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Marijuana, chi ne fa uso (anche per pochi giorni) ha effetti negativi su memoria e apprendimento a lungo termine

Ci sono anche conseguenze come la velocità di elaborazione rallentata e la difficoltà di concentrazione

Marijuana, il nuovo studio sui giovani: effetti negativi su memoria e apprendimento anche a lungo termine
di Francesco Padoa
6 Minuti di Lettura
Lunedì 31 Gennaio 2022, 16:40 - Ultimo aggiornamento: 17:07

Ogni giorno le forze dell'ordine effettuano sequestri di ingenti quantitativi di marijuana. Non c'è giorno che passa senza che in Italia venga scoperto un traffico illecito e vengano effettuati degli arresti. L'ultimo oggi, in provincia di Como: i tre arrestati nascondevano in un garage di Bregnano dieci chili di marijuana. E il giorno prima, altri 7 chili sequestrati a Perugia, e così via. La domanda è: fa male o no assumere questa sostanza? Il dibattito sulla cannabis, con diverse sfumature, ruota sulle due posizioni, in netto contrasto: bene o male? C'è chi ovviamente è stato sempre favorevole all'uso personale di questa droga, il cui effetto principale è analgesico e rilassante, in quanto i cannabinoidi contenuti nella marijuana interagiscono con i recettori endocannabinoidi, particolari proteine responsabili della regolazione di dolore, appetito, umore e memoria. È un “farmaco” utile in diverse malattie, senza effetti collaterali. Ma è anche una sostanza che può indurre dipendenza, e alla lunga provocare danni al fisico e alla mente. Il dibattito è acceso tra chi considera la cannabis un utile ausilio medico e chi ritiene i benefici sopravvalutati, e i rischi per la salute non trascurabili: un tema di particolare importanza negli Stati Uniti, dove diversi stati stanno procedendo a legalizzare il consumo di cannabis anche a scopo ricreativo.

I danni

Chi difende l'uso di marijuana sottolinea come sia “meno pericolosa” rispetto ad altre droghe, basandosi anche sul fatto che non è mai stata stabilita con certezza neppure una morte per overdose da cannabis. Ma negli ultimi anni alcune ricerche hanno rivelato come non sia però così innocua come molti tenderebbero a credere. I danni possono esserci eccome. I fumatori di lunga data rischiano di più la bronchite e altri sintomi respiratori. Le donne incinte che ne fanno uso hanno una probabilità maggiore di partorire bambini con peso più basso alla nascita. E, in generale, chi la consuma abitualmente ha un rischio più alto di schizofrenia e psicosi. Oltre che di incidenti in macchina. E l'ultima di queste dettagliate e scrupolose ricerche fa ancora più chiarezza sui possibili effetti negativi per chi fuma cannabis. E soprattutto sull'impatto che può avere sulla cognizione dei giovani. Lo studio è stato effettuato dai ricercatori dell'università di Montreal.

Effetti negativi sul cervello

La recente analisi ha rilevato che molte delle difficoltà di apprendimento e memoria conosciute, come la velocità di elaborazione rallentata e le difficoltà di concentrazione, potrebbero persistere per settimane. L'apprendimento verbale, la conservazione e il ricordo sono stati i comportamenti cerebrali particolarmente colpiti per periodi più lunghi quando il soggetto in questione non era più sotto l'effetto della cannabis. «La marijuana attinge ai sistemi cerebrali esistenti che utilizzano endocannabinoidi, sostanze simili alla cannabis che si trovano naturalmente nel corpo - afferma la dott.ssa Sharon Levy, direttrice dell'Adolescent Substance Use and Addiction Program presso il Boston Children's Hospital e professore associato di pediatria presso la Harvard Medical School - Quando consumi cannabis stai davvero inondando il sistema con la sostanza chimica vegetale psicoattiva THC (tetraidrocannabinolo), che a breve termine ha un impatto forte sul cervello».

Problemi immediati e duraturi

Ma non sono solo i problemi cognitivi immediati a preoccupare alcuni scienziati. C'è anche chi rileva che l'uso di cannabis negli adolescenti e nei giovani adulti possa avere effetti residui duraturi. «Numerosi studi suggeriscono che i giovani che fanno uso di cannabis hanno risultati peggiori in una varietà di attività, come il rendimento scolastico e lavorativo», sostiene la Levy. I risultati di questi studi sono stati controversi, tuttavia, perché non è possibile sapere se la cannabis abbia causato risultati negativi o se le persone destinate ad avere risultati negativi siano state attratte dalla cannabis. «Il problema qui è che non puoi fare uno studio randomizzato e controllato su 100 bambini in cui a 50 è stato detto di fumare cannabis e a 50 è stato detto di non farlo».

La legalizzazione

Mentre alcune ricerche indicano che gli Stati che hanno legalizzato l'uso ricreativo di marijuana non hanno tassi più elevati di consumo da parte degli adolescenti , circa il 22% degli studenti delle scuole superiori statunitensi ha riferito di aver usato cannabis negli ultimi 30 giorni, secondo i dati più recenti dei Centers for Disease Controllo e prevenzione. «Nell'adolescenza il cervello è particolarmente vulnerabile - afferma Staci Gruber, direttrice del Cognitive and Clinical Neuroimaging Core e della Marijuana Investigations for Neuroscientific Discovery (MIND) presso il McLean Hospital - Quasi tutto può cambiare la traiettoria dello sviluppo del cervello. Se puoi proteggere il tuo cervello da tutto, non solo dalla cannabis, è meglio per il cervello». Ciò che i genitori dovrebbero dire non è «dì solo di no» ma piuttosto «non è ancora l'età giusta per farne uso», è il senso del discorso di Gruber.

Chi non è convinto

Non tutti sono convinti che la cannabis causi risultati negativi, come il dottor Igor Grant, illustre professore nel dipartimento di psichiatria e direttore del Center for Medicinal Cannabis Research presso l'Università della California, a San Diego. «È la solta questione dell'uovo e della gallina: quando guardi agli studi sui fratelli gemelli, non trovi alcuna differenza tra il gemello che ha iniziato a usare la marijuana e quello che non l'ha fatto. Quindi non sono convinto che ci siano deficit cognitivi come la perdita di memoria a lungo termine». In futuro potrebbe anche esserci una risposta alla domanda sull'uovo e la gallina riguardo la cannabis. Nel 2015, il National Institutes of Health ha lanciato l'Adolescent Brain Cognitive Development Study. I ricercatori hanno invitato 11.880 bambini di età compresa tra 9 e 10 anni a partecipare allo studio, che sta monitorando il loro sviluppo biologico, comportamentale e cerebrale con risonanze magnetice effettuata nelle varie fasi della crescita, dall'infanzia all'adolescenza e alla giovane età adulta.  

Sostanza più forte

«La cannabis di oggi è molto diversa - sostiene Carrie Cuttler, assistente professore nel dipartimento di psicologia e direttrice del laboratorio di salute e cognizione presso la Washington State University -  All'epoca la cannabis conteneva forse il 3% di THC, ora vediamo fino al 90% in alcuni campioni». Queste sostanze possono causare vomito in forme così accentuate da portare a ospedalizzazione ed episodi di psicosi: secondo uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics quasi la metà dei partecipanti adolescenti aveva sperimentato paranoia, ansia o allucinazioni durante l'uso di cannabis. Indipendentemente da ciò, ci sono ragioni per essere preoccupati per il suo impatto a breve termine su adolescenti e giovani adulti, ha affermato la dott.ssa Nora Volkow, direttrice del National Institute on Drug Abuse. «Se guardi agli effetti della droga sugli adolescenti, devi considerare, ad esempio, cosa succede quando un adolescente usa la cannabis e poi fallisce un test: se l'adolescente viene esposto a molti fallimenti, potrebbe perdere l'autostima. E quindi le conseguenze possono andare oltre l'uso della droga nel momento. Se un genitore nota un cambiamento nel comportamento di suo figlio, dovrebbe esaminarlo e non presumere che questo sia solo un fatto naturale dovuto all'adolescenza».

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