Cervello, quello dell'uomo si orienta bene nello spazio, quello della donna ha più memoria: ecco le differenze

Mercoledì 9 Ottobre 2019
 L'uomo ha maggiori capacità in abilità motorie e nell'orientamento spaziale rispetto alla donna, che però gode di maggiore empatia e memoria, soprattutto verbale. Ci sono differenze importanti tra uomo e donna sia in termini di diverso funzionamento del cervello, sia in termini di diffusione delle malattie. Sarà questo uno dei principali temi del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (Sin) che si terrà a Bologna dal 12 al 15 ottobre.

Le differenze neurologiche tra i sessi, per Gennarina Arabia (Centro per lo studio dei disordini del movimento dell'Università Magna Graecia di Catanzaro), sono dovute sia agli ormoni femminili, sia come risposta alle terapie farmacologiche, con maggiori effetti collaterali a svantaggio delle donne. «La nuova sfida della medicina - dice la professoressa - è di realizzare una 'medicina di precisione o personalizzatà. Negli ultimi decenni molti studi hanno indagato differenze strutturali e funzionali del cervello tra uomini e donne, con risultati contrastanti. Ma è ormai noto che uomini e donne presentano differenze nell'incidenza, sintomatologia e gravità di molte malattie, così come una diversa risposta alle terapie e un diverso rischio di sviluppare reazioni avverse ai farmaci».

In particolare, alcune patologie neurologiche colpiscono in modo differente i due sessi: emicrania, demenza di Alzheimer e sclerosi multipla risultano più frequenti tra le donne. «La più eclatante è l'emicrania - sottolinea Arabia - che colpisce le donne 3 volte più degli uomini: su 6 milioni di pazienti in Italia, 4 milioni sono donne. Diverso è anche l'impatto della malattia: le donne riportano una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini e perdono un numero maggiore di giornate lavorative e di attività sociali. Nonostante ciò, le donne tendono comunque a recarsi maggiormente al lavoro con dolore o malessere rispetto agli uomini».

Al contrario, nella malattia di Parkinson, «gli uomini - conclude la professoressa Arabia - sono colpiti 1,5 volte più frequentemente delle donne ma sono queste ultime a sviluppare molto più spesso - 300% in più - gli effetti indesiderati della terapia farmacologica, soprattutto movimenti involontari invalidanti».
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