Toccata e fuga sull'asteroide, stanotte la sonda Nasa Osiris Rex accarezza Bennu

Martedì 20 Ottobre 2020 di Enzo Vitale
il rendering del touch and go su Bennu

Scopo principale: prelevare dal piccolo asteroide alcuni frammenti di roccia vecchi di 4,5 miliardi di anni, l'epoca in cui il nostro pianeta si stava ancora formando, e riportarli sulla Terra. Quindi nella notte fra martedì 20 e mercoledì 21 ottobre ci sarà l'atteso touch-and-go della missione Osiris-Rex della Nasa iniziata ben quattro anni fa.

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Stanotte, dunque (la diretta sul sito della Nasa oppure qui), la sonda spaziale “accarezzerà” la superficie dell’asteroide Bennu per raccogliere un campione di materiale per poi, come da progetto, riportarlo a Terra. Fino ad adesso un'impresa del genere era riuscita solo all'Agenza giapponese Jaxa con la missione  Hayabusa 2 che aveva prelevato materiale dall’asteroide 162173 Ryugu lo scorso anno.

 

Video

Per tornare su Bennu va detto che la missione che riguarda questo asteroide non finisce qui perchè rappresenta anche un primo passo per lo sfruttamento minerario di questi oggetti e una conoscenza più approfondita degli asteroidi in generale.

(Un video sulla missione credits Nasa)

 

LE FASI DEL TOUCH AND GO

Intorno alle oree 20 (ora italiana) Osiris Rex accenderà i suoi motori per avvicinarsi al luogo dell'atterraggio. Le grandi rocce presenti sulla superficie dell'asteroide sono un grosso problema ma la mappa dettagliata del "punto d'impatto" è stata studiata dai tecnici della Nasa in maniera maniacale. Tutto è infatti studiato per riportare indietro la sonda in caso di pericolo. Una volta vicina alla superficie il braccio robotico di tre metri  Tagsam (Touch-and-Go Sample Acquisition Mechanism),  comincerà a raccogliere sassi, polveri e altro per un peso tra i 150 grammi e quasi due chili. Tutto questo intorno alla mezzanotte ora italiana. Un contatto di circa una manciata di secondi che permetterà di aspirare il materiale all'interno di Osiris Rex. «L’obiettivo -ha commentato Dante Lauretta dell'Università dell'Arizona e responsabile della missione- è quello di raccogliere almeno sessanta grammi effettivi di materiale. Ma nel caso il quantitativo fosse inferiore si valuterà, secondo lo stato della sonda, la possibilità di effettuare un secondo touch and go».

(La grandezza dell'asteroide Bennu confrontata con due manufatti sulla Terra)

 

LA MISSIONE IN PILLOLE

La sonda è stata lanciata da Cape Canaveral il 9 settembre del 2016 ed è la terza missione della Nasa del progetto New Frontiers. Segue il ruolino di marcia iniziato con New Horizons (Plutone) e poi  Juno (Giove). La sonda della Nasa incontrerà l'asteroide 101955, meglio conosciuto come Bennu, nel dicembre di quest'anno. Dopo averlo accompagnato per circa 2 anni, nel 2020, si avvicinerà ad una distanza tale da permettere a un braccio robotico di prelevare campioni del suolo dell'asteroide in poco meno di 5 secondi. Il rientro sulla Terra è previsto nel settembre del 2023 con il prezioso carico stivato a bordo. Scopo della missione anche quello di monitorare e misurare il cosiddetto effetto Yorp, quei fattori che  influscono sulla velocità di rotazione degli asteroidi, e individuarne dunque, le proprietà di oggetti potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta.

(La testa del braccio robotico TAGSAM in una riproduzione artistica)

ITALIANI NELLA MISSIONE
Fatta salva la questione che Osiris Rex non si poserà sulla superficie di Bennu, ma aspirerà i campioni attraverso il braccio robotico sopra descritto, va ricordato che alla missione partecipano anche tre italiani: Maurizio Pajola (lavorerà all'occhio della sonda, uno strumento composto dalla PolyCam, una fotocamera associata ad un telescopio che servirà all'acquisizione sia delle immagini nella fase di avvicinamento sia per quelle ad altissima risoluzione una volta in orbita), Elisabetta Dotto e John Robert Brucato, rispettivamente dell’Inaf di Roma e Firenze.

(Maurizio Pajola ricercatore dell'Inaf)

 

ANCORA ITALIA E TECNOLOGIA ITALIANA

«Ad accompagnare la sonda nel suo straordinario viaggio verso l’asteroide per oltre 2 miliardi di km -commentano da Leonardo, l'azienda italiana che ha realizzato alcuni strumenti a bordo- è il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker realizzato da Leonardo a Campi Bisenzio. Durante tutta la durata della missione, come una “bussola dello spazio”, il sensore  fornirà i dati sulla posizione della sonda, grazie alla mappa stellare memorizzata nel suo software, che conta oltre 3.000 stelle: lo star tracker calcola in ogni istante – 10 volte in un secondo - l’orientamento del satellite fornendo al computer di bordo le informazioni per tenerlo sulla rotta prestabilita». 

 

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(Star tracker, lo strumento realizzato da Leonardo)

 

IL NOME DELL'ASTEROIDE SIGNIFICATO

Il suo nome, Bennu,  deriva dalla divinità egizia con la testa di airone, ma dal punto di vista fisico non è altro che uno sghembo pezzo di roccia del diametro di circa 560 metri. La missione della Nasa prevede di riportare i campioni prelevati nel 2023.

 

Ultimo aggiornamento: 19:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA