Smartphone sequestrati a scuola, scoppia la rivolta. Studentessa si ribella al prof

A Latina una studentessa rifiuta di dare il telefono ai prof, come previsto dalle regole. Padre e fratello la raggiungono nel liceo e insultano i docenti. Interviene la Polizia

Smartphone sequestrati a scuola, scoppia la rivolta. Studentessa si ribella al prof
di Francesca Balestrieri e Vittorio Buongiorno
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Martedì 18 Ottobre 2022, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 09:05

Era il primo giorno dell’entrata in vigore della circolare n.60, “Uso consapevole del cellulare”, che limita l’utilizzo del telefono a scuola, e al liceo Majorana di Latina è scoppiato subito il primo caso. Il fratello di una studentessa, un suo amico e poi anche il padre si sono precipitati dopo averla sentita in lacrime, ne è nato un parapiglia, sono volate parole grosse e alla fine è arrivata la polizia. Probabilmente finirà con una denuncia. È una storia che racconta molto del rapporto dei ragazzi con gli smartphone e anche di quello dei genitori con i propri figli.

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I FATTI
Riavvolgiamo il nastro. Venerdì il preside del liceo scientifico Majorana, Domenico Aversano, dopo aver ragionato a lungo con i docenti prende la decisione e fissa delle regole per l’utilizzo dei cellulari. «La segnalazione di reiterati casi di cyberbullismo, i comportamenti scorretti nei confronti di alcuni docenti, nonché la questione relativa al telefono come distrattore e come isolamento nel gruppo, ci inducono a richiamare il regolamento d’Istituto» si legge nella circolare.


In questo primo mese di scuola sono già arrivate diverse segnalazioni: un docente ripreso a sua insaputa e finito sui social, foto dei ragazzi divulgate sui gruppi per dileggiarli o insultarli, e via così. Il regolamento dice che bisogna «tenere il telefono cellulare spento e in cartella durante le ore di lezione», ma viene decisa una stretta ulteriore. «Il cellulare al mattino andrà depositato in una apposita scatola. Il telefono sarà ripreso all’uscita, o comunque con il permesso del docente, se ad uso didattico». Gli studenti non gradiscono, minacciano proteste, il tam tam nel week end cresce e si arriva a ieri mattina. Preside e professori se l’aspettavano, ma avevano invitato al buonsenso. «Siamo consapevoli di essere, con alta probabilità, impopolari, ma siamo anche convinti che la scuola debba recuperare l’aspetto della socializzazione e il rispetto dell’altro. Siamo anche consapevoli che il Majorana si è distinto sempre per il fatto di andare controcorrente e allora inizieremo la salita».


Ieri, alla prima ora, i docenti chiedono ai ragazzi di consegnare i cellulari. Gli studenti provano a resistere, poi uno dopo l’altro cedono. Tutti. Tranne una. Una studentessa del secondo anno. È preoccupata per il suo dispositivo. «Mi assicurate che se va perso o viene rubato me lo ricomprate?», chiede al professore. Non riceve l’assicurazione e allora dice: «Non lo consegno». «Alla prima ora mi hanno messo la prima nota, poi altre due» racconterà poi ai familiari. Dalla scuola specificano che il suo rifiuto viene semplicemente annotato sul registro, come da regolamento.


LA CHIAMATA
Alla fine la ragazza, in lacrime, decide di scendere in presidenza. Viene ricevuta dalla vicepreside e ascoltata. La ragazza non cede e, soprattutto, non consegna il cellulare. Quando esce dall’ufficio, chiama casa in lacrime. I familiari si preoccupano e decidono di accorrere. Arriva il fratello con un amico, i due entrano a scuola e chiedono di vedere il preside. Vengono invitati a prendere un appuntamento e a tornare per un chiarimento, a freddo. Insistono, vogliono risolvere subito. La situazione degenera. Quando arriva la polizia tutti vengono identificati. I due non avevano titolo per entrare seduta stante. Poi arriva anche il padre della studentessa e dal racconto dei docenti proferisce frasi «irriguardose e irripetibili». Tutto per un cellulare. «Se la ragazza temeva così tanto che potesse essere smarrito poteva lasciarlo a casa» commenta un docente. La circolare era stata profetica: «Cosa potrebbe accadere se lasciamo il telefono fuori dal nostro spazio prossimale? Proviamo a capirlo!».

 

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