Disturbi del linguaggio per il 7% dei bambini, in maggioranza maschi

Domenica 24 Novembre 2019
I disturbi del linguaggio - che si manifestano con diversi gradi di gravità, dall'incapacità di esprimersi in modo corretto fino a compromettere la comprensione linguistica - colpiscono circa il 7% dei bambini, in maggioranza maschi. Pediatri, neonatologi, psicologi, logopedisti, neuropsichiatri infantili e linguisti, hanno dato vita, oggi a Padova, alla prima Consensus Conference dedicata alla diagnosi e al trattamento del Disturbo primario del linguaggio (Dpl). Dal documento di consenso sono emersi quattro punti chiave, a partire dalla definizione: Disturbo primario del linguaggio (Dpl) al posto di Disturbo specifico del linguaggio (Dsl).

E ancora: 4 anni è l'età nella quale è consigliato effettuare la diagnosi; 30 mesi il limite massimo entro il quale va prestata attenzione agli indici predittivi, con la raccomandazione di valutazione del vocabolario espressivo, del linguaggio ricettivo e dello status sociale ed economico. Infine le abilità fonologiche e vocabolario espressivo e ricettivo che devono essere al centro di un trattamento più adeguato, sulla base delle evidenze disponibili. 

«Nella pratica clinica - spiega Tiziana Rossetto, docente di Logopedia e presidente della Federazione logopedisti italiani - il disturbo del linguaggio oggi è trattato ancora in modo disomogeneo nei diversi servizi nel territorio nazionale. Da qui nasce il lavoro, iniziato nel 2016, che ha portato a questa conferenza di consenso e al relativo documento. Già dal primo punto, in cui si modifica il termine base, si capisce che si entra in una nuova era. Un cambiamento che deriva da ciò che la ricerca scientifica ha ormai dimostrato ampiamente, ossia che si tratta di un disturbo primario, non associato o derivante da altri disturbi, ma non specifico, in quanto tende a presentarsi assieme ad altre vulnerabilità».

«In molti casi il Dpl - spiega Chiara Levorato, Ordinaria di Psicologia dello sviluppo e Past president dell'associazione scientifica 'Clastà - prelude alla comparsa di dislessia in età scolare; in altri casi il recupero della capacità linguistica avviene spontaneamente, anche se in ritardo rispetto a quanto avvenga nello sviluppo normale. Tuttavia, secondo la letteratura più recente, anche in questi casi si possono manifestare conseguenze a lungo termine: coloro che in età prescolare hanno avuto il disturbo sono più spesso soggetti ad abbandono scolastico, possono presentare maggiori difficoltà di adattamento sociale, uno scarso senso di autoefficacia e accedere ad attività lavorative meno soddisfacenti».

«Tutte queste conseguenze - prosegue - hanno origine dalla difficoltà a comunicare e a farsi comprendere (o a comprendere) da genitori, fratelli e sorelle, amici e insegnanti. La diffusione del disturbo e l'impatto negativo sullo sviluppo del bambino impone l'identificazione precoce dei bambini a rischio, al fine di garantire loro una vita di qualità, ridurre i costi dell'intervento socio-sanitario e programmare ed attuare politiche pubbliche adeguate».
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