Finanziamenti e squilibri nazionali: quel privilegio a Milano che monopolizza la ricerca

Sabato 16 Novembre 2019 di Elena Cattaneo*
Finanziamenti e squilibri nazionali: quel privilegio a Milano che monopolizza la ricerca
Centoquaranta milioni di euro all'anno per sempre. È il finanziamento che, con la legge di bilancio 2017, lo Stato ha assegnato alla Fondazione Human Technopole (HT). Risorse pubbliche, dei cittadini, che alimenteranno progetti al di fuori di ogni percorso competitivo, senza alcuna certezza di sviluppare le idee più meritevoli del Paese. Per sanare questa anomalia, nella legge di bilancio in discussione, c'è un'iniziativa volta a scongiurare che questo finanziamento favorisca un nuovo, e solo uno, centro di ricerca avulso dal sistema della ricerca del Paese. 

In HT, con quelle risorse certe si potrà studiare genomica e neurogenomica; fuori da HT, invece, i ricercatori di base che già le studiano attendono da anni un bando pubblico per dimostrare che la loro idea è migliore e ottenere i fondi per svilupparla. Ogni anno, i 51 istituti di ricerca ospedalieri (IRCCS) italiani molti già specializzati nelle materie che si studieranno in HT - competono tra loro per un fondo totale di 159 milioni di euro; nello stesso tempo il solo HT riceve, senza competizione, 140 milioni. Una gara sleale, quindi, tra libere idee del Paese negli stessi ambiti.
Nonostante una narrazione pubblica volta a descrivere un HT aperto a tutta Italia, né la legge istitutiva né lo Statuto prevedono in concreto l'accessibilità su base competitiva delle facilities e relative risorse agli studiosi di Bari, Cagliari o Pavia. Senza tale garanzia esterna, l'apertura di HT where possible, come da recenti presentazioni dell'ente, potrà essere a sua totale discrezione.

LA SOLUZIONE
La soluzione, per chi non recrimina, ma sa bene quanto l'Italia della ricerca soffra della mancanza di tecnologie d'avanguardia e di competenze per mantenerle, c'è. Arriva dalla Svezia, dallo Science For Life Laboratory, struttura che concentra ben 40 facilities ad altissimo valore tecnologico, cui i ricercatori di tutte le università e centri del Paese accedono per realizzare parti di progetti che ne richiedono l'uso.
L'HT di Arexpo può essere l'occasione attesa dal sistema della ricerca pubblica italiana per potenziarsi e rilanciarsi. Per raggiungere l'obiettivo serve una norma che superi la vaghezza delle dichiarazioni e vi ancori quel «Documento di indirizzo strategico» oggi inesistente, che il Direttore scientifico di HT ha pubblicamente teorizzato - invertendo buoi e carro - sarà definito solo dopo aver assunto i ricercatori di punta.

Nelle ultime settimane si è svolto, con i Ministeri coinvolti nella Fondazione (Miur, Ministero della Salute e Mef), un lavoro per garantire una strutturale apertura di HT, con facilities di tecnologie da identificare, progettare e costruire in funzione delle esigenze di tutto il Paese e delle competenze da crescere a Palazzo Italia. Ne è nato un emendamento alla legge di bilancio che destina, a partire da bandi annuali stabili e competitivi, almeno 80 di quei 140 milioni pubblici alla copertura dei costi di ideazione, costruzione e mantenimento di «facilities nazionali HT» e delle spese di mobilità dei ricercatori di Università, IRCCS e Enti pubblici di ricerca dalle loro sedi ad Arexpo, oltre che dei costi delle parti progettuali lì svolte. Il tutto mediante competizione meritocratica.

Evitiamo interessati equivoci, chiarendo cosa l'emendamento non fa: non sottrae risorse alla Fondazione, non prevede nuove spese per lo Stato, non blocca in alcun modo HT o il progetto che va sviluppandosi nell'area Arexpo, non impedisce ad HT di sviluppare linee di ricerca proprie né di realizzare gli impegni a oggi pubblicamente assunti.

LA STRADA TRACCIATA
È questa del resto la strada tracciata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale, inaugurando la sede della Fondazione HT, ha auspicato che le ingenti risorse dello Stato lì investite senza vincoli di tempo siano poste al servizio del Paese, e che il piano strategico contempli infrastrutture «sistematicamente, sottolineo, sistematicamente» aperte ai progetti dei migliori scienziati e ricercatori pubblici con bandi competitivi. A sostenere questa prospettiva, tra gli altri, i direttori di alcuni fra gli IRCCS cui va riconosciuto il merito di portare ai vertici dell'eccellenza mondiale la ricerca biomedica del Paese. E da ultimo, lo stesso presidente di HT, Marco Simoni, ieri su queste pagine ha condiviso l'obiettivo di «rafforzare tutto il sistema della ricerca italiana con delle infrastrutture (...) a disposizione di tutti i ricercatori italiani con meccanismi aperti e competitivi». Un obiettivo tanto importante da necessitare di una legge per fissarlo.

Oggi sono stata invitata all'iniziativa Tutta un'altra storia promossa dal PD, con un intervento sulla scienza e il suo metodo. Parteciperò con piacere, come cerco di fare sempre quando i diversi partiti mi invitano alle loro iniziative.
Evidenzierò, con l'esempio di HT, quanto la mancanza di un metodo nel modus operandi con cui la politica italiana spesso esercita le sue legittime prerogative deragli nell'irragionevolezza dell'arbitrio da cui discende il peccato originale di HT, nato senza che le idee ed eccellenze già presenti nel Paese avessero potuto competere tra loro per identificare il miglior progetto da crescere nell'area ex-Expo, senza un'analisi di necessità e obiettivi a lungo termine della nostra ricerca.

L'auspicio è che l'altra storia che il partito guidato da Nicola Zingaretti intende promuovere realizzi un'inversione di marcia; che dal privilegio concesso per prossimità dalla politica si passi alla promozione di una ricerca trasparente, libera, competitiva, aperta agli studiosi di tutto il Paese, da nord a sud, isole comprese. Le intenzioni contano, ma le regole di più.

*Docente della Statale di Milano e senatrice a vita Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 18:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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