Gli Ufo e l'ex Blink-182 Tom DeLonge: «Ecco le prove, esistono: cerchiamoli» Video

Domenica 28 Ottobre 2018 di Paolo Ricci Bitti
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L'Ufo inquadrato dagli FA18 Usa e Tom DeLonge, ex Blink-182

«Qualcosa c'é», dice Luis Elizondo, ex agente dell'Intelligence Usa ed ex direttore di un progetto segreto delle forze armate americane. C'è qualcosa che non è possibile classificare come terrestre, ma che vola a velocità pazzesche nei cieli della Terra. Lo rivela - obtorto collo, ma con tanto di filmati ufficiali - lo stesso Pentagono e non l'ultimo dei timidi passanti che pure avrebbe diritto al beneficio del dubbio quando racconta, così come fanno astronauti e piloti militari e di linea, di avere visto Oggetti volanti non identificati (i cari e vecchi Ufo) o, meglio, Fenomeni aerei non identificati (Uap), in base alla nuova definizione, meno esposta al granitico scetticismo.

LA CONVERSIONE
Sana incredulità scientifica, e quindi assetata di verifiche, è invece alla base della conversione a ufologo di Tom DeLonge, ex front man della band americana Blink182, fondatore della To the stars academy of Art and Science.

Ehm, un chitarrista post punk che orchestra scienziati e ricercatori sugli Ufo? Fatto sta che è stato proprio lui, con la sua società, fondata con Elizondo, a mettere in scacco il Pentagono guadagnando la fiducia del New York Times che con lo scoop dello scorso dicembre ha costretto la Difesa americana a rilasciare i tre video ufficiali. Filmati “certificati” che prendono il posto, nel plurimillenario rapporto fra l'uomo e il mistero (forse) alieno, di affascinanti quanto controversi disegni rupestri, geroglifici egiziani e bassorilievi precolombiani.

Nel 2015 più piloti di caccia FA-18 Super Hornet della portaerei Nimitz al largo della California filmarono oggetti affusolati senza ali e senza motori (almeno come li intendiamo noi) che volavano a velocità elevatissime, virando anche di 90 gradi. Esperti militari di tutto il mondo esclusero che quei “Tic tac ufo” fossero chissà quale arma segreta di chissà quale potenza terrestre, anche perché ormai di segreti, in questo campo, non è più possibile custodirne vista l'assoluta accuratezza della copertura del pianeta da parte dei satelliti.

Detto allora che non si parla di omini verdi con le antenne, ecco per la prima volta in Europa Luis Elizondo e Tom DeLonge, ospiti sabato del VII Convegno internazionale di Ufologia ospitato da Villa Maria a Roma, e accolti dal presidente del Centro ufologico nazionale, Vladimiro Bibolotti, e da ufologi di lungo corso quali Roberto Pinotti e Javier Serra. «Il convegno della svolta» ha precisato il presidente del Cun, facendo riferimento alla messe di notizie rivoluzionarie che “To the star academy” ha innescato. «Dalla fantascienza ai scienza dei fatti», è stato detto. Elizondo e DeLonge, dopo lo scoop del Nyt del dicembre scorso, non avevano mai partecipato a un incontro pubblico, per dire dell'interesse degli ufologi non solo italiani per il convegno romano.

“Dalla guerra dei Mondi agli Ufo del Pentagono” il titolo dell'incontro, giacché 80 anni fa Orson Welles rese credibile alla radio l'invasione aliena della Terra, mentre 40 anni dopo si registrò la più imponente ondata di avvistamenti di Ufo in Italia: oltre 2.400, una moltitudine non giustificabile nemmeno con l'uscita nella sale, quell'anno, del film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

E se non è mai facile - lo dicono gli stessi ufologi - individuare i livelli di attendibilità delle testimonianze, restano dannatamente concrete le centinaia di milioni di dollari spesi dal Pentagono per cercare di capire le potenziali minacce causate da questi fenomeni. Questa idea appunto della minaccia, aliena o da parte di qualcun altro sulla Terra, non è recente: persino Benito Mussolini ordinò di indagare nel massimo segreto su avvistamenti di misteriose torpedini volanti, una delle quali si sarebbe persino schiantata sul suolo patrio nel 1933. E fino a pochi anni fa nelle caserme dei carabinieri c'erano i moduli riservati agli avvistamenti di Ufo.

 

 

LA DISINFORMAZIONE
Ma è dal 1947, dal caso Roswell, con il "teatrino" del ritrovamento di un disco volante con tanto di equipaggio nel New Mexico, insomma, che tutto ciò che è Ufo è diventato di rigorosa competenza militare, accentuando l'eterna battaglia fra informazione e disinformazione. Elizondo è stato direttore del Programma per l'identificazione di minacce spaziali che il Pentagono ha affidato dal 2007 al 2011 a Bigelow Aerospace e che poi venne chiuso.

«E invece - dice Elizondo, un tipo quadrato, si vede che ha portato le stellette - va avanti da allora con gli stessi criteri militaristici che mi spinsero a uscirne. Questo tema, invece, non può restare senza trasparenza e di competenza solo della Difesa, comunque imbrigliato in uno scetticismo del tutto riluttante ad aprirsi. Ma vi sembra possibile che negli Usa si mandino al patibolo persone sulla base di due testimonianze, mentre non vengono creduti, in fatto di Uap, persino addestrati piloti? Studiare questa fenomeni, senza volere carpire tecnologie che ancora non conosciamo per usi bellici, ci permetterà probabilmente di cambiare l'attuale metrica della fisica in fatto di spazio e tempo. E guardate che basta guardare i risultati dell'Lhc al Cern di Ginevra, dove cercano di creare nuove fonti di energia ispirandosi a fenomeno come i buchi neri, per avere qualche elemento in più quando si vogliono capire ad esempio alcune delle impressionanti capacità degli oggetti volanti non identificati. Insomma, invece di studiare gli Ufo in segreto, uno stato in rivalità con l'altro, uniamo le forze e le conoscenze».   

«Con la To the stars Academy - aggiunge il 43enne DeLonge - Vogliamo appunto mettere al servizio di tutti, senza confini e in piena visibilità, ricerche e testimonianze per investigare questi fenomeni, anche fonti di domande innate nell'uomo, che possono indicare vie al progresso tecnologico».

Tom DeLonge è un ragazzone californiano dai modi pacati, adesso non te lo immagini più scatenato sul palco che brandeggia la chitarra. Quando parla gli brillano gli occhi come se guardasse lontano, ricorda un po' il quasi coetaneo Elon Musk, che infatti cita di tanto in tanto. E senza sottolineare che, come l'ideatore di SpaceX, ha lasciato repentinamente una strada già saldamente tracciata (quella dei popolarissimi Blink-182) investendo e rischiando tutto ciò che aveva guadagnato come star della musica in un'impresa non proprio ortodossa come quella di investigare sugli Ufo.

«Come sono passato da musicista di successo a ufologo? Ho iniziato a studiare gli Uap da ventenne - spiega - e, qualche anno fa, una notte, vidi in cielo qualcosa che mi affascinò. E il fenomenò si ripresentò in altre occasioni. A quel punto capì che dovevo lasciare la band e la musica per dedicarmi agli Ufo. Una scelta che mi ha dato solo felicità. Essere artisti, poi, se ci si allea a scienziati e a persone competenti come Luis Elizondo, è importante per aumentare nella squadra le capacità di comprensione di ciò che si indaga».
 

Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 02:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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