Terza dose, Pregliasco: «Non credò sarà necessaria per tutti. Ma attenti all'inverno»

Preoccupa l'arrivo della stagione fredda con il ritorno dell'influenza. Per il virologo questi saranno i mesi decisivi

Terza dose, Pregliasco: «Non credò sarà necessaria per tutti. Ma attenti all'inverno»
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Lunedì 4 Ottobre 2021, 10:08 - Ultimo aggiornamento: 10:59

«Credo che bisognerà scavallare l'inverno per capire cosa fare in termini generali sull'esigenza di rivaccinazione. Immagino che non sarà necessario rivaccinarci tutti, ma farlo con una programmazione e una strategia vaccinale simile a quella dell'influenza, quindi con esigenze di richiamo annuale per le persone più fragili e per quelle più esposte». Così il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, parlando ai microfoni della trasmissione 'Rotocalco 264' su Cusano Italia Tv della terza dose.

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«Non c'è un azzeramento della protezione vaccinale dopo 6 mesi, c'è una riduzione percentuale che però dà una residua capacità di risposta. Bisogna anche rassicurare le persone che si fanno il test sierologico per valutare gli anticorpi: questo valore deve essere considerato solo indicativo perché non c'è solo la concentrazione di anti-spike, ma anche la risposta cellulare e in anticorpi neutralizzanti che non viene normalmente misurata nei test disponibili, li facciamo solo su campioni di soggetti e vediamo che anche con valori bassi di copertura di anticorpi c'è comunque una capacità di risposta. Vedremo dunque se sarà necessaria la terza dose per tutti, magari con un vaccino aggiornato nel caso dovesse inserirsi un'altra variante. Le nuove tecnologie a mrna ne permettono facilmente l'aggiornamento».

«Non dobbiamo preoccuparci, ma pre-occuparci, cioè organizzarci. Questa pandemia va vista come le onde di un sasso in uno stagno, le prime onde più pesanti, poi vanno a ridursi, però siamo ancora in una fase intermedia. Nel prossimo futuro abbiamo il problema dell'inverno che incombe, sappiamo cosa vuol dire avere sbalzi termici, stare di più chiusi in casa» ha proseguito Pregliasco parlando di una possibile recrudescenza del virus in inverno.

«Inoltre quest'anno tornerà anche l'influenza che l'anno scorso, grazie alle misure stringenti, non si è vista. C'è la necessità di essere pronti, organizzarsi dal punto di vista dei protocolli e non abbassare la guardia perché ancora oggi ogni contatto interpersonale rappresenta un potenziale rischio d'infezione anche se grazie ai vaccini c'è una protezione in termini di malattia grave e questo ci deve far stare più sereni, ma non troppo. Dobbiamo ancora cercare di convincere a vaccinarsi le persone dubbiose, che non si fidano di una vaccinazione che invece è l'elemento che farà la differenza. Lo vediamo già adesso che c'è una pandemia di vaccinati e una di non vaccinati. Scavallato questo inverno, allora potremo fare una valutazione rispetto a sempre maggiori libertà».

Intanto, uno studio indipendente del Laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale Santa Lucia IRCCS di Roma ha diimostrato che la seconda dose di vaccino anti-Covid produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo studio ha confermato la presenza di linfociti T della memoria per almeno 6 mesi dalla prima dose del vaccino, confermando lo sviluppo di una risposta cellulare che si mantiene nel tempo. Per i soggetti sani, dunque, rilevano i ricercatori, «la terza dose di vaccino potrebbe non essere necessaria». La posizione espressa dal CTS è dunque corroborata, afferma l'ospedale, dal nuovo studio del laboratorio di Neuroimmunologia Santa Lucia IRCCS di Roma, i cui dati sono stati pre-pubblicati sulla piattaforma di interscambio BioRxiv.

Lo studio, condotto su 71 soggetti, ha valutato la risposta al vaccino Pfizer-Biontech, simulando in vitro l'incontro tra il virus e le cellule del sistema immunitario. I partecipanti allo studio, tutti operatori sanitari e colleghi che hanno ricevuto il vaccino a gennaio, sono stati monitorati per 6 mesi, misurando l'andamento della risposta immunitaria nel tempo. I risultati hanno dimostrato che il vaccino induce, oltre alla produzione di anticorpi, anche lo sviluppo di cellule della memoria immunologica. «I nostri dati - spiega Giovanna Borsellino, neuroimmunologa e direttrice del laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale romano - confermano che già dopo la prima dose si innesca la risposta delle cellule del sistema immunitario, che da un lato facilitano la produzione degli anticorpi, e dall'altro agiscono direttamente sulle cellule infettate dal virus. L'aspetto importante osservato è che viene generata la memoria immunologica, anche grazie alla presenza delle cosiddette 'cellule staminali della memorià, ossia un bacino di cellule longeve e specifiche per il coronavirus che possono rapidamente espandersi per contenere l'infezione. Analogamente agli altri vaccini la presenza della memoria immunologica potrebbe durare diversi anni, confermando da una parte l'efficacia della protezione del vaccino e dall'altra la necessità di effettuare un'eventuale terza dose solo a soggetti immunodepressi, come indicato dal CTS».

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