Marte, quattro miliardi di anni fa sul pianeta scorrevano grandi fiumi come Po e Reno: la scoperta italiana Video

Martedì 5 Maggio 2020 di Enzo Vitale
Il geologo Francesco Salese

Mesi e mesi a guardare le stesse immagini. La pazienza del geologo, l'occhio dello scienziato e il puntiglio del ricercatore.
Alla fine, nell'emisfero Sud del pianeta Rosso, nei pressi del bacino Hellas, un affioramento ha catturato l'attenzione di Francesco Salese, geologo esperto di geologia planetaria in forza alla Irsps (International Research School of Planetary Sciences) dell'Università d'Annunzio di Pescara e dell'Università olandese di Utrecht in Olanda.

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«I dati che abbiamo elaborato -racconta a caldo il giovane scienziato di origini abruzzesi-, ci lasciano presupporre che in quel punto, circa 3,7 miliardi di anni fa, scorresse un fiume di una certa dimensione, possiamo paragonarlo per caratteristiche al nostro Po o al Reno».


(La ricostruzione di come poteva essere Marte 4 miliardi di anni fa, con Oceani e fiumi)

LO STUDIO
La scoperta targata Italia, e pubblicata ieri su Nature, è stata fatta grazie agli scatti inviati a terra dal satellinte della Nasa  Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) e più precisamente dallo strumento HiRISE ( High Resolution Imaging Science Experiment).
«La ricerca -continua Salese- è iniziata circa un anno fa. Alla fine è stato più lungo il periodo della visualizzazione delle immagini che quello dello studio vero e proprio. Ma veniamo allo studio, quell'affioramento -continua Salese- altri non è che una falesia dell'altezza di circa 200 metri, due volte quella delle scogliere di Dover, e larga un chilometro e mezzo. L'avrò rivista mille volte nel corso di questi mesi con una definizione di 25 cm/pixel. Va anche detto che una parte rilevante del manoscritto, assieme al mio amico e collega Will McMahon, l’abbiamo scritta durante un lungo field work (soprattutto tardo pomeriggio e sera) l’anno scorso mentre eravamo in Australia. Eravamo lì per investigare depositi fluviali terrestri di circa 400 milioni di anni fa ed essendo inverno ed in un parco Nazionale, le giornate corte e l’isolamento han fatto sì che potessimo dedicare molto tempo a scrivere».


(Il geologo Francesco Salese)

In soldoni si tratta di un'altra evidenza di rocce sedimentarie incastrate in una falesia, un po' come avviene qui sulla Terra. «Si notano -prosegue Salese- canali formati da grandi fiumi attivi su Marte più di 3,7 miliardi di anni fa. Nella parete sono visibili strutture a forma di U, la più recente delle quali risale a 3,7 miliardi di anni fa, e che indicano il modo in cui il corso del fiume è cambiato nel tempo».
 

 


(Il video elaborato dal geologo Francesco Salese sulla ricostruzione della falesia e dell'eventuale fiume che scorreva 3,7 miliardi di anni fa) fonte Francesco Salese

IL FIUME
Ma quanto era grande questo fiume? «Questo non lo sappiamo -risponde il geologo-, ma certo non possiamo dire che si trattasse del fiume Sangro. La zona che abbiamo studiato è quella dell'emisfero Sud, nella parte nord occidentale della spalla del Bacino di Hellas».
Secondo gli studi più recenti sembrerebbe che la parte Nord del pianeta rosso fosse occupata da un enorme Oceano, mentre quella Sud da pianure e laghi.
«Secondo la notra ricerca -dice ancora Salese- è ipotizzabile che questo fiume sfociasse proprio nel Bacino di Hellas, che in quel periodo doveva essere un grande lago».
 

 

IL TEAM
Oltre al geologo italiano, hanno partecipato alla ricerca anche William McMahon, dell'Università di Utrecht egiovani ricercatori francesi, olandesi e britannici.
«Per noi scienziati -ha ribadito Salese- si tratta di una prima evidenza di rocce sedimentarie che mostrano, esposti in falesia, canali fluviali formati da grandi fiumi attivi probabilmente per oltre 100.000 anni su Marte più di 3,7 miliardi di anni fa».

ALLA RICERCA DELLA VITA
«Evidenze geologiche di questo tipo -ha insistito il giovane scienziato che abbiamo raggiunto in Olanda- sono cruciali per la ricerca di paleoforme di vita sul pianeta Rosso. Questi depositi fluviali da noi scoperti necessitano condizioni ambientali in grado di mantenere volumi importanti di acqua liquida in superficie. La prolungata e persistente portata dei fiumi che avrebbero depositato questi sedimenti è coerente con un ciclo idrogeologico marziano in cui le precipitazioni avrebbero svolto un ruolo dominante. Quello che è stato preservato in questo affioramento alto 200 metri  e largo un chilometro e mezzo, rappresenta solo una frazione del tempo totale in cui questi fiumi sono stati attivi, in quanto l'erosione e la non-sedimentazione non vengono registrati negli affioramenti fossili. Altri canali fluviali saranno sicuramente presenti altrove nell'area ma probabilmente la maggior parte sono sepolti e non accessibili».

enzo.vitale@ilmessaggero.it

 

Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 11:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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