Covid, Raloxifene tra i possibili farmaci: la cura per l'osteoporosi potrebbe combattere il virus

Covid, speranze dal Raloxifene: il farmaco per l'osteoporosi potrebbe combattere il virus
di Lorena Loiacono
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Venerdì 19 Giugno 2020, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 16:18

L'anti Covid-19 potrebbe arrivare da antinfiammatori e farmaci contro i tumori e l’osteoporosi: dalla comunità scientifica arrivano infatti primi risultati positivi sulle possibili cure, si procede tra supercalcoli e sperimentazioni. 

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E’ conosciuto con il nome di Raloxifene e fino ad oggi ha curato l’osteoporosi ma, d’ora in poi, potrebbe mettersi al servizio della lotta al Sars-CoV-2. Rappresenta infatti una delle strade più promettenti contro il Covid-19. Il farmaco, già utilizzato anche in Europa, garantisce un livello elevato di sicurezza e tollerabilità nei pazienti: è già in commercio per la cura dell’osteoporosi e viene utilizzato con successo. Tecnicamente fa parte dei farmaci definiti “modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni”.

Sul Raloxifene si stanno infatti concentrando gli studi del consorzio “Exscalate4CoV” che lo ha già ribrevettato e si sta preparando alla produzione. Il consorzio, nell’ambito del programma "Horizon 2020” dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione in cui è presente anche l’Istituto Spallanzani di Roma, sta lavorando da gennaio alla ricerca di una cura su pazienti già colpiti dal Covid e, allo stesso tempo, sta cercando un vaccino sicuro e in grado di bloccarne i contagi. Si tratta dunque di un lavoro di ricerca di altissimo profilo, che mette insieme personalità ed enti di eccellenza nel campo medico e scientifico, su cui la comunità internazionale ripone notevoli speranze: «Questo è uno dei tanti esempi di come il programma di ricerca e innovazione “Horizon 2020” - ha spiegato la Commissione Europea - stia riunendo il meglio dei ricercatori, delle aziende farmaceutiche, delle tecnologie e delle infrastrutture di ricerca europee per contribuire a sconfiggere il virus». Una volta trovato il farmaco giusto sarà proprio lo Spallanzani, presente in prima linea all’interno del Consorzio, ad avviare e autorizzare l’uso del farmaco contro il Covid anche in Italia.


In questa fase di ricerca si sta valutando l’efficacia del farmaco La molecola è stat identificata con lo screening virtuale grazie all’utilizzo del supercomputer su oltre 400mila molecole, tra cui farmaci generici e sicuri e risorse naturali: tra queste, è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato, come appunto il raloxifene. Il supercomputer che sta lavorando in prima linea contro il Covid-19 conta su un archivio di 500 miliardi di molecole, ha a disposizione un importante schieramento di forze, di dati e di eccellenze scientifiche, considerando i dati forniti dai Centri di ricerca e dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, e i supercalcolatori internazionali come il Cineca in Italia, ma anche i dati messi a disposizione delle Università che fanno parte del progetto. Il test è stato avviato su 7mila molecole: 100 sono risultate attive in vitro e 40 sarebbero in grado di contrastare il virus sulle cellule animali. Si tratta ora di pesarne l’efficacia. E il raloxifene, tra queste, è la molecola che mostra le maggiori potenzialità per bloccare la replicazione del virus nelle cellule e fermarne quindi l’avanzare della malattia soprattutto nei pazienti asintomatici o comunque nei casi di diagnosi precoce, garantendo allo stesso tempo la tollerabilità del paziente.

Sul Raloxifene c’è già chi sta scommettendo: su questo fronte, infatti, la Corea del Sud ha già dato le prime conferme dell’efficacia sui pazienti da Sars-CoV-2. Il supercalcolo è anche alla base di uno studio australiano condotto dal Central Clinical School della Monash University di Melbourne con l’Alpha-Ketoamide. Partendo dal farmaco utilizzato per la prima epidemia di SARS del 2003, ha evidenziato la sua efficacia sul Sars-Cov-2. Riesce infatti a bloccare una delle proteine chiave per il virus senza la quale non può replicarsi. Il farmaco quindi fermerebbe il virus. Gli esperti di Melbourne ne hanno replicato i modelli, creandoli con un supercomputer: per dimostrarne l’efficacia, saranno ora necessarie sperimentazioni cliniche per prevenire o trattare il Covid-19. Sviluppato come rimedio contro la SARS, l'Alpha-Ketoamide ha già dimostrato in diversi studi di essere efficace nel bloccare la replicazione di molte altri generi di virus. Se il Raloxifene avrebbe notevoli potenzialità sui casi presi sul nascere o sugli asintomatici, per i pazienti gravi invece arrivano le prime confortanti conferme dal Regno Unito, precisamente da un team di esperti dell'Università di Oxford che ha valutato gli effetti di una possibile cura su pazienti con formi gravi della patologia per i quali la mortalità sarebbe ridotta fino a un terzo.

La ricerca in questo caso si sta concentrando sul desametasone, uno steroide altamente antinfiammatorio in uso già negli anni ’60 e utilizzato anche contro i tumori, ad assicurarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità: si tratta di un corticosteroide che, fino ad oggi, si è dimostrato un salvavita per i pazienti gravemente malati di Covid-19. “È il primo trattamento che ha dimostrato di ridurre la mortalità nei pazienti con Covid-19 che richiedono supporto per ossigeno o ventilatore - ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms - Questa è una grande notizia e mi congratulo con il governo del Regno Unito, l'Università di Oxford e i numerosi ospedali e pazienti nel Regno Unito che hanno contribuito a questa svolta scientifica salvavita". Secondo i risultati preliminari che arrivano dagli esperti di Oxford, il desametasone sarebbe in grado di ridurre la mortalità di circa un quinto tra i pazienti contagiati sotto ossigenazione e di circa un terzo tra i soggetti positivi sotto ventilatore polmonare.

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