COVID

Covid, il "diario" di un dottore in trincea: «E staniamolo questo medico di famiglia»

Giovedì 26 Novembre 2020
Covid, il

«Confesso che, nelle ultime settimane, non ho tempo per seguire le trasmissioni televisive, compresi i salotti nei quali, ovviamente, si parla di Covid. Però, via internet e tramite il tam-tam degli altri colleghi che, come me, sono oberati di lavoro in questo periodo emergenziale, mi giungono le frasi che tendono a sminuire l’operato dei medici di famiglia, invitati ad essere “stanati” dai loro studi ed a visitare a domicilio i pazienti Covid, quasi fosse la soluzione finale per sconfiggere questo maledetto virus».  Lo racconta Maurizio Ridolfi nel diario di "Un medico in trincea". 

Covid, il virus vissuto da un medico di famiglia: «Primo, non perdersi nella tempesta»


«Di fronte a tali affermazioni, basterebbe forse solo ricordare l'altissimo  tributo alla pandemia in vite umane che la categoria ha pagato e sta pagando. Non sarebbe retorica ma realtà. E tuttavia non sarebbe sufficiente. C’è bisogno di spiegare un concetto essenziale delle professioni che, come quella medica, vedono
nel “sapere” altrettanta importanza del “fare”. E che “sapere” talvolta è sinonimo di “saper fare”», racconta.


«Cosa intendo dire? Seguitemi. La scienza medica attualmente non ha ancora un protocollo
di cura comprovato, valido ed efficace nella lotta contro il Covid, soprattutto nelle prime fasi, quelle
che coincidono con lo sviluppo della malattia e la sua evoluzione nel domicilio del paziente - sottolinea - Eppure, anche in questa fase, la presenza del medico di famiglia è determinante. Determinante,
udite udite, anche se non va a casa del proprio assistito, rischiando di ammalarsi egli stesso ed
essere contagioso per altre centinaia di pazienti».

 

I tamponi


«Determinante nel sapere indirizzare all’esecuzione tampone. Nel gestirne i risultati trasformandoli
in consigli ed indicazioni, con caratteristiche cliniche e non. Nell’impostare le cure. Nel far
acquistare un saturimetro, istruire il paziente all’uso e monitorarlo con appuntamenti quotidiani. Nell'attivare, quando possibile e necessario, le apposite unità di assistenza domiciliare.
Nel farsi carico, come sempre, anche del fardello burocratico che la patologia porta con sé - dice ancora - Essere, in poche parole, il primo punto di riferimento con il quale rapportarsi nel momento di
sgomento che assale il paziente alla comparsa di sintomi o alla lettura della diagnosi.
Quando ascoltate il quotidiano sciorinare del numero dei tamponi eseguiti e della cifra dei positivi,
chi pensate che si prenda carico di tutti quei pazienti che, per loro fortuna, non sono dovuti
ricorrere al ricovero e di tutti quelli che di Covid non sono malati?»

© RIPRODUZIONE RISERVATA