Piero Angela: «Ai giovani manca il senso dello Stato: giusto insegnarlo»

Piero Angela: «Ai giovani manca il senso dello Stato: giusto insegnarlo»
di Lorena Loiacono
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Domenica 18 Novembre 2018, 09:41 - Ultimo aggiornamento: 09:44

Piero Angela, scrittore e divulgatore scientifico, quanto ne sanno gli italiani di Costituzione e Cittadinanza?
«Purtroppo poco o niente. Troppo spesso gli italiani non hanno il senso dello Stato. Andrebbe davvero insegnato nelle scuole, ai ragazzi fin dalla giovane età».

Nelle scuole è previsto ma non sempre si studia, come andrebbe affrontato il tema della Costituzione?
«E' sempre bene conoscerla, ma io andrei oltre la conoscenza degli articoli a memoria altrimenti diventa una semplice poesia».

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Come vorrebbe che fosse trattato l'argomento?
«Facendo capire ai ragazzi le implicazioni e le conseguenze del trasgredire le regole. Esistono i diritti ma prima ancora dobbiamo pensare ai nostri doveri. Vorrei scrivere un libro per le scuole su questo tema, penso che lo farò».

Che cosa direbbe ai ragazzi?
«Direi che devono praticare il controllo sociale per evitare errori e scorrettezze: quando un compagno copia durante un compito in classe sta commettendo un illecito. Che cosa faremmo se, in un concorso per un lavoro, qualcuno sale in graduatoria rispetto a noi solo perché ha copiato? Con questi esempi capiamo meglio le ingiustizie».

Che cosa intende per controllo sociale?
«In una puntata di Superquark abbiamo fatto una candid camera ad una fermata del bus a Roma: un uomo in canottiera ha scaricato a terra ogni sorta di spazzatura dal suo furgoncino. Nessuno ha avuto il coraggio o la voglia di dirgli niente. In quella situazione chiunque di noi sarebbe dovuto intervenire contro con quel gesto. Questo è il controllo sociale a cui deve far seguito la punizione».

In che senso?
«E' importante punire chi sbaglia. Non sono d'accordo con il buonismo: gli studenti attraverso la Costituzione devono capire che chi sbaglia paga. Non conviene quindi infrangere la legge. Del resto gli italiani hanno imparato a mettere le cinture di sicurezza solo dopo multe molto salate».

Che cosa direbbe ai ragazzi per trasmettere loro il senso dello Stato?
«Gli direi che in Italia troppo spesso confondiamo Stato e Governo. Lo Stato siamo noi e ne abbiamo tutta la responsabilità. Faccio un esempio: se la strada è sporca, con i rifiuti a terra, la colpa è nostra che abbiamo lasciato lì la spazzatura. Inutile prendersela con chi ci governa».

Perché?
«Perché non dobbiamo confondere Stato e Governo, i ministri sono solo i rappresentanti temporanei dello Stato, non sono lo Stato. E anche loro dovrebbero ricordarselo. I due poteri devono essere nettamente distinti per evitare corruzione e favoritismi».

In che modo?
«Dobbiamo insegnare ai ragazzi che l'efficienza dello Stato si basa sul merito e sulla competenza. Quando un politico agevola la carriera di una persona incompetente, all'interno della pubblica amministrazione, provoca un danno alla collettività. Per questo, Stato e Governo debbono essere ben distinti. L'azienda Stato, di cui siamo tutti soci, si basa sulle competenze di chi ci lavora: non possiamo accettare che fallisca per colpa di qualcuno».

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