Luna, quella sfida militare ci portò nello Spazio

Domenica 14 Luglio 2019 di Carlo Nordio
​Luna, quella sfida militare ci portò nello Spazio
Tutti conoscono la nobile esortazione che nella Divina Commedia Ulisse rivolge ai compagni: «Fatti non foste per vivere come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza». Tuttavia si tratta di un auspicio del nostro poeta, più che di un ammonimento dell'astuto eroe omerico, il quale, da buon guerriero, era essenzialmente orientato alle discipline fisiche e alle avventure militari. Questo non significa che Ulisse fosse un ottuso guerrafondaio. Significa che concepiva la scienza, e la sua creatura prediletta, la tecnologia, essenzialmente come strumento di conquista e di potere.

L'ESPLORAZIONE
Quando Wernher von Braun cominciava a costruire razzi rudimentali, manifestava certamente la curiosità e l'entusiasmo dello scienziato. Ma sapeva benissimo che l'esplorazione dello spazio poteva realizzarsi soltanto attraverso l'applicazione bellica. In piena guerra mondiale costruì per Hitler la V2, il primo vero missile balistico, mirando a Londra prima ancora che alla Luna. Non c'è da stupirsi né da scandalizzarsi. Qualche anno prima Albert Einstein, pacifista convinto, aveva suggerito a Roosevelt la costruzione della bomba atomica. Julius R. Oppenheimer, altrettanto mite, la realizzò nel 45 e ne suggerì l'impiego sul Giappone. Come ci sono momenti in cui anche gli atei pregano, ce ne sono altri in cui lo scienziato prima che perseguir virtute e canoscenza tende alla distruzione del nemico.

GUERRA GELIDA
Finita la guerra, von Braun fu portato in America e ne assunse la cittadinanza, assieme ad altri tecnici tedeschi. I russi fecero altrettanto. Da quel momento si scatenò, nell'ambito della guerra fredda, una guerra addirittura gelida: quella della conquista degli spazi siderali. Anche qui il monito di Ulisse c'entrava poco: l'obiettivo era la supremazia tecnologica per trasportare le bombe termonucleari. Quando l'Urss nel 1957 lanciò lo Sputnik, le democrazie occidentali furono atterrite dalla potenza del razzo, e l'America capì di esser diventata vulnerabile. La conseguenza pratica fu enorme. Fino ad allora gli Usa avevano adottato la teoria della Rappresaglia massiccia e immediata: a un attacco all'Europa avrebbero risposto mandando su Mosca i bombardieri strategici. Da quel momento ripiegarono sul concetto di Risposta flessibile, con il risultato che i loro missili tattici furono portati in Europa. Per noi non fu una cosa da poco.

Nel 1961 John Kennedy, intellettuale di Harvard, fece quello che non aveva fatto il suo predecessore Dwight D. Eisenhower, il generale vincitore della seconda guerra mondiale. Sfidò l'Urss promettendo che entro il decennio avrebbe spedito sulla Luna un equipaggio e lo avrebbe fatto ritornare incolume.

LA SFIDA
Era, ovviamente, una sfida militare e politica. Sulle prime sembrò fallire. Mentre i russi mandavano in orbita navicelle sempre più pesanti, i razzi americani si schiantavano al suolo. Ma alla metà degli Anni Sessanta venne il sorpasso. Con la costruzione del gigantesco Saturno V, ultima straordinaria creatura di von Braun, i russi furono surclassati. Davanti a questo trionfo americano anche in Europa qualcuno masticò amaro: «Gli scienziati tedeschi americani - sibilarono alcuni rancorosi - sono migliori degli scienziati tedeschi russi».
In realtà la vittoria spettava alla sofisticata tecnologia di un Paese libero e competitivo, ricco di vitalità e di speranze, che neanche la sciagurata guerra del Vietnam riuscìva a reprimere. Dal momento dell'allunaggio, che in questi giorni rievochiamo, non ci fu più partita, e quando Ronald Reagan minacciò di costruire un gigantesco sistema antimissile Gorbaciov capì che non aveva né i soldi né le capacità per affrontare una simile sfida: e forse da lì iniziò la rapida decadenza dell'Impero del male.

LA RICADUTA
Poi vennero gli accordi e la competizione continuò sotto altre forme, fortunatamente più pacifiche, con ricadute applicative quasi miracolose. Dai telefoni cellulari alla medicina telematica, la rivoluzione imposta da queste strabilianti novità ha modificato la nostra vita come l'invenzione della ruota e della macchina a vapore. I telescopi spaziali hanno aumentato a dismisura l'area dell'osservazione: vediamo i confini dell'Universo, ma cominciamo a temere che non ce ne sia uno solo. Anche questo lo dobbiamo ai primi coraggiosi esploratori.
L'unico a non cambiare è stato l'uomo. Lo si era visto subito, davanti alle reazioni diverse degli stessi astronauti. Alcuni si erano inchinati con umiltà riverente davanti alla maestà del Cosmo e del suo Creatore.

LA COMUNIONE
Edwin Aldrin sulla Luna aveva fatto la comunione. Altri, come il bolscevico Titov, dissero spavaldi che in orbita non avevano visto gli angeli, a dimostrazione che anche gli eroi inciampano tranquillamente nella stupidità. In effetti, la conquista dello Spazio ha aumentato la nostra conoscenza ma non la nostra virtute e ancora oggi si impara di più da un pensiero di Pascal che da una missione su Marte. Perché, come insegnava un altro filosofo, la conoscenza sarà anche potere, ma solo la saggezza è libertà.
  Ultimo aggiornamento: 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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