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Vaccino, l’assalto a San Marino per una dose di Sputnik. Salvini e il Cav: usiamolo

Vaccino, l assalto a San Marino per una dose di Sputnik. Salvini e il Cav: usiamolo
di Claudia Guasco
5 Minuti di Lettura
Martedì 2 Marzo 2021, 06:57 - Ultimo aggiornamento: 10:06

Da giorni i telefoni dell'Istituto per la sicurezza sociale di San Marino, l'authority sanitaria del micro Stato, sono roventi. Chiamano dall'Italia: «Buongiorno, abito in Emilia Romagna, posso fare il vaccino da voi?». E anche dalla Svizzera: «Sono un padre di cinquant'anni, abito nel Canton Ticino e vorrei venire a San Marino per vaccinare la mia famiglia». Il V-day è scattato il 25 febbraio con le prime 7.500 dosi di Sputnik dalla Russia, corroborate ieri dalle 1.170 dosi di siero Pfizer. E in molti, dall'estero, guardano speranzosi alle liste d'attesa della Serenissima repubblica.

 


RAPPORTI BILATERALI
Nulla da fare: «Niente Sputnik per i cittadini italiani». Fatto salvo i frontalieri che lavorano negli ospedali e rientrano nella lista del personale sanitario, con precedenza insieme a chi ha più di 75 anni. Il Titano ha 33 mila residenti e conta di dover immunizzare a breve circa 22 mila cittadini. Ha ottenuto lo Sputnik grazie a un protocollo stipulato con un ente certificatore russo, l'Istituto nazionale Nikolai Gamaleya di Mosca, strada imboccata dopo che l'accordo con il governo italiano è saltato: avrebbe dovuto ottenere una dose per ciascuna delle 1.700 ricevute dall'Italia. La mancanza di fiale ha fatto scattare il piano di riserva e in tema di rapporti bilaterali ora il governo sanmarinese si mostra titubante sulla possibilità di vendere il vaccino all'Italia e agli italiani. Ad averne diritto, per il momento, sono soltanto gli operatori sanitari frontalieri.

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Il leader leghista Matteo Salvini preme affinché la platea si allarghi. Sul Titano, dice, «sono disponibili migliaia di dosi per i nostri connazionali che lavorano o vivono vicino alla Repubblica» e annuncia di averne «parlato direttamente» con il segretario di Stato alla Salute, Roberto Ciavatta. «Recuperiamo i ritardi e gli errori degli ultimi mesi, accettando la collaborazione di San Marino per ottenere dosi di vaccino (anche dalla Russia) per mettere in sicurezza un'intera zona d'Italia, migliaia di persone che lavorano nella Repubblica o abitano nei pressi», è l'appello di Salvini. Tra gli entusiasti sostenitori dello Sputnik c'è anche il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, peraltro grande amico di Vladimir Putin: «Secondo gli esperti funziona benissimo, ma è in attesa dell'approvazione da parte delle autorità europee». I cittadini del Titano, dal canto loro, sono soddisfatti dell'accordo con la Russia e i medici sostengono la scelta: chi si vaccina appunta sul camice un nastrino verde.
GEOPOLITICA

Ma l'Europa ancora resiste. «A me sembra più un problema geopolitico che sanitario, forse anche per i contrasti che negli ultimi mesi ci sono stati tra la Russia e la Ue su questioni di tipo extra sanitario», riflette Agostino Ceccarini, medico responsabile della profilassi anti Covid di San Marino. La rivista scientifica The Lancet e lo Spallanzani di Roma hanno fornito recensioni positive sullo Sputnik, sia per sicurezza che per efficacia, fissata al 91,6%. «Ha dati molto promettenti, ma necessita anche di una visita ai siti produttivi per valutarne gli standard di qualità», è l'indicazione di Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco. Anche il direttore generale Nicola Magrini esorta alla prudenza: «Credo che sul vaccino russo vi sia una informazione non corretta. Per lo Sputnik non è arrivata domanda all'Ema e penso sia fuori luogo la richiesta d'importazione del vaccino in Italia a partire da dati ancora incompleti e non noti».

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Il segretario Roberto Ciavatta sottolinea però che con lo Sputnik San Marino non va allo sbaraglio. La fondazione governativa russa che si occupa del siero ha fornito tutta la documentazione relativa alla sperimentazione, che il Titano ha girato al proprio comitato di bioetica. Gli studi e le recensioni positive di riviste scientifiche, istituti e virologi, hanno fornito ulteriori garanzie. «Il nostro Paese non è membro dell'Ue e non ha un ente regolatorio interno sottolinea il segretario di Stato quindi già per prassi noi utilizziamo tutti quei farmaci che sono approvati da un ente regolatorio internazionale, che solitamente è Aifa o Ema, ma abbiamo già introdotto anche farmaci indiani, turchi o russi». Su un'accelerazione dei tempi in Italia concorda il virologo del San Raffaele Massimo Clementi: «Importare il vaccino russo anche se non ha ancora affrontato l'iter con l'agenzia europea del farmaco Ema? Se l'agenzia italiana Aifa volesse farlo e ritenesse che ha senso e ci sono i margini, io coglierei al balzo questa opportunità. Qui se aspettiamo l'iter Ema allunghiamo un po' troppo i tempi».

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