Betelgeuse non è esplosa, la stella è ancora lì: il falso allarme è nato da una battuta di un astrofisico

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Enzo Vitale
La mappa e le coordinate dove è stata individuata l'onda gravitazionale

Poveri scienziati, ora debbono stare anche attenti a come scherzano visto che le loro battute, spesso, vengono intercettate da chi poi le usa a proprio uso e consumo.
Ve la ricordate quella storiella in cui si raccontava un episodio che alla fine, dopo vari passaggi di bocca in bocca, diventa tutta un'altra cosa?
Ebbene sì, per quanto riguarda l'allarme della probabile esplosione in supernova di Betelgeuse è accaduto proprio questo.

Tutti in attesa del grande botto della stella Betelgeuse, ma potrebbe esplodere in supernova tra migliaia di anni

IL POST SU FACEBOOK
Pare sia tutto nato da un post scritto alle tre del mattino da un astrofisico italiano che lavora in Danimarca. Daniele Malesani, questo il nome dello scienziato, scrive sul suo profilo della rilevazione di una nuova onda gravitazionale anomala. Malesani poi accompagna il commento con una mappa in cui compare la zona dell'onda ma anche l'area in cui si trova la stella Betelgeuse. L'intervento non deve essere sfuggito a qualche buontempone che poi ha rivoltato la frittata proponendo la finta esplosione della stella di Orione.


(Nella foto Daniele Malesani, l'astrofisico veronese che lavora all'Università Dtu di Copenaghen in Danimarca. Si è laureato a Milano e poi il dottorato a Trieste alla SISSA. E' in Danimarca da ben 13 anni. Nell'immagine il telescopio robotico Rem  in Cile, un progetto tutto italiano)

L'INTERVISTA
Ma allora Malesani, cosa c'entra lei con Betelgeuse?
«In effetti quella mattina ho scritto un post perchè noi scienziati della Rete della ricerca  onde gravitazionali abbiamo sul telefonino un alarm che ci avverte a ogni nuovo evento».

E quindi quel post?
«Sì, sì, quel post è vero, nel senso che ho scritto una cosa per scherzo, ma ho meno lettori di  uno scrittore alle prime armi. Per cui dubito che il mio intervento possa aver avuto qualsiasi influenza. Chissà forse qualcuno l'ha letto e ha tratto le sue conclusioni sconclusionate»

Va bene, intanto andiamo per ordine, lei di cosa si occupa?
«Il mio campo di ricerca sono i "transienti", cioè brevemente, i fenomeni esplosivi che si manifestano nell'Universo. In particolare, gamma-ray burst (che sono tipi particolari di supernovae) e sorgenti di onde gravitazionali».

E ora passiamo a Betelgeuse...
«Si ok. Voglio ricordare che nelle ultime settimane parecchi astronomi hanno notato che Betelgeuse ha diminuito la propria luminosità. Raggiungendo il minimo rispetto ai valori "storici" dell'ultimo secolo. Quindi in molti si sono iniziati a chiedere se questo affievolimento indica che la stella possa diventare una supernova»

(L'immagine postata da Malesani sul suo profilo social)

E lei cosa dice, stavolta però senza scherzare eh!
«La risposta a mio giudizio (ma non sono esperto del campo) è  comunque senz'altro no. No, Betelgeuse non è esplosa. Ci aspettiamo che diventerà una supernova nei prossimi 100 mila anni, e sarebbe fighissimo poterla vedere, ma come tutte le cose che sono "troppo belle per essere vere" probabilmente non succederà»

Ci ricordi un po' quello che è successo nella notte tra il 13 e 14 gennaio
«Volentieri. Allora, visto che il mio team fa parte del gruppo che cerca le controparti delle onde gravitazionali, quando LIGO ne trova una riceviamo un alert sul cellulare. Per cui, come sempre nel cuore della notte, ce ne è stato una la notte scorsa, e mi sono alzato (saranno state le 3 del mattino) e mi sono messo al computer per vedere di cosa si trattava».

E poi ?
«Fino ad ora la stragrande maggioranza degli alert che arrivano da LIGO sono di tipo "binary merger", cioè due buchi neri e/o stelle di neutroni che spiraleggiano l'uno attorno all'altro, e si fondono in una grande esplosione. Questo tipo di collisione produce una "forma d'onda" (un tipo di segnale) di forma ben distinta e conosciuta. Per cui LIGO/Virgo di solito trova questi segnali e li riconosce come merging di sistemi binari».


(La fusione di due buchi neri genera un'onda gravitazionale)

Però stavolta non era questo il caso...
«Esatto. Stavolta il segnale del 14 gennaio apparteneva ad una categoria diversa, chiamata "Burst". Questi segnali sono semplicemente un qualcosa che eccede la soglia di rivelazione, ma non ha una forma nota o specifica. È un modo per scoprire sorgenti inattese, che a dire la verità ancora non conosciamo».

Ma era mai accaduto prima di ricevere un segnale del genere?
«Da quando è ripartita la nuova campagna di LIGO/Virgo (ad aprile, ndr), è successo una volta sola di trovare un segnale Burst, ma poi in seguito è stato ritrattato».


(La costellazione di Orione, Betelgeuse è indicata dalla freccia)

Voi come ve lo spiegate?
«Per definizione, un  segnale di tipo Burst, non si sa cosa l'abbia prodotto, per cui potrebbe essere qualsiasi cosa. Delle teorie ipotizzano che una supernova nella nostra galassia potrebbe produrre un segnale di questo tipo. Ci sono anche altre teorie per altri fenomeni, ma come diciamo noi astrofisici si tratta un po' del secchio dove finiscono tutte le alternative che non conosciamo bene. Insomma  sappiamo ancora poco o niente di questi fenomeni».

Beh comunque alle 3 del mattino anche un astronomo ha il diritto di non essere poi così lucido...
«In effetti a quell'ora mi sono chiesto: dove sta in cielo Betelgeuse, visto che tutti dicono che dovrebbe esplodere, e qui abbiamo un'onda GW che potrebbe, sottolineo potrebbe, venire da una supernova?»

La risposta?
«La risposta è nel grafico che ho mostrato nel post: Betelgeuse, per coincidenza, è abbastanza vicina alla posizione dell'onda gravitazionale. Però, ed è un fattore critico, non è coincidente, è solo vicina».

E quindi qualcuno ha fatto 2 + 2 e la cosa è diventata virale...
«Comunque, per sgombrare il campo dalle cattive interpretazioni, va detto che Betelgeuse è una stella supergigante, ha cioè un diametro enorme (circa pari a quello dell'orbita terrestre!).
Quando una supernova esplode, è il suo nucleo, la parte più interna, che collassa. A questo punto si genera un'onda d'urto che si propaga dal centro verso l'esterno. Il fatto è che per una stella così grande, l'onda d'urto può impiegarci un bel po' di tempo, fino ad 1-2 giorni! Quindi, semplificando, possiamo affermare che la superficie della stella non saprà nulla del fatto che la stella ha già iniziato a collassare. In particolar modo, fin quando l'onda d'urto non raggiunge la superficie, la stella continuerà a brillare come prima. Per cui, in quel momento, e per diverse ore, non avremmo potuto semplicemente osservare Betelgeuse e dire "beh, è ancora là».


(La grandezza del Sole confrontata a quella di altre stelle)

Di conseguenza il fatto che la "vediamo" ancora oggi vuol dire che non è ancora esplosa?
«La supernova sarebbe in teoria potuta esplodere, e le onde gravitazionali sarebbero stato un messaggero che passa attraverso il cuore della stella portandoci la notizia in anteprima. Questo perché viaggiano ad una velocità molto maggiore di quella dell'onda d'urto. Ora sono passati abbastanza giorni per essere sicuri che Betelgeuse è davvero là e non è successo nulla».

Ci convinca ancora di più che Betelgeuse sta ancora là
«Sì, un ultimo dettaglio. Le onde gravitazinali non sono l'unico messaggero che può attraversare la stella più velocemente dell'onda d'urto. Ci sono anche i neutrini, anche loro si fanno un baffo della materia, e abbiamo dei rivelatori che non li hanno visti. Per cui siamo ancora più sicuri che la supernova non c'è stata».

Quindi la prossima volta starà più attento a postare i suoi interventi sui social?
«Sì, promesso. Però state attenti ai buontemponi e verificate sempre le notizie. Per quanto riguarda invece Betelgeuse credo dovremo pazientare ancora molto: prima di esplodere passerà qualche altro migliaio di anni».

enzo.vitale@ilmessaggero.it

 

Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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