Dal Colosseo alla Torre di Pisa, il 29 luci sui monumenti per la giornata delle malattie rare

Giovedì 27 Febbraio 2020
Il Colosseo, la Torre di Pisa, la Fontana in piazza De Ferraris a Genova, Porta al Prato a Firenze, ma anche il Ponte a Polignano a Mare. In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare, sabato 29 febbraio si accendono i riflettori su alcuni dei più noti e simbolici monumenti italiani. L’iniziativa è coordinata da Uniamo-Federazione italiana malattie rare, in collaborazione con alcuni enti e associazioni territoriali. A partire dalle 18 e fino alle 24, i monumenti saranno illuminati con i colori della Giornata a ricordare come sia possibile dare un segno di presenza e sensibilizzazione nei confronti delle tematiche relative alle malattie rare, anche in Italia, nella sua XIII edizione celebrata in tutto il mondo.

L’illuminazione del Colosseo avviene in collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, sponsor tecnico Acea, Areti per l’installazione dell’illuminazione e la disponibilità dell’occupazione del suolo pubblico da parte del Comune. La Giornata delle malattie rare è stata istituita nel 2008, scegliendo la data del 29 febbraio (un giorno raro per i malati rari). Nel corso degli anni è diventata un evento di portata mondiale, coinvolgendo oltre 80 Paesi. In Europa una malattia viene riconosciuta rara quando colpisce meno di una persona 1 ogni 2.000, ma la definizione varia in altri Paesi. Nell’Unione europea si stima che siano più di 30 milioni le persone affette da una delle oltre 6.000 malattie rare ad oggi conosciute (in Italia oltre 1 milione e 200 mila casi). “Uniamo” mette al centro della sua filosofia l’attenzione ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie ed è al loro fianco con il fine di «migliorare la qualità di vita delle persone colpite da malattia rara, attraverso l’attivazione, la promozione e la tutela dei diritti dei malati rari nella ricerca, nella bioetica, nella salute, nelle politiche sanitarie e socio-sanitarie». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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