Il prof. Fedele: «Nuovo governo,
attenzione al ruolo dell'Università»

Il prof Francesco Fedele
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Martedì 9 Febbraio 2021, 22:21 - Ultimo aggiornamento: 22:27

Il presidente incaricato Mario Draghi parlando del suo programma di Governo ha dichiarato: “al centro la scuola”.

Un concetto subito ripreso dal prof. Francesco Fedele, docente della Sapienza e  Direttore della Prima Clinica Cardilogica del Policlinico Umberto Primo.

«Tutti noi sappiamo - commenta il prof. Fedele -  che uno dei temi caldi e delle sfide per il prossimo governo è rappresentato dal versante salute pubblica e dai programmi di gestione del “Recovery Found”. Il governo uscente aveva approntato un piano nazionale di ripresa e resilienza su come investire i fondi del “Next Generation EU” che dovrebbero arrivare allo Stato Italiano dall’Unione Europea. Sono d’accordissimo sul fatto che bisogna partire dalla scuola e in generale dagli aspetti culturali e non solo economici. In quanto Professore Universitario di Cardiologia leggendo il programma del piano nazionale di ripresa e resilienza mi sono soffermato sui capitoli relativi all’istruzione, alla ricerca e alla salute che hanno stimolato in me alcune considerazioni . Nel capitolo relativo all’istruzione si elencano alcune possibili azioni volte a garantire un più facile e omogeneo accesso alla scuola da parte di tutta la popolazione. Si menziona poi l’importante ruolo svolto delle Università e la necessità di “ringiovanire” tali istituzioni. Si evidenzia infatti come nel nostro Paese ci siano numeri bassi sotto la media OCSE per quanto riguarda il numero di ricercatori e conseguentemente anche di brevetti prodotti dalle nostre Università. Viene quindi sottolineata la necessità di implementare il numero di ricercatori investendo su risorse umane. Tutti buoni propositi ma quale è il preciso ruolo delle Università Pubbliche al fianco di menzionati e non meglio specificati centri di ricerca? Quale sarà il rapporto pubblico-privato nell’ambito universitario?»

Nel capitolo della salute vengono poi elencati diversi obiettivi tesi a realizzare un miglioramento del funzionamento della macchina dell’assistenza e della gestione del paziente. Ruolo sicuramente importante svolge il potenziamento della medicina del territorio e della telemedicina.

«Ma il nostro Paese - rosegue il prof. Fedele - presenta purtroppo tra i valori più bassi dei Paesi dell’OCSE per quanto riguarda l’efficienza della medicina territoriale e della gestione dei pazienti fuori dall’ospedale. Oltre a questo sono presenti anche obiettivi da raggiungere per il potenziamento della ricerca nel campo medico. Trovo sicuramente di fondamentale importanza questo punto dal momento che la pandemia ha mostrato quanto sia necessaria la capacità di poter contare su macrosistemi di ricerca efficienti e in grado di raggiungere risultati in tempo brevi. Molto spazio in questo capitolo viene dato agli incentivi sulla ricerca facendo riferimento alla ricerca negli ospedali e negli IRCCS e soprattutto alla ricerca in campo oncologico. Mi chiedo però, dopo questa disamina dei due aspetti istruzione e salute quale sia il programma di potenziamento per le Università pubbliche, in particolare nel settore delle scienze mediche. Infatti se da una parte sul versante ricerca ampio spazio e finanziamenti sono previsti ai centri di ricerca privati e sul versante salute ugualmente grandi investimenti dovrebbero essere destinati a ospedali e IRCSS, non si rischia così di svuotare il ruolo istituzionale delle Università pubbliche e in particolar modo di quelle di Medicina e Chirurgia?»

Le Università di Medicina e Chirurgia presenti sul territorio italiano sono un bene enorme per la popolazione italiana: infatti svolgendo la triplice funzione di didattica, assistenza e ricerca non solo sono impegnate nella cura ai pazienti dovendo garantire standard molto elevati ma anche devono provvedere alla formazione della futura classe medica garantendo qualificati livelli di ricerca. Proprio le Università pubbliche di Medicina e Chirurgia recentemente hanno subito tagli di risorse e personale con grandissime penalizzazioni nei confronti di enti privati che sicuramente hanno sofferto meno di queste decurtazioni.

«Dunque - conclude il prof. Fedele - è  il tempo di colmare questo divario al fine di potenziare le istituzioni universitarie pubbliche le quali possono garantire assistenza, didattica e ricerca realmente indipendente, vale a dire non condizionata da conflitti di interesse e/o interferenze economico-sanitarie. Speriamo che il nuovo Governo rielaborando da un punto di vista tecnico-politico il piano nazionale di ripresa e resilienza sappia cogliere queste criticità al fine di rilanciare un settore quale quello universitario medico-pubblico troppo spesso negli ultimi anni mortificato ».

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