Endometriosi, cos'è e quanto è diffusa

Endometriosi, cos'è e quanto è diffusa
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L'Endometriosi è una patologia largemente diffusa, di cui ad oggi in Italia sono affette il 10-15% delle donne in età riproduttiva, secondo i dati del Ministero della salute. La malattia consiste nella la presenza di endometrio, mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina, all’esterno dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione e accompagnarla fino alla menopausa.
La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna.

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Secondo quanto riporta il Ministero della salute, l’endometriosi è causa di sub-fertilità o infertilità nel 30-40% dei casi e l’impatto della malattia è alto ed è connesso alla riduzione della qualità della vita e ai costi diretti e indiretti. Una limitata consapevolezza della patologia è causa del grave ritardo diagnostico, valutato intorno ai sette anni. Quando invece una pronta diagnosi e un trattamento tempestivo possono migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità.

«In Italia sono 3 milioni le donne affette da endometriosi, ma la cifra è sottostimata. La malattia comincia a crescere dopo il menarca e già in adolescenza iniziano i primi disturbi, mentre tra i 20 e i 35 anni insorgono i maggiori sintomi» spiega Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione italiana Endometriosi, inoltre «L’impatto fisico, emotivo e relazionale è molto forte» continua il dottor Signorile. 

L'alto numero di partecipanti alla Community della Fondazione Italiana Endometriosi, nata nel 2018, testimonia a pieno la grande diffusione della patologia: ad oggi infatti essa sarebbe la più grande community per la malattia del mondo, con quasi 25 mila iscritti e consiste in uno spazio virtuale in cui le donne con endometriosi possono confrontarsi tra loro, sfogarsi, sciogliere i propri dubbi.

Uno dei principali obbiettivi sociali, legati all'endometriosi è quella di «aumentare la conoscenza sulla malattia al fine di renderla di pari dignità rispetto alle altre malattie sociali, per ridurre le differenze tra le malattie croniche e di genere» spiega il dottore Pietro Giulio Signorile.

Mercoledì 9 Dicembre 2020, 17:58 - Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 09:29
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