Vaccini efficaci «anche per i pazienti con il cancro»: la ricerca del team di oncologi dei Paesi Bassi

Vaccini efficaci «anche per i pazienti con il cancro»: la ricerca del team di oncologi dei Paesi Bassi
di Lorena Loiacono
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Mercoledì 22 Settembre 2021, 09:28 - Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 10:23

Il vaccino contro il Covid è efficace anche per i pazienti oncologici, hanno infatti la stessa protezione e gli stessi effetti collaterali dei pazienti senza il cancro: per gli esperti dell'Esmo, la Società europea di oncologia medica, il vaccino anti-covid può essere somministrato ai pazienti oncologici per proteggerli dai contagi perché mostrano una «risposta immunitaria adeguata e protettiva». Sono stati analizzati 3.813 pazienti, malati di cancro o che lo sono stati in passato, per vederne gli effetti collaterali dovuti al vaccino BioNTech/Pfizer: si sono verificati con una forza e una frequenza simile rispetto alla popolazione generale, paragonando i risultati ad uno studio effettuato su oltre 44.000 persone. Inoltre è stato anche dimostrato che il vaccino di richiamo potrebbe migliorare la risposta immunitaria al coronavirus nei malati di cancro che non hanno sviluppato una protezione sufficiente dopo il secondo vaccino.

Vaccino efficace per pazienti oncologici

 

LO STUDIO NEI PAESI BASSI Hanno partecipato alla ricerca 791 pazienti provenienti ospedalieri dei Paesi Bassi, divisi in quattro gruppi: senza cancro, con cancro trattati con immunoterapia, con cancro trattati con chemioterapia e malati di cancro trattati con una combinazione chemio-immunoterapia. I ricercatori hanno studiato le reazioni al vaccino mRNA-1273 a due dosi di Moderna.

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Dopo 28 giorni dalla seconda dose, sono stati riscontrati livelli adeguati di anticorpi contro il virus nell'84% dei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, nell'89% dei pazienti sottoposti a chemioimmunoterapia in combinazione e nel 93% dei pazienti in sola immunoterapia. Per i pazienti senza cancro la percentuale arriva al 99,6%. «Gli alti tassi di efficacia del vaccino osservati nella popolazione dello studio, indipendentemente dal tipo di trattamento antitumorale – ha spiegato i dottor Antonio Passaro, addetto stampa dell'ESMO ed esperto di cancro al polmone presso l'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che non ha partecipato alla ricerca - costituiscono un messaggio forte e rassicurante per i pazienti e i loro medici. E' importante che i pazienti con cancro completino il programma a due dosi in modo che possano sviluppare abbastanza anticorpi contro il coronavirus».

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UNA SOLA DOSE NON E' SUFFICIENTE Solo un terzo dei pazienti oncologici sottoposti alla sola chemioterapia o in combinazione con l'immunoterapia ottiene una risposta sufficiente dopo il primo vaccino: la metà rispetto al gruppo di individui senza cancro. Anche uno studio israeliano, portato avanti per analizzare gli effetti del vaccino Pfizer/BioNTech tra 232 pazienti con cancro e 261 persone in un gruppo di controllo, è arrivato alla stessa conclusione: il 29% dei pazienti con il cancro sviluppa anticorpi dopo aver ricevuto la prima dose, rispetto all'84% nel gruppo di controllo, questa proporzione è aumentata all'86% la somministrazione di una seconda dose.

SALTO DI IMMUNITA' CON I RICHIAMI «Questi risultati – ha spiegato il dottor Luis Castelo-Branco, oncologo della divisione scientifica e medica dell'ESMO, senza alcun legame con gli studi - forniscono un ulteriore supporto al principio di offrire il ciclo completo, possibilmente includendo una terza dose di richiamo, ai pazienti oncologici per migliorare la loro protezione, perché suggerisce che il loro sistema immunitario risponderà alla stimolazione extra. L'efficacia dei vaccini deve essere rivalutata continuamente man mano che emergono nuove varianti di Covid».

 

Una necessità dettata dal fatto che, come dimostrato da uno studio nel Regno Unito, il 69% delle persone con il cancro del sangue, come la leucemia o il linfoma, non sviluppa anticorpi neutralizzanti contro la variante Delta attualmente dominante dopo la vaccinazione. «Si evidenzia un salto dell'immunità dalla prima dose alla seconda dose – ha specificato l'ente benefico britannico Blood Cancer - e che una terza dose potrebbe aumentare ancora di più questa protezione».

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