CORONAVIRUS

Coronavirus, l'allarme dei medici inglesi: «Ventilatori difettosi dalla Cina»

Sabato 2 Maggio 2020 di Cristiano Sala

L'allarme dei medici britannici: «250 ventilatori acquistati in Cina possono causare gravi danni ai pazienti, compresa la morte». La dichiarazione è stata raccolta dalla NBC che ha pubblicato un articolo in merito ai macchinari difettosi giunti qualche tempo fa nel Regno Unito. I medici avevano individuato una problematica nella struttura dei pezzi, difficoltà nella pulizia, manuali di istruzione confusi e la natura dei prodotti era pensata per le ambulanza e non per le strutture ospedaliere.

Il tema dell'approviggionamento di materiale sanitario nella lotta al Coronavirus è allargato a tutti i paesi del mondo. Le attrezzature mediche sono spesso arrivate dalla Cina, alcune con problemi di funzionamento. Nel caso del Regno Unito, i 250 ventilatori difettosi fanno parte del modello "Shangrila 510" realizzato dalla Beijing Aeonmed Co. Ltd., uno dei principali produttori cinesi di ventilatori. «Riteniamo che se usati possano portare a un danno significativo al paziente, compresa la morte». Questa lettera del 13 aprile, pubblicata dalla NBC, si conclude così: «Attendiamo con impazienza il ritiro e la sostituzione di questi ventilatori con dispositivi in ​​grado di fornire una ventilazione di terapia intensiva ai nostri pazienti».

La stessa azienda aveva fornito materiale all'Italia ma attualmente ancora non sappiamo se i modelli ricevuti lo scorso 15 marzo siano gli stessi arrivati in Inghilterra. Qui il Ministero della Salute inglese ha pubblicato un comunicato assicurando che i ventilatori, come ogni altro materiale, viene testato prima di essere messo in funzione: «Il ventilatore Shangrila 510 non è stato usato e nessun paziente è a rischio. I ventilatori devono superare rigidi test prima di essere messi a disposizione degli ospedali».
 

In un post Facebook pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri del 15 marzo scorso ci sono le foto di alcuni container in Cina con tanto di striscione dell'azienda finita sotto la lente d'ingrandimento in Gran Bretagna.

Ultimo aggiornamento: 19:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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