​Glaucoma, quasi la metà dei malati al nervo ottico non segue la terapia

Mercoledì 10 Aprile 2019
​Glaucoma, quasi la metà dei malati al nervo ottico non segue la terapia

​​Glaucoma, quasi la metà dei malati al nervo ottico non segue la terapia. Circa il 45% dei pazienti con glaucoma, infatti, non segue correttamente la terapia ipotonizzante perché assume meno del 75% della dose prevista. A dimostrarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista American Journal of Ophthalmology1. E altri studi fanno emergere come a 4 anni dall’inizio della terapia ipotonizzante il 48% dei pazienti assuma soltanto un terzo del dosaggio prescritto, ovvero mette effettivamente il collirio solo una volta su tre2. 

Tumori bruciati in un secondo con fasci di elettroni: eccezionale scoperta di un fisico italiano

Tumore, in aumento il cancro ai testicoli, soprattutto al Nord: colpisce in particolare i giovani
 

Numeri che evidenziano come quello dell’aderenza alla terapia sia un problema molto diffuso tra i pazienti affetti da glaucoma e in generale tra tutti gli anziani. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, i “non aderenti” superano il 70% fra gli anziani, che spesso sono colpiti da diverse malattie e affrontano maggiori difficoltà a seguire le indicazioni del medico. Basta pensare che l’11% degli anziani (circa 1 milione e 500mila persone in Italia) deve assumere ogni giorno 10 o più farmaci. Proprio per questo è stato depositato un disegno di legge che prevede l’istituzione di una Giornata Nazionale per l’Aderenza alla Terapia, da celebrare il 12 aprile. 

“Quello dell’aderenza alla terapia nei pazienti con glaucoma è un problema estremamente attuale tant’è vero che il numero di pubblicazioni annuali sul tema è praticamente triplicato nel giro di soli 10 anni”, dichiara Michele Figus, Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia, dell’Università di Pisa. “I dati che abbiamo sono stati ottenuti utilizzando particolari flaconi che misurano la quantità di collirio somministrato, oppure contando il numero di gocce rimaste nel flacone dopo ogni mese di trattamento, oppure misurando costantemente con una apposita bilancia l’ora di sollevamento del flacone e il suo peso o infine misurando quando e quante volte il flacone veniva capovolto per somministrarsi le gocce”3. Dimenticare di mettere le gocce ipotonizzanti non è un problema da poco per i pazienti glaucomatosi. La principale conseguenza di questa scarsa aderenza è, purtroppo, una progressione più rapida della malattia e del danno sostanzialmente irreversibile.

I motivi della scarsa aderenza sono numerosi e di diversa natura. Il principale ostacolo è innanzitutto di natura psicologica. Poiché la terapia anti-glaucomatosa è un trattamento conservativo e non migliorativo della visione, i pazienti non riescono ad apprezzare i benefici di una corretta aderenza4. “Il paziente glaucomatoso - spiega il professor Figus - presenta generalmente un buon visus e la terapia ipotonizzante non migliora questa condizione ma anzi può causare alcuni effetti collaterali quali bruciore, annebbiamento, sensazione di corpo estraneo, arrossamento degli occhi per cui il paziente è portato a pensare che la terapia non sia efficace ma che anzi sia peggiorativa della sua condizione”.

Altro ostacolo all’aderenza terapeutica è la difficoltà dei pazienti ad instillare i colliri in modo corretto. Si tratta spesso di persone anziane affette da disabilità che purtroppo hanno difficoltà a maneggiare flaconi piccoli e difficili da comprimere. In questo senso la presenza di un caregiver che aiuti il paziente a somministrare correttamente il collirio è di fondamentale importanza ma, purtroppo, non sempre possibile.

Anche se l’incremento della pressione intraoculare rimane a tutt’oggi il più importante e ben documentato fattore di rischio associato all’insorgenza e alla progressione del glaucoma, le più recenti ricerche hanno evidenziato una origine neuronale della malattia, con la degenerazione delle cellule gangliolari della retina. Per questo si sta facendo strada un nuovo approccio di neuroprotezione che affianca alla classica terapia ipotonizzante anche quella anti-ossidante con molecole come il Coenzima Q10. Il Coenzima Q10 si somministra in gocce come terapia complementare di quella ipotonizzante ma di recente, proprio con l’obiettivo di facilitare la compliance, è stata introdotta anche la formulazione orale. “Il Coenzima Q10 agisce sulla catena respiratoria del mitocondrio che rappresenta una sorta di stazione energetica delle nostre cellule”, spiega il professor Figus. La dose consigliata è due capsule al giorno, preferibilmente dopo i pasti, con abbondante sorso d’acqua. La somministrazione orale semplifica questa terapia complementare e la rende accessibile a tutti”. 

Ultimo aggiornamento: 15:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Vita spericolata di una mamma quando i figli sono in vacanza

di Raffaella Troili

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma