Trapianto di batteri intestinali vince contro una grave infezione : lo studio al Policlinico Gemelli di Roma

Martedì 5 Novembre 2019

 Il trapianto di microbiota (il mix di batteri intestinali) da un donatore sano dimezza i giorni di degenza nei pazienti ricoverati per la temibile infezione da 'Clostridium difficilè e ne aumenta la sopravvivenza nel tempo. E' il risultato di uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine da ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma. Il dato è destinato a cambiare la pratica clinica ospedaliera, sostiene Antonio Gasbarrini, Direttore dell'Area Medicina Interna, Gastroenterologia e Oncologia medica della Fondazione, che ha coordinato il lavoro.

Lo studio attesta in via definitiva l'efficacia del trapianto di microbiota intestinale (Fmt) da donatori sani contro un'infezione spesso difficilissima e pericolosa, quella da Clostridium difficile: il trapianto aumenta la sopravvivenza a lungo termine di oltre un terzo rispetto alla terapia antibiotica classica e dimezza i giorni di degenza necessari al paziente, riducendo il rischio di gravi complicanze come la sepsi. Complice l'abuso di antibiotici, l'infezione da Clostridium difficile è diventata epidemica negli ultimi anni, specialmente in pazienti anziani e fragili.

Si stima che ogni anno negli Usa muoiano circa 29.000 persone per tale patologia, per una spesa complessiva di 5 miliardi di dollari all'anno. I sintomi possono variare da una semplice diarrea a un quadro clinico grave, che può essere mortale. Il Clostridium difficile è un batterio che risiede in forma latente nell'intestino di circa il 30% delle persone (portatori sani), e l'infezione si manifesta solo quando il microbiota intestinale del soggetto viene debilitato, come in caso di massicce e ripetute terapie antibiotiche.

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