Hayabusa 2, missione compiuta: tornano a terra i campioni di roccia prelevati dall'asteroide Ryugu

Domenica 6 Dicembre 2020 di Enzo Vitale
Un ricercatore dell'Agenzia spaziale giapponese raccoglie la capsula contenente il prezioso materiale

Missione compiuta. Zitto zitto e con poco clamore il falco pellegrino (la traduzione dal giapponese Hayabusa, ndr) è tornato al suo nido. Ma ha fatto in tempo a depositare il suo prezioso materiale ed è ritornato in cielo. E' già pronto per altre avventure nello spazio. Prossimo obiettivo altri asteroidi che raggiungerà nell'arco di 10 anni. SI tratta di (98943) 2001 CC21, che raggiungerà nel 2026, e poi di 1998 KY26, arrivo previsto nel 2031.

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Si è così conclusa da poche ore la lunga "trasferta" di Hayabusa 2. La sonda giapponese è riuscita a riportare a terra il suo carico di materiale proveniente dall'asteroide Ryugu paracadutandolo con una manovra davvero formidabile nel deserto australiano.  La scatola contenente pietre e rocce "vecchie" di 4,5 miliardi di anni è stata rinvenuta da un team giapponese inviato appositamente nella zona di Woomera dalla Jaxa, l'Agenzia spaziale del Sol Levante. La sonda nipponica si è avvicinata quel tanto da poter rilasciare il suo carico senza provocarne il danneggiamento.

 

(La sonda giapponese mentre solca i cieli dell'Australia)

 

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IL CONTENUTO DELLA CAPSULA

Intanto dall'Agenzia spaziale giapponese hanno fatto sapere che il contenuto della scatola rimarrà ancora all'interno perchè sarà analizzato solo a giugno in Giappone. Per raggiungere quel pezzo di montagna che si trova tra le orbite di Marte e Giove, Hayabusa 2 ci ha impiegato quasi quattro anni. Era partita il 3 dicembre del 2014 dal Tanegashima Space Center a sud di Kyushu, un'isoletta nell'estremo sud del Giappone. Ora, dopo sei anni, è riuscita a riportare il suo prezioso carico. Il suo rientro a terra è stato spettacolare e sono stati in tanti ad assistere allo spettacolo che è andato in scena sui cieli dell'Australia. Chi ha avuto la fortuna di assistere allo show è riuscito ad osservare una scia luminosa, causata dall'impatto dello scudo termico con l'atmosfera terrestre. In quel momento, spiegano gli esperti, si sono avute temperature vicine ai tremila gradi centigradi. Per tornare con i piedi per terra, va anche detto che lo studio dei frammenti di pietra di Ryugu servirà anche a capire la formazione del nostro Sistema Solare.

(Le immagini del rientro della capsula nell'atmosfera terrestre, Credits Jaxa)


IL LUNGO VIAGGIO

Nel suo lungo viaggio Hayabusa 2  ha percorso oltre 5 miliardi di chilometri. Nei mesi di febbraio e  luglio era riuscita ad "accarezzare" la superficie di Ryugu e raccogliere campioni di roccia. Li aveva presi sia dalla superficie che in profondità dopo aver sparato un proiettile che aveva creato un piccolo cratere da cui sono stati poi raccolti i frammenti.

GLI SCATTI DEL RITROVAMENTO


 

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STEFANIA SOLDINI, LA SCIENZIATA ITALIANA NELLA MISSIONE

 A calcolare le traiettorie e a guidare la sonda verso il suo obiettivo è stata l'italiana Stefania Soldini. La scienziata fa parte del team di astrodinamica e si occupo di diverse attività ingegneristiche e scientifiche. E' stata responsabile della fase di missione durante la congiunzione solare (allineamento Terra-Sole-Sonda) dove ha progettato la traiettoria che la sonda ha seguito con successo nel periodo tra novembre e dicembre del 2018. Tra l'atro la Soldini si occupa anche di gravità degli asteroidi e dello studio delle dinamiche associate al dopo impatto su piccoli corpi.

(L'ingegnere italiano, Stefania Soldini, che ha partecipato alla missione della Jaxa)

 

LE DUE HAYABUSA

Se esiste una Hayabusa 2, naturalmente dovrà pur esserci una Hayabusa 1. E infatti i giapponesi non sono nuovi a missioni del genere. Quindici anni fa, infatti, nel maggio  del 2003 la prima sonda nipponica fu inviata in direzione dell'asteroide 25143 Itokawa dove riuscì a posarsi nel novembre di due anni dopo, nel 2005. Nonostante una serie di problematiche la missione riuscì e il velivolo della Jaxa tornò sulla Terra nel giugno del 2010. Con questa nuova missione, dunque, gli scienziati giapponesi provano a fare ancora meglio.

(L'asteroide Ryugu e a zona dove sono stati prelevati i campioni di roccia)

 

enzo.vitale@ilmessaggero.it

Ultimo aggiornamento: 20:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA