Gianluigi Piegari, il dottore è morto di Covid a 36 anni. La compagna: «Era impossibile non amarlo»

Muore di Covid a 36 anni il dottor Gianluigi Piegari. La compagna :«era impossibile non amarlo»
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Venerdì 24 Settembre 2021, 12:57 - Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 11:01

Aveva 36 anni Gianluigi Andrea Piegari, per tutti "Gigi", giovane medico del 118 morto dopo aver contratto il Covid, dopo una lunga battaglia con il virus nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Columbus di Roma.

Il medico lascia la compagna Martina con la quale tra quattro mesi avrebbe avuto un figlio. Sconforto tra colleghi e amici per il lutto, un addio inaspettato quello del dottor Piegari, direttore sanitario di Formia Soccorso. Aveva lavorato in servizio 118 prima sulle ambulanze e poi sulle automediche, nel suo percorso di studi anche una specializzazione in chirurgia plastica. Molto spesso aveva lavorato fianco a fianco in postazione 118 con la compagna ad Ostia.

La testimonianza della compagna

Con la compagna si erano trasferiti da poco nella loro nuova casa di Cecchina, nella zona dei Castelli Romani. «Era impossibile non amarlo. Una persona ben voluta da tutti, sempre pronta ad aiutare il prossimo», racconta la compagna Martina. «Era un uomo buono con tutti, non solo con i suoi pazienti a cui dedicava anima e cuore, oltre che la sua professionalità, ma anche con chi aveva appena conosciuto o con chi aveva avuto l'onore ed il piacere di incontrarli - prosegue -. Ci amavamo da 25 anni, da quando eravamo piccoli. Siamo cresciuti ed abbiamo fatto la nostra vita sempre insieme». «Nella nostra nuova casa a Cecchina volevamo far crescere nostro figlio. Ancora non riesco a credere che non sia più qui con me», ha concluso con le lacrime a gli occhi.

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La vita di Gianluigi

Specializzato in chirurgia estetica, Piegari, oltre a prestare servizio per il 118, aveva uno studio ad Albano Laziale, nei locali dove il papà aveva il suo studio dentistico. Si è speso al massimo nell'ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia e a fine agosto ha contratto il Covid dopo un intervento in codice rosso a un paziente positivo. Si era vaccinato con il monodose Johnson & Johnson. 

Ricoverato in terapia intensiva al Columbus Gemelli Gianluigi Andrea Piegari è venuto a mancare dopo un mese in cui ha lottato con tutte le sue forze in un letto del reparto di terapia intensiva.

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La vicinanza di colleghi e amici

Dopo la notizia della morte di Gigi, in centinaia hanno inviato messaggi di vicinanza e di solidarietà. «Faceva con amore il lavoro che facciamo tutti noi, il lavoro dove prima ci chiamavano eroi», lo ricorda un collega e suo caro amico. «L'associazione di Protezione Civile Anzio Le Aquile si stringe al dolore della famiglia Piegari per la scomparsa del Dott Gianluigi. Medico 118 della Florida Care un "Angelo del Soccorso», così si legge in un alto commento pubblico.

«Appresa la tragica notizia della prematura scomparsa del Dott. Piegari (Gigi) - lo ricorda Florida Care -, il CDA, lo Staff Amministrativo ed il personale tutto si stringe alla famiglia e si associa al dolore dei suoi cari nel ricordo del professionista ed amico Gigi. Rip». Dolore condiviso sui social anche da un collega che lavorava fianco a fianco con il dottor Piegari: «Dolore enorme per chi ti ha conosciuto, sempre con la massima professionalità, sorriso e sempre positivo - scrive -. Quante corse con ambulanza prima e automedica poi. Lampeggianti sempre accesi e sirene spiegate per salvare vite umane. Ogni emergenza dicevi sempre 'Ragazzi diamo il meglio perchè è il lavoro più bello del mondo'».

 

«Da grande leader che sei stato, hai sempre fatto notare l'importanza del lavoro di squadra. Per tutti gli operatori hai sempre dato sicurezza nell'eseguire manovre di emergenza sanitaria. Nel nostro ultimo intervento di emergenza, mi hai voluto omaggiare del tuo primo e personale adesivo 'Covid19 veterani' dicendomi: 'lo dono a te perche lo meriti e perchè sei un grande'. Voglio ricordardi così caro amico Pierluigi Dottor Piegari. Grande medico del 118. Sarai sempre nel mio cuore e nel cuore di tutti gli operatori sanitari», conclude l'amico e collega Christian.

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