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 12:07

Pubblichiamo la lettera aperta che Paolo Picchio, papà di Carolina (la quattrodicenne che nel 2013 a Novara si tolse la vita dopo aver subito episodi di cyberbullismo) e presidente onorario di Fondazione Carolina, ha scritto al ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in occasione della festa del Papà per sottolineare i disagi che i più giovani devono affrontare a causa della didattica a distanza. Fondazione Carolina da anni porta avanti una campagna di sensibilizzazione nelle scuole su temi delicati come la lotta al cyberbullismo e i pericoli del web per i minori.


Caro Ministro,
non ho il piacere di conoscerla personalmente, ma nel giorno della festa del Papà ho sentito il bisogno di scriverle a nome dei tanti studenti che in questi anni ho avuto modo di incontrare, prima nelle scuole, nei teatri e negli oratori, oggi sulla Rete. Ragazze e ragazzi che mi chiamano affettuosamente “Papà Picchio” durante le occasioni di testimonianza, formazione e confronto sulla sicurezza digitale, organizzate da Fondazione Carolina, la Onlus in memoria di mia figlia, impegnata a tutela dei minori contro il cyberbullismo e i pericoli online. Più che papà, sono un nonno di due straordinari nipotini, i regali più belli del mio primo figlio, eppure questi giovani li sento come miei figliocci, da quando decisi di fare una promessa alla mia amata Carolina: costruire un ambiente digitale sicuro e positivo per le nuove generazioni. “Le parole fanno più male delle botte”, scrisse mia figlia prima di togliersi la vita per il peso insostenibile delle umiliazioni sul web. Lei, amata da tutti, così bella, brillante e carismatica, sempre in compagnia, si era scoperta talmente sola e disarmata da rinunciare al tesoro più grande, il suo futuro.
Da un anno a questa parte, ricevo molte lettere da parte di genitori, ma anche firmate dagli stessi ragazzi, intrappolati da una pandemia che ha messo in pausa la loro vita, i loro sogni e il piacere della scoperta. Perché “apprendere” è la più grande delle avventure, che non può esaurirsi nei 50 minuti di una lezione online. Le regole, i libri e la conoscenza, per entrare nel cuore dei ragazzi hanno bisogno di una cornice, fatta di relazioni, sentimenti, paure e passioni. Tutto questo lo affidano a internet, in cerca delle stesse risposte alle domande che avrebbero rivolto agli amici, ai compagni, al loro vissuto. I figli della DAD, quindi, popolano il web: dalla scuola ai social, dallo streaming ai selfie. Viaggiano senza muoversi e, soprattuto, senza fermarsi a pensare. In questo appiattimento da schermo, non percepiscono che tutto ciò che dicono e che riversano nella Rete comporta delle conseguenze. Si espongono così ai pericoli: nelle challenge, nei commenti e nelle condotte online. Dal cyberbullismo al sexting, dal vamping alla dipendenza dai videogame. I rischi sono molteplici, a noi adulti il dovere di limitarli.
Non posso aggiungere nulla alle sue riconosciute competenze e alla sua profonda esperienza e preparazione. Come padre e come presidente onorario di Fondazione Carolina, le chiedo semplicemente di andare oltre alla gestione, seppure complicatissima, di questo periodo senza precedenti. La Scuola ha bisogno di una visione, di una chiave d’ingresso verso il futuro, qualsiasi cosa ci possa riversare. I nostri figli meritano un’alternativa a questa preparazione in modalità delivery, privata di umanità e della poesia delle aule, dei banchi e delle lavagne. Immaginare una soluzione non è un compito che possiamo affidare alla sola medicina, perché prendersi cura dei nostri ragazzi è responsabilità di tutti. Educare significa accompagnarli, anche se non possiamo prenderli per mano. Alla primavera, ormai alle porte, seguirà un nuovo inverno.
Vacanze a parte, mi auguro che le scuole non chiuderanno più, se non per le festose interruzioni da nevicate inattese. IL COVID-19, a care spese, ci ha insegnato a non escludere ogni scenario, anche quello più fantascientifico. Non possiamo più permetterci di trovarci impreparati. Se la scorsa estate in molti hanno fatto le cicale, questo deve essere l’anno della formica.

Paolo Picchio,
Presidente onorario Fondazione Carolina

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