Starmus, spazio e musica: astronauti e Premi Nobel sul palco insieme alle stelle del Rock

Martedì 2 Luglio 2019 di Enzo Vitale
Brian May dei Queen sul palco di Starmus

Che ci facevano “Buzz” Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna, sul palco insieme a Peter Gabriel (mitico cantante ex Genesis) e Hans Zimmer (colonna sonora di Interstellar)? E gli altri astronauti reduci dalle missioni Apollo cosa ci azzeccano con Brian May, Rick Wakeman e Steve Vai?
E ancora: quei Premi Nobel dall'aspetto, all'apparenza, così serioso, chi li ha convinti a salire sullla scena del teatro alla periferia di Zurigo e cantare “We are the champions”?

Beh il motivo è semplice ed è condensato in una sola parola: Starmus.
Si è infatti da poco conclusa la quinta edizione del Festival ideato dall'astrofisico Garik Israelian, che dal 2001, a scadenza biennale, raduna le menti e gli artisti più eccezionali del pianeta. L'evento si è svolto a Zurigo nella sala concerti Samsung Hall.
 

 

I “TESTIMONI” ITALIANI
«Qualche nome della prima edizione? -commenta Paolo Attivissimo, il cacciatore di bufale presente alla kermesse che insieme al giornalista scientifico Fabio Pagan e all'astrofisico Paolo Molaro sono stati gli unici testimoni “ufficiali” italiani dell'evento svizzero- Diciamo che otto anni fa a Tenerife c'erano Neil Armstrong, ancora Brian May e  Richard Dawkins. In definitiva l'idea di Israelian era quella di mettere insieme scienza, spazio e musica in un evento unico nel suo genere, con un'atmosfera informale che permettesse a chiunque non solo di ascoltare conferenze scientifiche, ma anche di chiacchierare con premi Nobel e persone altrimenti quasi inaccessibili».

SCIENZIATI ACCESSIBILI
E in effetti, a Zurigo, in questi giorni, poteva capitare di trovarsi seduti accanto a pezzi da novanta come Barry Barish (Premio Nobel per la Fisica 2017), Gennady Padalka («Il terrestre più spaziale di tutti visto che ha collezionato ben due anni e mezzo nello spazio tra la Mir e la Iss», conferma Pagan), Robert Wilson (una vera e propria leggenda vivente della cosmologia: «Con Arno Penzias -commenta ancora Pagan- scoprì la radiazione di fondo»). E poi Jill Tarter e Michel Mayor di 75 e 77 anni rispettivamente. «Me li son visti dietro di me quando ho girato la testa all'indietro -è sempre Fabio Pagan a parlare, una specie di enciclopedia ambulante dello spazio-, è stato bello girarsi sulla sedia e ritrovarseli alle spalle qui allo Starmus. Li avevo già incontrati tanti anni fa a Trieste. Lei che, a Mountain View, California, prese in mano il SETI ereditandolo dall’amico e collega astrofisico Frank Drake, portando avanti il sogno di un contatto radio con intelligenze extraterrestri, e lui che nel ‘95 scoprì assieme all’allievo Didier Queloz, dall’Osservatorio dell’Alta Provenza, il primo pianeta extrasolare attorno alla stella 51 Pegasi, poi battezzato Bellerofonte. Insomma lasciamelo dire: son soddisfazioni eh!....».

GLI OSPITI DI PRIMA GRANDEZZA
Erano anni che non si vedeva una concentrazione di Premi Nobel ed astronauti come quella che è andata in scena a Zurigo. Erano ben sedici gli astronauti presenti all'evento: sette i veterani delle missioni Apollo (di cui ricorre il cinquantenario del primo allunaggio proprio in questo mese di luglio), e nove quelli di nuova generazione. Comiciamo con i primi. Insieme a Edwin Eugene Aldrin (Apollo11), questo il nome completo di “Buzz”, c'erano Charlie Duke (Apollo 16), Harrison Schmitt (Apollo 17), Russell Schweickart (Apollo 9), Walter Cunningham (Apollo 7), Alfred Worden (Apollo 15), e il direttore dei voli spaziali Gerry Griffin. Tra i “moderni”, invece, vanno segnalati,  fra russi, canadesi, britannici, statunitensi e svizzeri: Yuri Baturin, Chris Hadfield, Sandra Magnus, Garrett Reisman, Gennady Padalka, Nicole Stott, Claude Nicollier, Tim Peake ed  Helen Sharman.


(Alcuni dei veterani delle missioni Apollo con Brian May e Brian Eno)

I PREMI NOBEL
Nutrita anche la rappresentanza dei Nobel, la cui squadra era composta da May-Britt Moser, Donna Strickland, Elizabeth Blackburn, Barry Barish, Eric Betzig, Edvard Moser, Kip Thorne, George Smoot, Robert Wilson, Adam Riess e Kurt Wüthrich. «Tra gli astronauti -spiega Paolo Attivissimo-, doveva esserci anche Michael Collins, ma all'ultimo momento ha dovuto disdire per motivi di salute (nulla di grave, ma alla sua età lo stress di un volo intercontinentale gli è stato sconsigliato), ma è stato egregiamente sostituito da un incontenibile Buzz Aldrin. Chi pensa che gli astronauti lunari siano schivi e riservati -prosegue il cacciatore di bufale-, avrebbe dovuto vedere Aldrin che, fuori programma, invitava il pubblico a tifare per il ritorno alla Luna e per l'avventura di Marte con la sua tecnologia di trasferimento orbitale iper-efficiente».


(Buzz Aldrin, insieme alla sua nuova fiamma, in attesa del suo intervento)

I GIGANTI DELLA MUSICA
Tra astronauti, scienziati e Nobel c'erano anche alcune star della musica. Peter Gabriel, Brian Eno, Rick Wakeman, Steve Vai, Brian May, la violinista Rusanda Panfili, che ha accompagnato Hans Zimmer nel concerto di apertura. «Ad esibirsi -dice ancora Attivissimo-, è stato anche l'astronauta Chris Hadfield, che ha una carriera come musicista: ha suonato Space Oddity di David Bowie sulla Stazione Spaziale Internazionale e l'ha fatto anche a Zurigo, dal vivo. Una esibizione da  pelle d'oca». Rimanendo in tema di musica va ricordato che il concerto inaugurale è stato diretto da Hans Zimmer insieme alla 21th Century Symphony Orchestra. Grande attenzione del pubblico, visto che giocava pressochè in casa, anche per la “nostra” Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern di Ginevra. «E' stato l'unico speaker italiano intervenuto a Starmus -ricorda Fabio Pagan- e il suo intervento è stato salutato da calorosi applausi. Alla fine pure un assedio dei giovani che le si sono avvicinati per domande, foto e autografi. Io personalmente gli ho chiesto se quel suo progetto di scienza e arte va ancora avanti.  Certo! -mi ha risposto-, adesso stiamo lavorando con Renzo Piano per il centro di education e outreach con un finanziamento di 60 milioni di euro».


(L'intervento di Fabiola Gianotti, direttore generale del Cern)

IL MOMENTO CLOU
A Paolo Attivissimo, alla sua seconda esperienza a Starmus, abbiamo chiesto qual è stato, secondo lui, il momento più emozionante. «Ce ne sono stati diversi - risponde senza indugi -, osservare Brian May che si siede vicino a te nel pubblico per ascoltare le conferenze, vedere Buzz Aldrin che passeggia fra la gente, seguire Alan Stern (responsabile della sonda New Horizons che ci ha regalato le straordinarie immagini di Plutone) e il cosmonauta-recordman Gennady Padalka (879 giorni nello spazio) circondati dai fan e ammirare l'energia incontenibile dell'astrofisica Nergis Mavalvala che improvvisa una seconda conferenza in un angolo della sala per rispondere alle infinite domande del pubblico sulle onde gravitazionali, è stato davvero pazzesco. Ad ogni modo -conclude- credo che per tutti il momento più toccante sia stato sentire Brian May, accompagnato da Vittorio Grigolo, suonare Who Wants to Live forever dedicata a Stephen Hawking, lo scienziato e astrofisico recentemente scomparso».


(Aldrin emozionato saluta il pubblico dopo la proiezione del film Apollo 11)

IL PACCHETTO TUTTO COMPRESO
Per i sei giorni dell'evento gli organizzatori hanno approntato pure un pacchetto-offerta di 900 euro tutto compreso. Una cifra di tutto rispetto, ma il franco, da quelle parti, se la passa bene: e per gli svizzeri, anche se non hanno risposto in massa alla kermesse tra scienza e musica, non ci sono stati problemi.


(Il filmato gentilmente concesso dalla RadioTelevisione svizzera e montato dalla videomaker Anna Spacio)

enzo.vitale@ilmessaggero.it

 

Ultimo aggiornamento: 18:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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