Covid in ospedale a Padova, trenta contagiati tra il personale: allarme in due reparti

Covid in ospedale a Padova, trenta contagiati tra il personale: allarme in due reparti
di Mauro Giacon
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Mercoledì 7 Aprile 2021, 09:51 - Ultimo aggiornamento: 09:53

PADOVA - Nei due ospedali cittadini il momento è delicato per due motivi. Primo: la zona rossa non ha dato i frutti sperati. I reparti sono pieni e le terapie intensive scoppiano. Secondo: una piccola parte del personale non si è ancora vaccinata, vuoi per renitenza vuoi per condizioni fisiche che sconsigliano l’iniezione. Così ieri c’erano ancora 30 casi positivi. E questi possono aver infettato i pazienti. La conferma l’ha data ieri lo stesso direttore generale Giuseppe Dal Ben. «Abbiamo avuto dei casi positivi in due reparti. Sappiamo che cosa fare. Abbiamo messo in atto le procedure. La situazione è sotto controllo. Siamo pronti a isolare i casi, per noi non è una novità».

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Reparto con 15 infermieri

Il discorso si fa delicato. In un reparto dove lavorano quindici infermieri può esserci una donna incinta al quarto mese di gravidanza, un altro che si è fatto la prima dose di vaccino e poi è risultato di nuovo positivo un terzo che può manifestare allergie o patologie per cui è meglio aspettare. Oppure c’è chi non ha voluto vaccinarsi. Fattostà che è stato un esterno a portare il virus in quelle corsie. E comunque l’Azienda ospedaliera i suoi 9.800 dipendenti li ha raggiunti tutti almeno una volta (quelli che volevano essere raggiunti). Finora sono state somministrate 23.685 dosi. Di queste, 17.466 a dipendenti, e 3.958 a soggetti fragili. «E poi controlliamo tappeto con i tamponi tutto il personale» continua Dal Ben.

E proprio sul tema dei “no vax” ieri Dal Ben è stato chiaro: «Abbiamo mandato alla Regione l’elenco di tutti i nostri dipendenti. Ora incroceranno i dati con i vaccini e poi avremo 10 giorni per capire che cosa vuol fare chi non si è vaccinato. Però debbo ammettere che c’è stata in questa minima percentuale una grande presa di coscienza. Abbiamo tanti ritorni verso il vaccino».

I numeri

 

Cominciamo dai contagi. «Siamo a 8.814, insomma ancora sotto i 9mila» comincia Dal Ben. «Non oso dire che sia una notizia positiva, diciamo che un po’ meno negativa. Però se guardiamo quello che è successo negli ultimi sette giorni abbiamo avuto 2.371 casi positivi, circa 300 al giorno».
E poi c’è stato il fine settimana di Pasqua, giorni nei quali il Pronto Soccorso ha sempre molto da fare. Situazione confermata anche in questo caso. «Dal 30 marzo al 5 aprile 2.058 accessi al pronto soccorso. Di questi 191 con sintomatologia da Covid e 1.867 per altri motivi. Dei Covid, 76 sono stati ricoverati». Una percentuale molto alta rispetto agli arrivi ma una costante. Chi arriva in ospedale lo fa quando è già molto compromesso il suo stato di salute. I dati di Pasqua e pasquetta ribadiscono il concetto: 454 accessi. Di questi 54 per Covid, 17 ricoverati per virus.

I ricoverati

Continuano a mantenersi su numeri altissimi. Ieri mattina erano 198 i pazienti covid. L’area medica, quella dei pazienti non critici, proprio ieri ha toccato il massimo, con 106. In terapia intensiva c’erano 40 pazienti, erano 45 il 30 di marzo. L’area subintensiva dove si curano i pazienti con ridotta possibilità respiratoria grazie ai ventilatori ha toccato nei due giorni di festa il massimo, 50 accolti. Quasi completi sia i reparti dedicati al settimo e ottavo piano del policlinico che la clinica medica 3. Quasi esauriti i posti anche nelle tre rianimazioni: 42 ricoverati ieri, solo tre posti disponibili al S. Antonio.
Non va meglio dalle altre parti. In malattie infettive ieri 50 ricoverati, il massimo. Alla Clinica medica al sesto piano del monoblocco 19 pazienti. In Medicina generale, al settimo piano, 10.

L’età media


Abbiamo chiesto al direttore come mai la curva non stia diminuendo. Eppure dovrebbe cominciare a sentirsi l’effetto della zona rossa. «Non è stato in verità un vero lockdown, la zona rossa ha lasciato alcuni margini alle relazioni» ha risposto. Una delle conseguenze è che l’età media dei ricoverati nelle terapie intensive si è portata a 63,9 anni. Ma abbiamo avuto un paziente di 50. Nelle subintensive siamo a 65,9. In area non critica a 69 anni».

 

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