Covid, Fondazione Cesvi: aumento disagio mentale in famiglie italiane e maltrattamento minori

Fondazione Cesvi, con il Covid aumento del disagio mentale nelle famiglie italiane e il maltrattamento dei minori
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A un anno di distanza dallo scoppio della pandemia di Covid-19 è aumentato il disagio mentale all'interno delle famiglie e con esso anche il rischio di maltrattamenti nei contronti dei minori. È questo il quadro allarmante mostrato oggi da Fondazione Cesvi durante la presentazione online della IV edizione dell'Indice regionale sul maltrattamento all'Infanzia in Italia, moderato dalla giornalista Cristina Parodi, ambasciatrice della fondazione.

L'Indice, redatto dalle ricercatrici Giovanna Badalassi e Federica Gentile analizza la vulnerabilità al maltrattamento dei bambini nelle singole regioni italiane, attraverso la considerazione dei fattori di rischio presenti sul territorio e della capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti. Il risultato è una graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell'Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare e di accesso a risorse e servizi. 

Dall'analisi condotta viene fuori l'immagine di un'Italia a due velocità: con un Sud maggiormente a rischio e più esposto sui maltrattamenti verso i minori e un Nord al di sopra della media nazionale con il Trentino-Alto Adige eletta regione maggiormente capace di fronteggiare il fenomeno. 

Ciò che è emerso dall'indagine è che il prolungarsi della pandemia avrebbe reso cronica e strutturale l'emergenza della prima ondata logorando lentamente la capacità di resilienza e resistenza psicologica e sociale. Èopinione condivisa che si sia costituito un trauma collettivo da Covid che avrebbe accentuato la confittualità nelle famiglie più fragili, la violenza sulle donne e sui minori . Se si considera che la casa rappresenta il luogo più pericoloso è facile intuire come i periodi di lockdown abbiano costituito un'aggravante alla problematicità. Tra i fattori di stress che hanno contribuito all'aumento del burnout genitoriale: la paura di ammalarsi, i ridotti contatti sociali, le preoccupazioni economiche e l'insegnamento online. Il 43% degli italiani avrebbe riportato un peggioramento della salute mentale. Dall'ottobre del 2020 a oggi, inoltre, i tentativi di autolesionismo e suicidio tra gli adolescenti sono saliti del 30%.

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Tra i partecipanti al progetto anche la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti che si è detta grata per ciò che la Fondazione ha fatto emergere e che ha sollecitato tutti i livelli istituzionali a cooperare per intervenire sulla delicata tematica.

Mercoledì 5 Maggio 2021, 14:22
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