Missione Apollo 8, quel Natale di mezzo secolo fa che aprì le porte alla Luna «Spaghetti» e «Mamma mia»: il giallo delle frasi dette in italiano

Sabato 22 Dicembre 2018 di Enzo Vitale
L'equipaggio dell'Apollo 8: James A. Lovell, Jr., William A. Anders e il comandante Frank Borman
Borman, Lovell e Anders. Alla fine degli anni sessanta (siamo più precisamente nel '68) era una tiritera in voga tra i ragazzi dell'epoca. Il nome dei tre astronauti protagonisti della missione Apollo 8 era diventato un ritornello da ripetere nei luoghi e nei momenti più disparati.
Quella dei tre astronauti americani, partiti il 21 dicembre del 1968 dal Kennedy Space Center in Florida, fu la prima missione umana a lasciare l’orbita del nostro pianeta per preparare quello che sarebbe diventato lo sbarco più famoso della storia: l'allunaggio di Apollo 11 sulla Luna.
 
 

(Immagini Apollo image archive Nasa)

Dopo un viaggio di circa tre giorni, la navicella della Nasa raggiunse il nostro satellite naturale alla Vigilia di Natale. Furono delle Festività davvero singolari quelle trascorse da Borman, Lovell e Anders. Durante le 20 orbite intorno alla Luna, infatti, i loro occhi non smisero mai di scrutare la distesa sotto di loro descrivendola come «Una superficie essenzialmente grigia, senza colore e costellata di crateri di ogni dimensione». Le immagini non rimasero solo nei loro occhi. L'immagine che un quarto di secolo dopo finì nella lista della rivista Life delle 100 foto che avevano cambiato il mondo, la fecero proprio loro. Il click fu scattato dopo che Apollo 8 uscì dalla faccia nascosta della Luna. La misione durò dal 21 al 28 dicembre del 1968 e fu un successo: fu la prima missione umana a circumnavigare la Luna.


(Earthrise, la famosa immagine della Terra scattata dagli astronauti dell'Apollo 8)


(La missione dell'Apollo 8 in meno di due minuti, il video della Nasa)


LE MISSIONI APOLLO E LE CURIOSITA'
Da Apollo 8 in poi, le missioni della Nasa hanno avuto  l'unico scopo di portare l'uomo sulla Luna. A preparare l'allunaggio vero e proprio sono state poi le missioni Apollo 9 e Apollo 10. Ma oltre a calpestare il suolo di un altro corpo celeste, sono state anche molte le curiosità che hanno attraversato quell'arco di tempo che va dal dicembre 1969 al dicembre del 1972.

Alan Shepard, ad esempio, astronauta dell'Apollo 14, portò con sé sei palle da golf. Una la lanciò sulla Luna raggiungendo i 350 metri di distanza.

L'unico scienziato a bordo delle missioni Apollo fu Harrison Schmitt (Apollo 17), il geologo avrebbe dovuto partecipare alla missione successiva, la numero 18, ma la Nasa chiuse il programma quindi lo scienziato fu imbarcato nel volo del comandante Eugene Cernan.

Il presidente Richard Nixon aveva preparato anche un discorso in caso di fallimento di una delle missioni: «Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati ad esplorare la Luna, rimangono lì a riposare in pace…», erano le prime parole del messaggio rimasto segreto per oltre 30 anni.

IL GIALLO DI «SPAGHETTI» E «MAMMA MIA!»
Sulla Luna, probabilmente, con le missioni Apollo c'è arrivata anche un po' d'Italia. E per ben tre volte: quella più importante riguarda Michael Collins, l'astronauta dell'Apollo 11 che rimase in orbita intorno al nostro satellite mentre i suoi due compagni si trovavano a bordo del Lem. Collins, infatti, nacque a Roma il 31 ottobre 1930 in via Tevere nel quartiere Salario. Un altro po' d'Italia lo si deve, invece, a Charles Duke durante una passeggiata lunare di Apollo 16. L'astronauta, nel 1972, proferì la seguente frase: «Mamma mia!». Inoltre pare che Eugene Cernan, di Apollo 17, pronunciò la parola «Spaghetti», ma su tale argomento esiste una specie di diatriba che si può approfondire su complotti lunari , il sito del debunker Paolo Attivissimo. Ad ogni modo, e qui la questione riguarda la missione Apollo 14,risulta che Ed Mitchell pronuncia la parola spaghetti  («I'm trailing a can of spaghetti here») che si può leggere e ascoltare  al minuto 132:16:02 qui.



Leggi anche Orgoglio capitolino: Michael Collins è nato a Roma

THE LAST MAN ON THE MOON, TRADOTTO IN ITALIANO IL LIBRO DI CERNAN
E' finalmente stato tradotto in italiano il libro dell'ultimo astronauta che ha messo piede sulla Luna. The Last Man on the Moon, questo è il titolo del libro, è l'autobiografia di Eugene Cernan, l’astronauta che per ultimo camminò sul suolo lunare a dicembre del 1972 che è scomparso il 16 gennaio del 2017 a Houston. La traduzione è stata realizzata da Diego Meozzi, mentre la revisione tecnica è stata affidata al già citato Paolo Attivissimo. Le ultime parole lasciate sul nostro satellite naturale sono proprio quelle del comandante Eugene Cernan: «Qui l’uomo completò la sua esplorazione della Luna nel dicembre 1972. Possa lo spirito della pace nel nome della quale qui giungemmo riflettersi sulla vita di tutti gli uomini».

EMOZIONI IN MP3
Le frasi di Jim Lovell alla vista della Terra e della Luna, invece, si possono ascoltare clickando sulla frase in basso:
«La vastità qui sulla Luna è fonte di grande ispirazione. Ti fa capire cosa hai indietro sulla Terra. La Terra da qui è una grande oasi nell'oscurità dello spazio».
(NASA, audio credit Kipp Teague)


(La Luna vista dagli astronauti dell'Apollo 8, una delle prime immagini ravvicinate)

(Le incredibili riprese in 4 k della Luna effettuate dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa)

enzo.vitale@ilmessaggero.it
  Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 23:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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