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Covid danneggia il cervello, la ricerca italiana: «I danni migliorano dopo 9 mesi»

La funzione neuronale migliora progressivamente dalla fase acuta fino a quella cronica a 7-9 mesi dall'infezione

Covid crea danni al cervello, la ricerca a Prato: «Inonnia, problemi di memoria e ansia tra i sintomi più comuni»
3 Minuti di Lettura
Lunedì 12 Settembre 2022, 14:43 - Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 07:16

Il Covid altera il funzionamento del cervello, soprattutto nella fase acuta della malattia, ma poi i sintomi migliorano dopo tre mesi dall'infezione. Sono i risultati della ricerca condotto da un team di medici della Medicina nucleare e della Neurologia dell'ospedale Santo Stefano di Prato e pubblicato sull'European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging'. 

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La ricerca: la funzione neuronale migliora dopo 3 mesi 

Lo studio condotto su pazienti con sintomi neurologici da Covid durante il periodo pandemico evidenzia per la prima volta che il virus può determinare importanti alterazioni della funzione neuronale cerebrale, in particolare nelle regioni frontali durante la fase acuta della malattia e tali alterazioni si riducono nel tempo fino quasi a scomparire a partire dal terzo mese dall' infezione. 

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I sintomi: disturbi alla memoria e al sonno, ansia e depressione 

Tra i sintomi riportati dall'ospedale di Prato c'è «nebbia nel cervello, disturbi di memoria e del sonno, ansia, depressione». Problemi che possono essere severi durante la fase acuta di malattia e persistere in forma più lieve anche dopo mesi dalla fase acuta (nei pazienti long-Covid). 

 

«L'obiettivo della ricerca - spiega Stelvio Sestini, direttore della struttura complessa di Medicina Nucleare del Santo Stefano - è stato di capire quali sono le zone del cervello che il virus colpisce in modo preferenziale nei pazienti con infezione da SarS-CoV2 con sintomi neurologici di nuova insorgenza e come evolve nel tempo il danno neuronale dalla fase acuta alla fase cronica (circa 9 mesi), cosa mai dimostrata fino ad oggi».

Il Covid «Provoca una riduzione della funzione neuronale» 

I ricercatori hanno utilizzato la tecnica di imaging bio-molecolare Tomografia ad Emissione di Positroni (Pet) in grado di fornire una fotografia tridimensionale della funzione dei neuroni cerebrali per distinguere le zone del cervello che funzionano bene da quelle che non funzionano.

«I risultati dello studio hanno dimostrato come la fase acuta dei pazienti con neuro-Covid-19 è caratterizzata da una importante e diffusa riduzione della funzione neuronale associata a gravi sintomi neurologici e che tale fase è seguita da un progressivo recupero della funzionalità cerebrale associato a miglioramento dei sintomi (in particolare della memoria e delle funzioni esecutive) a partire dal terzo mese dall'inizio dell'infezione» specifica la Asl Toscana Centro.  

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