Ematologia, le cellule immunitarie del paziente rivoluzionano la cura dei tumori

Sabato 7 Dicembre 2019

Le terapie Car-T - arrivate quest'anno anche in Italia - promettono di rivoluzionare la cura dei tumori del sangue combattendoli con le cellule immunitarie del paziente, geneticamente modificate così da riconoscere e attaccare la malattia. Ma si pensa già al futuro, e alle nuove armi che riserverà, al 61esimo Congresso dell'Ash (American Society of Hematology) al via a Orlando, in Florida.

 Fino a martedì 10 dicembre il meeting riunirà all'Orange County Convention Center-Occc oltre 25.000 delegati da più di 115 Paesi. Oltre 4.900, tra presentazioni orali (1.000) e poster (3.900), gli abstract 'in vetrinà al summit. «È il più grande appuntamento annuale al mondo dedicato all'ematologia», dichiara il presidente dell'Ash, Roy Silverstein, che insieme al segretario della società, Robert A. Brodsky, ha introdotto alla stampa i 'trending topic' della 4 giorni. E fra i capitoli chiave segnalati, non è un caso che il primo si intitoli «Car-T Beyond»: oltre le Car-T, tracciando un quadro di ciò che sarà, perché cominciata un'era la scienza deve già immaginarsi 'il dopò. Un orizzonte che sul fronte oncologico resterà dominato dall'immunoterapia secondo Corrado Tarella, direttore della Divisione Ematologia dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e professore all'università Statale di Milano,.

Si parte dalle Car-T, «che - prevede l'esperto - in ematologia avranno un campo di applicazione sempre più ampio», probabilmente allargandosi dal trattamento di alcune forme di leucemia e linfoma a quello di altre tipologie e del mieloma multiplo, per proseguire con «un secondo filone emergente dell'immunoterapia che sono gli anticorpi bispecifici» (proteine artificiali costruite per fare da 'pontè tra linfociti T e cellula malata), e con «il terzo filone che è la vaccinoterapia. Rispetto alle Car-T, i vaccini mireranno alle neoplasie a crescita più lenta, per trattarle o prevenirne l'evoluzione». Sempre in oncologia, tema caldo rimane «la biopsia liquida - sottolinea Tarella - per cercare di diagnosticare il cancro attraverso test del sangue». Ancora: «In un'ottica di medicina personalizzata è fondamentale il concetto di malattia minima residua», quella che 'sfuggè alle cure, «con test molecolari in grado di rilevare la persistenza di patologia che prima non si riusciva a individuare».

 Sotto i riflettori del meeting Ash 2019 torna anche il nodo costi. «Le terapie cellulari stanno cambiando nostro modo di pensare ai trattamenti - ragiona lo specialista - Avranno un ruolo sempre più grande e quello economico è un problema reale», con la necessità di conciliare diritto alle cure e sostenibilità dei sistemi sanitari. E infatti la « Medicina inclusiva» è un altro 'mega filè indicato fra i topic del summit, con analisi degli effetti che possono avere sull'accesso e il successo delle nuove terapie le disparità socio-economiche, l'appartenenza a minoranze o l'età. Tarella pone l'accento sugli «anziani, pochissimo coinvolti nelle sperimentazioni».

Eppure «oggi facciamo trapianti a pazienti over 70, cosa un tempo impensabile». I cambiamenti demografici e l'invecchiamento della popolazione hanno prodotto dunque una situazione in cui «esiste una pratica clinica - rileva l'esperto - ma ci sono pochi studi». Non solo cancro. L'ematologia non è soltanto oncologia e così al Congresso si parlerà molto anche di novità terapeutiche per malattie dell'emoglobina come la beta-talassemia (è del giugno scorso il via libera dell'Agenzia europea del farmaco Ema alla prima terapia genica nei pazienti trasfusione-dipendenti e senza donatore compatibile per il trapianto di cellule staminali ematopoietiche) o l'anemia falciforme.

Una patologia, quest'ultima, «particolarmente diffusa tra la popolazione afro-americana - osserva Tarella - e quindi socialmente molto sentita negli Usa e non solamente, considerando i flussi migratori. Importanti novità sono attese per esempio contro il rischio di trombosi. Particolarmente alto in questi pazienti in cui i globuli rossi, proprio per la loro forma a falce, tendono a 'impilarsì contro le pareti dei vasi ostruendoli».

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