Tumori, nuova sfida con l'immunoterapia anche per i malati “resistenti”

Mercoledì 8 Maggio 2019
Tumori, nuova sfida con l'immunoterapia anche per i malati “resistenti”

L'immunoterapia è un trattamento di cura che utilizza lo stesso sistema immunitario del paziente per combattere malattie come il cancro. Finora soltanto il 50% dei pazienti ha risposto positivamente a questo tipo di cure. 
La nuova sfida per gli oncologi è quella di rendere efficace l'immunoterapia anche per l'altro 50%, resistente a tale approccio.

Le premesse lasciano ben sperare: migliaia sono gli studi in corso e per vari di questi i risultati sono attesi a breve, tanto che l'obiettivo è riuscire a 'recuperare' entro due anni almeno il 20% dei malati che oggi non risponde a questo tipo di farmaci.

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A fare il punto sulla questione, in occasione di un incontro a Roma, alcuni dei maggiori esperti italiani di immuno-oncologia.

Attualmente, in Italia vivono quasi 3,4 milioni di persone dopo la diagnosi di tumore e circa 2 milioni si sono lasciate la malattia alle spalle da più di 5 anni, ma l'obiettivo, affermano gli esperti, è rendere efficace «l'arma dell'immunoterapia sul più ampio numero possibile di malati». Un'arma che si è già dimostrata efficace per vari tipi di tumori, dal melanoma (il 53% dei pazienti è oggi vivo a 4 anni) al tumore del polmone al linfoma di Hodgkin.

Servono però studi sui meccanismi di resistenza di alcuni tumori all'immunoterapia e «la chiave per scoprirli si trova nel microambiente tumorale, cioè nell'ambiente in cui le cellule malate vivono - afferma Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli.

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Le strategie della ricerca - Il microambiente 'caldo', con presenza di infiammazione, risponde alle terapie immuno-oncologiche perché contiene cellule del sistema immunitario; quello 'freddo', senza infiammazione sviluppa resistenza perché è privo di cellule immunitarie. Le strategie della ricerca mirano proprio a introdurre linfociti nel microambiente freddo perché aggrediscano il tumore. Come? Innanzitutto rendendo più efficaci le armi a disposizione attraverso la combinazione di terapie immuno-oncologiche. Vi sono poi anche farmaci che vengono 'iniettati' nel tumore per renderlo 'caldo'.

In questa direzione la ricerca sta facendo grandi passi avanti: «Solo a Siena - afferma Michele Maio, direttore della Cattedra di Oncologia dell'Università di Siena e del Centro di Immuno-Oncologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese - ci sono 40 sperimentazioni attive sull'immunoterapia, la maggioranza delle quali riguarda proprio i pazienti resistenti. Entro un anno avremo i primi dati».

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