Aids, più vicino il test Hiv sui minori anche senza l'ok dei parenti

Aids, più vicino il test Hiv sui minori anche senza l'ok dei parenti
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Martedì 26 Febbraio 2019, 21:10 - Ultimo aggiornamento: 21:11

Vergogna, difficoltà ad affrontare alcuni temi in famiglia, che si intrecciano talvolta un dover fare «coming out» anche rispetto alle proprie preferenze sessuali, magari di natura omosessuale. È questo che può spingere molti ragazzi a non fare il test dell'Hiv o per altre malattie sessualmente trasmesse, che per i minori richiedono il previo consenso del genitore o del tutore, con diagnosi presso tardive. Si va però verso il superamento di questa 'barrierà in una fascia d'età critica, con un parere positivo espresso a una richiesta del ministro della Salute Giulia Grillo da parte del Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza circa la possibilità di lavorare insieme a una nuova norma che agevoli l'accesso al test Hiv per i minori.

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«I tempi sono cambiati, eppure tanti giovani provano grande imbarazzo ad aprirsi con i genitori su alcuni aspetti della propria vita personale e non effettuano i test, pur avendo una vita sessuale attiva - spiega Grillo - l'Ssn è di tutti i cittadini ed è compito del ministro della Salute e delle istituzioni rimuovere gli ostacoli alla prevenzione in ogni ambito della salute. Negli ultimi anni è stata fatta pochissima informazione sul pericolo Aids e molti ragazzi ignorano o sottovalutano la pericolosità della malattia. Presto potranno effettuare liberamente i test in contesti protetti e dedicati, senza più bisogno del consenso del genitore o tutore».

«È però necessario siano rispettate tre condizioni- evidenzia la Garante Filomena Albano- la prima è che i test avvengano in un contesto protetto e dedicato nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. La seconda è che in caso di positività ai test i genitori o il tutore siano coinvolti al fine di garantire un adeguato supporto affettivo nella gestione della notizia e della terapia. Infine, è necessario promuovere una cultura della prevenzione e l'educazione all'affettività e alle emozioni». L'Autorità si è inoltre resa disponibile a fornire il proprio contributo già per la redazione di un eventuale disegno di legge in materia. Un sostegno arriva dal Gay Center e da Arcigay. «Oggi - spiega il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo - è quasi impossibile per i minori avere accesso al test per Hiv e malattie sessualmente trasmissibili, senza il consenso dei genitori, cosa che comporta che in molti non fanno le terapie mettendo a rischio la propria salute».

Mentre Michele Breveglieri, responsabile salute nella segreteria di Arcigay, evidenzia: «Auspichiamo che la definizione di una norma più adeguata ai tempi avvenga ora con un dialogo serrato con le associazioni». E il professor Massimo Galli, presidente della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, precisa che le nuove diagnosi di Hiv nei minorenni sono state poco meno di 100 nel 2017, raggruppate in particolar modo nella fascia di età 15-19 anni (77), specificando però che «se si considerano i 20-24 enni che sono maggiorenni abbiamo dei numeri decisamente più consistenti. Complessivamente 330 le persone diagnosticate». «Non importa - prosegue - quanto possa esteso il sommerso, importa che ci sia la possibilità di un minorenne che sia comunque in classe di età che gli consenta il diritto dell'esercizio della sua sessualità e che ritenga di aver avuto un rapporto a rischio, di venire a fare il test senza dover passare dall'autorizzazione dei genitori».

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