Vaccino, terza dose: chi deve fare il richiamo anti Covid. Crisanti: «Serve, primi problemi tra novembre e febbraio»

Contagi tra gli operatori sanitari: aumentati in un mese del 600% tra luglio e agosto

Vaccino, terza dose: chi deve fare il richiamo anti Covid. Crisanti: «Serve, l'immunità può calare come in Gran Bretagna»
di Stefania Piras
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 21:14 - Ultimo aggiornamento: 21:17

Sono i primi a essere stati vaccinati contro il Covid e sono i primi a riportare casi di cali di immunità e infezione (non grave) anche se vaccinati. Sono medici, infermieri e operatori sanitari, che insieme agli anziani e ai più fragili sono stati i primi protagonisti della campagna vaccinale, inaugurata in Italia il 28 dicembre 2020. I primi, dunque, a ricevere una doppia dose di vaccino anti Covid. Oggi, per loro, a distanza di 10 mesi dall'inizio dell'immunizzazione collettiva, serve una terza dose? La risposta è sì, secondo i virologi e pure secondo il Ministero della Sanità che ha già predisposto un piano nazionale per iniettare i richiami (booster) del vaccino. La campagna di immunizzazione ha funzionato perchè ha portato a un progressivo calo di casi tra medici, infermieri e anziani. Si contavano 265 contagi a luglio. E però, poi, ad agosto i contagi in questa categoria di persone sono esplosi arrivando a 1.800.

Alcuni operatori sanitari si stanno contagiando: negli ultimi 30 giorni, secondo i dati Iss, sono stati 1.377 i casi da Sars-Cov-2 tra gli operatori sanitari, che portano il totale delle infezioni in questa categoria, da inizio pandemia a oggi, a 144.400. Nei report dell'Iss inoltre si specifica sempre che si tratta di lavoratori esposti a rischio: l'sempio che si cita è quello degli operatori che lavorano nelle terapie intensive perchè «vaccinati prima di quelli impiegati in altri reparti»). I professionisti della sanità (medici, infermieri, tecnici sanitari, fisioterapisti e ostetriche) riceveranno e stanno ricevendo già, ma senza obbligo, la terza dose di vaccino. In Lombardia, si è già partiti. Gli operatori (dai medici, infermieri, Oss ai professionsiti impiegati nelle farmacie, parafarmacie e studi privati) dopo almeno 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario, possono prenotare la terza dose. 

Per chi è prevista?

Dal 27 settembre 2021 il booster è previsto per diverse categorie: 

- ottantenni e over 80
- personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani
- esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario
- persone con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti di età uguale o maggiore di 18 anni
- persone di 60 anni e più con patologia concomitante.

Finora sono 581.132 le persone che hanno ricevuto una terza dose, il 7,67% della popolazione per cui è prevista la dose aggiuntiva.

Operatori esposti al rischio

«Dopo essere aumentati in un mese del 600% tra luglio e agosto - spiega all'Ansa Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) - i contagi nell'arco di 30 giorni tra gli operatori sanitari sembrano ora in calo, e negli ultimo mese sono stati meno di 1.400. Questo è merito dell'aumento delle vaccinazioni, dell'estensione del green pass, della sospensione di quelli non vaccinati. Ma una quota consistente di questi lavoratori particolarmente esposti al rischio, nonostante abbiano completato la vaccinazione con le 2 dosi, continuano ad essere infettati dal Sars-Cov-2, anche se non in forma grave». «Riteniamo - prosegue Mangiacavalli - che prima o poi, la terza dose dovranno farla tutti gli operatori sanitari, nell'interesse del singolo e della collettività, in particolare dei pazienti più fragili di cui loro si prendono cura». Una scelta in linea con le evidenze scientifiche. 

Richiamo ogni anno?

«Dopo sei mesi c'è un calo percentuale della copertura offerta dal vaccino anti-Covid, che comunque continua a garantire una certa protezione», spiega il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Ircss Galeazzi. «Accontentiamoci per la popolazione generale di questa capacità residua, valutiamo come va l'inverno, e aspettiamo per rivaccinare tutti» ma «penso che poi la vaccinazione verrà riproposta di anno in anno, come quella influenzale per le categorie a rischio». Intanto, l'Agenzia europea del farmaco (Ema) ha autorizzato lo stabilimento Patheon di Monza e quello Catalent di Anagni per la produzione di Comirnaty, il vaccino anti Covid sviluppato da BioNTech e Pfizer. I siti possono diventare operativi immediatamente e produrranno il prodotto finito, fino a 85 milioni di dosi aggiuntive per rifornire l'Ue nel 2021. 

Il rischio inglese 

«Arrivare al 90% dei vaccinati garantirebbe un equilibrio che con la terza dose potrebbe diventare buono, altrimenti c'è il rischio inglese. L'effetto Green Pass dimostra che è ancora possibile convincere a vaccinarsi, cioè salvare vite, per cui attenzione a non regalare gli impauriti ai No Vax». Lo dice Andrea Crisanti alla Stampa, secondo cui «bisogna coinvolgere le persone paurose, ansiose e fragili». Così come in Gran Bretagna, l'immunità calerà anche in Italia, prosegue Crisanti, ed è dunque necessaria per tutti la terza dose di vaccino: «Studi solidi dimostrano che dopo sei mesi la protezione contro l'infezione cala dal 95 al 40% e contro la malattia grave dal 90 al 65. Il richiamo è il completamento della protezione. Non sappiamo quanto duri, ma in altre vaccinazioni vale per anni. Certo pone ulteriori problemi sociali interni ed etici rispetto al terzo mondo, anche se dubito che questi vaccini siano utilizzabili nei Paesi svantaggiati. Il picco della campagna vaccinale è stato tra aprile e luglio, dunque da novembre a febbraio potremmo avere problemi. Per questo serve la terza dose». Il microbiologo commenta infine l'ultimo rapporto Aifa secondo il quale su oltre 84 milioni di dosi somministrate meno dello 0,02 per cento ha avuto effetti collaterali gravi, spesso risoltisi, e 16 sono stati i decessi correlabili: «Numeri bassissimi che testimoniano la sicurezza dei vaccini, che non possono essere considerati sperimentali dopo miliardi di dosi, mentre le cure sono palliative ed empiriche, tanto che si muore ancora di Covid. I vaccini evitano malattia grave, ospedalizzazione e morte».

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