Avere gengive sane “potenzia” l'efficacia dei farmaci ipertensivi

Lunedì 22 Ottobre 2018
Curando la salute delle gengive ci si protegge dalla pressione alta, aiuta gli ipertesi a gestire meglio il proprio disturbo migliorando addirittura l'efficacia dei farmaci antipertensivi. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Hypertension che ha coinvolto oltre 3600 soggetti ipertesi, parte dei quali con una diagnosi di parodontite, malattia che colpisce le gengive caratterizzata dall'attacco di batteri patogeni e da eccesso di infiammazione gengivale, condizioni che se non trattate possono portare a perdita di denti. Lo studio è stato condotto da Davide Pietropaoli, dell'Università dell'Aquila che spiega: «i medici dovrebbero prestare attenzione alla salute orale dei pazienti, specie quelli in cura per ipertensione, esortando quelli con problemi parodontali a rivolgersi a uno specialista».

«L'articolo è interessante - commenta Luca Landi, presidente Eletto della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) - in quanto dimostra una volta di più l'importanza della salute orale e parodontale in particolare, per raggiungere un buono stato di salute generale. Le relazioni tra malattia gengivale e problemi cardiovascolari sono a noi ben note - continua - e le evidenze scientifiche di questo rapporto stanno divenendo via via più solide». In questo studio gli esperti hanno visto che gli ipertesi con parodontite che non assumono farmaci per la pressione hanno in media valori pressori più alti di 7 unità di pressione rispetto a pazienti con gengive sane. Inoltre hanno visto che i farmaci per ridurre la pressione sono meno efficaci nei pazienti con parodontite che hanno in media la pressione di 3 unità più alta rispetto a ipertesi in terapia ma con gengive sane. Tre unità in più sono tante, sottolinea Pietropaoli, si tratta di un valore corrispondente alla riduzione pressoria che si può ottenere con una dieta povera di sale. È emerso che chi soffre di malattia gengivale ed è iperteso ha il 20% di probabilità in meno di raggiungere valori ottimali di pressione sanguigna.

«Gli aspetti patogenetici che legano ipertensione e parodontite sono ancora tutti da definire - conclude Landi - ma è significativo quanto emerge da questo studio, e cioè che il controllo dell'infiammazione parodontale produce una riduzione della pressione sanguigna pari a quella determinata da una dieta iposodica e che i farmaci anti-ipetensivi sono meno efficaci se non abbinati ad un controllo dell'infiammazione gengivale».
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