Giuliana, la balena gigante di Matera stravolge la storia della Paleontologia

Lunedì 6 Maggio 2019 di Enzo Vitale
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La ricostruzione con i resti rinvenuti del cetaceo colorati in  marrone chiaro
Oltre 26 metri di lunghezza e un peso di circa 150 tonnellate.
I ricercatori, dopo il suo ritrovamento avvenuto nel 2006, l'hanno chiamata Giuliana proprio in virtù del luogo della scoperta.
Il primo a capire che quelle strane ossa emerse dalle acque del lago artificiale di San Giuliano non erano quelle di un gatto fu un agricoltore, tal Vincenzo Ventricelli che andò subito a segnalare l'evento ai carabinieri di Matera. Ora Giuliana è ritornata in auge. Un recente studio ha stabilito che la comparsa dei cetacei sul nostro pianeta risalirebbe a oltre dieci milioni di anni fa, forse quindici,  e non a periodi a noi  più vicini.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Biology Letters della Royal Society di Londra ed è stata curata da un team di scienziati dell'Università di Pisa. Ma c'è di più: oltre alla collocazione temporale, i paleontologi hanno anche stabilito che quella balena azzurra che nuotava tranquila nelle antiche acque del Mediterraneo rappresenta il più grande fossile mai rinvenuto prima.

L'INTERVISTA
Renato Sartini, Communication manager per la "Balena fossile di Matera", entra nei dettagli.

Quindi questa singolare vicenda inizia nel 2006 grazie alla segnalazione ai carabinieri di un agricoltore?
«Diciamo che la paternità è ancora da accertare bene, di sicuro il primo a segnalare ufficialmente il caso fu Ventricelli, ma Gianfranco Lionetti,  un tecnico della Soprintendenza della Basilicata, sostiene di averla già avvistata e segnalata a uno dei suoi superiori sei anni prima, nel 2000. Da questo grande punto interrogativo, oltre che per l'apparente mistero della presenza di una balenottera sulle colline della Basilicata, a più di quaranta chilometri dalle coste del Mar Jonio, prende il titolo il documentario scientifico che ho scritto e diretto: Giallo Ocra. Il mistero del fossile di Matera. Lo rivelo soltanto oggi».

Perché è importante questa nuova scoperta?
«Giuliana entra di diritto nell'olimpo della scienza mondiale: non è soltanto il fossile di balenottera più grande mai scoperto, ma secondo gli scienziati è l'animale fossile per massa corporea più grande mai ritrovato. L'Argentinosaurus, il più grande dinosauro su cui hanno mai messo le mani i paleontologi, poteva arrivare a pesare circa 100 tonnellate. Giuliana quasi 150. I dati del fossile di Matera, combinati con quelli di altri tre fossili di cetacei scoperti in Perù, ridisegnano la linea evolutiva di questi giganti dei mari, considerati gli ingegneri dell'ecosistema marino del pianeta: il loro gigantismo non è iniziato circa 2,5 milioni di anni fa, come si pensava fino a oggi, ma circa 15».

Una specie di rivoluzione della storia della Paleontologia?
«Praticamente hanno avuto più tempo per "disegnare" la fauna che oggi caratterizza gli oceani. E questo pone l'accento su un tema attuale: il rischio di estinzione di queste regine dei mari che vengono ancora cacciate, soprattutto in Giappone: una loro drastica riduzione rappresenterebbe un dramma perché stravolgerebbe l'equilibrio dei mari così come li conosciamo oggi».

Dopo il ritrovamento fu studiata e conservata in alcune casse, quali sono stati i passaggi?
«Venne recuperata e rinchiusa nelle casse in due momenti diversi: il cranio, la parte scientificamente più rilevante, nel 2011, mentre tutto il resto nel 2008».


(È' l'8 agosto del 2006, ecco cosa si presenta agli occhi dell'agricoltore Vincenzo Ventricelli)

Ci sono attualmente iniziative tali da fare uscire Giuliana da questo oblìo?
«La Soprintendenza della Basilicata da anni chiede dei finanziamenti per studiare il fossile in maniera più approfondita, restauralo e musealizzarlo. Ma è evidente che è stato tutto inutile. Neanche la designazione di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 è riuscita a smuovere le "acque" e farla tornare a nuotare... Non resta che fare appello a degli imprenditori illuminati che per mecenatismo abbiano voglia di mettere mano al portafogli».

Quanto serve?
«Ci vogliono circa 10.000 euro per aprire le casse e vedere le condizioni del bene, così da poter decidere il da farsi. Poi ci vorranno più di 100.000 euro almeno e più di un anno per rimetterla a posto».

Matera Città della Cultura che però dimentica la balena, come mai?
«L'importanza di Giuliana era già nota da tempo: le dimensioni, in paleontologia, sono misure che già si possono prendere durante lo scavo. Gli scienziati che scesero in Basilicata per vederla, i professori Walter Landini e Giovanni Bianucci dell'Università di Pisa e il professor Angelo Varola dell'Università del Salento, rimasero subito abbagliati dalla sua grandezza. Era già tutto chiaro nel 2016, quando uscì il mio documentario e Matera doveva puntare da subito a fare di Giuliana un attrattore culturale di riferimento per l'evento di questo anno. Ma non tutto è ancora perduto».

(Renato Sartini e il sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri)


Si spieghi meglio
«Risulta del tutto evidente e urgente dare ai turisti qualcosa da poter "toccare" con gli occhi. Io propongo una immediata esposizione della bulla timpanica, una parte dell'orecchio interno dell'animale, già disponibile e restaurata dagli scienziati che hanno fatto questa importante pubblicazione, tra i quali ci sono gli stessi Bianucci e Landini. Nel frattempo bisognerà aprire subito le casse per fare una prima valutazione delle condizioni del bene, cui potrà seguire il vero e proprio restauro».


(I resti di Giuliana sulla sponda del lago artificiale di San Giuliano vicino Matera)

Sì ma i soldi chi li mette?
«È proprio questo il dilemma: trovare i soldi. Nel frattempo abbiamo lanciato una iniziativa per sensibilizzare l'opinione pubblica diffondendo su Facebook, Twitter e Instagram gli hashtag #freegiuliana e #uscitelabalenadimatera. Ado ogni modo, per questa ultima fase, anche per un fatto di immagine e di innovazione nell'ambito della comunicazione della scienza, il restauro dovrà essere materialmente effettuato a Matera. Reso aperto e visibile al pubblico, sia dal vivo che online, affinché tutto il mondo possa affezionarsi a Giuliana. Ma questa è soltanto la mia idea. Bisognerà convincere la Soprintendenza. La speranza di tutti  è che facendo navigare Giuliana nel Web si possa un giorno assistere al suo grande balzo fuori dalle casse».


enzo.vitale@ilmessaggero.it
  Ultimo aggiornamento: 13:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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