Marte, il successo del lander InSight in vista delle missioni umane

Marte, il successo del lander InSight in vista delle missioni umane
di Paolo Ricci Bitti
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Martedì 27 Novembre 2018, 12:59 - Ultimo aggiornamento: 20:31

Il dialogo - certo molto affascinante - richiede tuttavia pazienza, tanta pazienza: la domanda che parte dalla Terra arriva su Marte dopo 20 minuti, poi ne servono altrettanti per ricevere la risposta. Meglio non trovarsi in una situazione di emergenza e comunque meglio essere telegrafici, anzi, meglio esprimersi per immagini come sta facendo il lander InSight della Nasa che ha completato la prima e più terribilmente rischiosa parte della missione: l'atterraggio (ammartaggio per favore no, e poi che diremo quando arriveremo su Saturno e Urano?) a Elysium Planitia. "Nominali", ovvero perfette, anche le operazioni successive,  a partire dall'apertura degli essenziali pannelli solari. E la sua "coscienza" umana alla Nasa di Pasadena ha subito twittato: "C'è una quieta bellezza qui. Non vedo l'ora di esplorare la mia nuova casa".


 


Dai primi tentativi nel 1960 a oggi, la metà almeno di tutto ciò che l'uomo ha lanciato verso Marte si è schiantato o si è perso nel cosmo che va navigato per almeno sei mesi con un tragitto curvilineo anche di 500 milioni di chilometri.




La finestra per avere l'eccentrico Marte più a tiro (56 milioni di chilometri) capita ogni due anni, mentre la distanza maggiore supera i 400 milioni di chilometri, mille volte più lontano della Luna, un milione di volte più distante della stazione spaziale internazionale dove nel 2019 tornerà Luca Parmitano. Ecco perché il botta e risposta fra terrestri e (oggetti, per ora) marziani funziona così al rallentatore. Una situazione da tempo allo studio per le missioni dell'uomo sul Pianeta rosso: il romanzo e il film The Martian l'hanno fatto capire molto bene che lassù bisognerà essere in grado di arrangiarsi in attesa che l'Sos e la relativa risposta siano rimbalzati fra i pianeti.  
 


L'allora Urss, per dire, pianse i primi cinque orbiter dal 1960 prima di riuscire a piazzare nell'orbita marziana un satellite artificiale. L'Usa ci riuscì con Mariner al secondo tentativo nel 1965 e a quella missione dobbiamo la prima foto del pianeta rosso: serviva comunque ancora molta fantasia per distinguere valli e crateri in quelle sgranatissime immagini in bianco e nero. Però l'emozione c'era tutta, allora come oggi.





Un conto tuttavia era raggiungere e agganciarsi all'orbita di Marte, un conto atterrare tra le rocce rossastre: l'atmosfera è densa solo un terzo di quella terrestre e oppone quindi assai meno resistenza. Un problema non da poco quando si arriva a velocità che vanno dai 12mila ai 20 chilometri orari e bisogna frenare con paracaduti e retrorazzi anche per proteggere la delicata strumentazione mesa a punto negli ultimi sete anni: importante il georadar sismografo (per misurare appunto i terremoti) e la sonda-termometro che misurerà la "febbre"  di
 mate fino a un profondità di cinque metri.



Così per il primo lander sopravvissuto va atteso il 1976 con la missione Viking della Nasa. Il lander è una macchina che atterra e che poi di lì non si muove mentre scatta foto e effettua misurazioni (campi magnetici, fortissimi o radiazioni) oppure esegue carotaggi del terreno (finora pochi centimetri) riuscendo anche ad analizzare i campioni.

E i rover, i robottini mobili che più ci entusiasmano per la loro capacità di esplorare davvero quelle desolate lande: siamo all'altro ieri, il 1997, con il piccolo Sojourner della Nasa che si stacca dal lander Mars Pathfinder. La star, da qualche anno, della categoria è Curiosity, un fenomeno sempre della Nasa,  che ha firmato milioni fra immagini ed esperimenti.



E l'Europa? E L'italia? Nel 2003 la prima missione dell'Agenzia spiziale europea Esa (il lander Mars Express Beagle 2) fallì, mentre nel 2016 Exomars (missione a guida italiana)  riuscì a mettere in orbita il Tgo (prezosi i dati che trasmette)  mentre il lander Schiaparelli si schiantò. Era due volte più pesante di InSight, uno dei lander più leggeri con i suoi 348 chilogrammi. Nel 2020 secondo atto di Exomars con il rover imbottito di tecnologia italiana a cominciare dallo strumento più atteso nella storia delle esplorazioni marziane: un trapano della Leonardo capace di raggiungere i due metri di profondità dove tracce di acqua e vita potrebbero essere sopravvissute alle micidiali radiazioni e alle temperature della superficie.

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Ma anche su Insight della Nasa c'è parecchia tecnologia italiana: bordo del lander Larri, un microriflettore di ultima generazione sviluppato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, fornirà la posizione accurata del lander durante l’esplorazione di Marte. A bordo anche lo startracker, la bussola spaziale, realizzato da Leonardo 

"L’impegno italiano - ricorda il commissario stradordinario dell'AsI, Piero Benvenuti -  in questo contesto è elevato e siamo in prima linea nell’esplorazione di Marte. Potremmo dire che non c’è sonda che studi Marte senza il contributo italiano. A bordo del lander di Insight è presente Larri, un microriflettore di ultima generazione sviluppato dall’INFN con il supporto dell’ASI, fornirà la posizione accurata del lander durante l’esplorazione di Marte. Non posso poi non ricordare il coinvolgimento della Sardegna Deep Space Antenna, la grande parabola sarda del radiotelescopio SRT, che ha ricevuto i dati e seguito le fasi di atterraggio di InSight. La sonda USA apre la strada alle due successive missioni marziane: ExoMars 2020, missione dell’ESA a guida italiana scientifica e industriale e quella sempre statunitense Mars2020. Entrambe porteranno sul suolo del pianeta rosso un rover. In particolare ExoMars studierà per la prima volta il sottosuolo marziano fino a 2 metri nella speranza di trovare tracce di una evoluzione biologica passata o presente. Tutto quel che riusciamo a scoprire del pianeta più simile alla Terra ha una valenza scientifica e filosofica di grande portata per tutti noi".

«Abbiamo un motivo di grande fierezza perchè sulla sonda c'è un sistema, una 'bussola', si chiama 'Star Tracker', che più volte al secondo ha controllato la posizione della sonda nel suo viaggio facendo riferimento alle stelle che poteva osservare, alcune migliaia di stelle». L'Ad di Leonardo, Alessandro Profumo, commenta così il successo dell'arrivo del lander InSight su Marte. Il riferimento è ad un sensore, la 'bussola spaziale, creata e realizzata da Leonardo a Campi Bisenzio nel fiorentino. «Credo - dice Profumo - che sia un motivo di fierezza non solo per Leonardo, ma anche per Leonardo, perchè la tecnologia italiana ha contribuito al successo di questa missione».

 

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