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Cina, scopre "l'elisir di lunga vita". «Terapia genetica rallenta l'invecchiamento»

Cina, scopre "l'elisir di lunga vita". «Terapia genetica rallenta l'invecchiamento»
di Michela Allegri
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 20 Gennaio 2021, 10:54 - Ultimo aggiornamento: 12:25

Una nuova terapia genetica permette di contrastare l’invecchiamento cellulare. Arriva direttamente dalla Cina, da Pechino, la scoperta che potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina, con un contributo straordinario alle strategie per ritardare l’invecchiamento cellulare e prevenire le malattie e i disturbi legati alla senilità. Per i ricercatori potrebbe essere l'elisir di lunga vita.

 

Si tratta di una tecnologia di screening basata sul sistema CRISPR che, a livello di genoma, ha identificato un nuovo motore della senescenza cellulare. Questa scoperta, secondo i ricercatori cinesi che l'hanno pubblicata online in un articolo apparso sulla rivista Science Translational Medicine, offre un contributo alle nuove strategie per ritardare l'invecchiamento e prevenire le malattie associate alla senilità. Gli scienziati cinesi hanno sviluppato un trattamento in grado di invertire alcuni degli effetti dell'invecchiamento nei topi e prolungare la durata della buona conservazione delle cellule.

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La speranza è che presto effetti simili possano essere provati anche sul corpo umano. Il metodo è stato descritto dettagliatamente nell'articolo scientifico: prevede l'inattivazione di un gene chiamato KAT7 e che avrebbe un ruolo chiave nell'invecchiamento cellulare. Analizzando e identificando più di 100 geni responsabili della progressiva degenerazione delle cellule umane, gli scienziati hanno dimostrato che l'eliminazione o la disabilitazione di alcuni enzimi con il sistema CRISPR può scoraggiare l'invecchiamento delle cellule staminali mesenchimali umane (hMPC). Tra questi c’è appunto l'enzima KAT7 (un istone acetiltransferasi), che è stato identificato come uno dei catalizzatori dell'invecchiamento.

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KAT7 è uno delle decine di migliaia di geni presenti nelle cellule dei mammiferi. I ricercatori lo hanno inattivato nel fegato dei topi utilizzando un metodo chiamato vettore lentivirale. Zhang Weiqi, ricercatore presso l'Istituto di genomica di Pechino dell'Accademia cinese delle Scienze, ha spiegato che la disabilitazione dell'enzima KAT7 si è dimostrata efficace nell'alleviare la senescenza cellulare: è stato possibile ridurre la proporzione di cellule senescenti nel fegato di topi anziani e prolungare la durata della vita delle cavie. Il prossimo passo della ricerca potrebbe essere epocale: prolungare la vita dei mammiferi e rallentare l'invecchiamento delle cellule epatiche umane. Lo studio avrebbe infatti un enorme potenziale applicativo nella contro l'invecchiamento umano, anche se la ricerca sta muovendo solo i primi passi, quindi per un’evoluzione di questo tipo sarà necessario aspettare anni.

 

Uno dei supervisori del progetto, il professore Qu Jing, specialista in medicina rigenerativa e dell'invecchiamento, ha spiegato che si tratta di una novità a livello mondiale. «I topi che abbiamo analizzato mostrano dopo 6-8 mesi un aspetto e una forza di presa complessivamente migliorati e, soprattutto, hanno una durata di vita estesa di circa il 25%», ha detto il professore. E ha aggiunto: «È ancora decisamente necessario testare la funzione di KAT7 in altri tipi di cellule umane e altri organi di topi e negli altri animali prima di utilizzare la strategia per l'invecchiamento umano», ha detto.

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Il professore ha poi spiegato che spera di poter testare il metodo sui primati, ma prima di questo passaggio saranno necessari molti finanziamenti e molta ricerca. «Alla fine, speriamo di poter trovare un modo per ritardare l'invecchiamento anche di una piccola percentuale. Nel frattempo abbiamo testato la funzione del gene in diversi tipi di tipi di cellule: nella cellula staminale umana, nelle cellule progenitrici mesenchimali, nella cellula epatica umana e nella cellula epatica del topo e per tutte queste cellule non abbiamo visto alcun rilevabile tossicità cellulare. E per i topi, inoltre, non abbiamo ancora visto alcun effetto collaterale».

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