Alzheimer, scoperto il meccanismo con cui i neuroni sfuggono alla "morte": lo studio italiano

La chiave è in una molecola che "cattura il calcio"

Alzheimer, scoperto il modo in cui i neuroni sfuggono alla "morte": lo studio
3 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Novembre 2022, 15:01 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 09:30

Nei malati di Alzheimer alcuni neuroni riescono a sfuggire alla morte con un meccanismo che non era mai stato studiato. Un meccanismo che potrebbe essere la base di nuove terapie, secondo quanto affermano i ricercatori dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e dell'IRCCS Santa Lucia di Roma autori di uno studio pubblicato su  Molecular Neurodegeneration. 

La dieta dei funghi, -3 kg in 2 settimane: il regime alimentare del superfood che previene cancro, diabete e Alzheimer (e fa dimagrire)

Lo studio: i neuroni si proteggono con il calcio 

Nel cervello con Alzheimer la morte dei neuroni di una specifica area (l'area tegmentale ventrale) avviene a causa di un eccessivo accumulo di calcio. Questo accumulo è dovuto alla perdita dei mitocondri, le centraline elettriche delle cellule. Gli esperti hanno scoperto che alcuni neuroni di quest'area però riescono a sfuggire alla morte per eccesso di calcio. Come? Con una molecola che cattura il calcio, la calbindina.

«L'Area tegmentale ventrale (VTA) conta appena 400-500mila neuroni, un numero molto piccolo rispetto ai 100miliardi di neuroni che compongono l'intero cervello. Questi neuroni sfuggono alla morte, almeno nelle prime fasi di malattia attraverso un'aumentata espressione di un fattore cellulare, la calbindina, che è in grado di neutralizzare la tossicità del calcio che si accumula nei neuroni sofferenti» hanno spiegato gli autori dello studio.

 

Una possibile terapia 

«L'identificazione di questa forma di risposta al danno neuronale aggiunge preziosi dettagli sulle modalità attraverso cui la malattia si sviluppa e, al tempo stesso, offre ulteriori spunti di ricerca per la prevenzione e trattamento della malattia» continuano gli esperti.  

Lo studio è stato diretto da Marcello D'Amelio, ordinario di Fisiologia umana all'Università Campus Bio-Medico di Roma e Responsabile del laboratorio di Neuroscienze Molecolari della Fondazione Santa Lucia IRCCS e finanziato da Fondazione Roma e Alzheimer's Association USA per Università Campus Bio-Medico di Roma e Ministero della Salute per IRCCS Fondazione S. Lucia. Hanno collaborato anche i ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche, dell'Università Cattolica di Roma e dell'Università di Roma «Tor Vergata». 

Alzheimer, chi sono i Superagers: 80enni dalla memoria di ferro (e qual è il loro segreto)

© RIPRODUZIONE RISERVATA