Volete evitare l'influenza? Lavatevi le mani e cantate "tanti auguri a te"...

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Valentina Arcovio

L'influenza è già arrivata e in alcune regioni di Italia non è neanche iniziata la campagna di vaccinazione. Quest'anno i virus influenzali sono un po' in anticipo e ci si aspetta che alcuni siano molto più aggressivi rispetto agli anno scorsi. Già è stato segnalato il primo caso grave all'Ospedale di Udine, dove pochi giorni fa un uomo di 50 anni, senza altre patologie, è stato colpito da una forma influenzale grave finendo in rianimazione.

Il paziente adesso, dopo tre settimane di ricovero, è in via di miglioramento. «Se questi sono i segnali, con una prima diagnosi già alla fine di settembre, e se si ripeterà lo scenario registrato in Australia e altre parti del mondo, andremo incontro a una stagione influenzale particolarmente aggressiva, con circolazione di virus influenzali molto diversi: H3N2, come nel caso in questione, H1N1, virus B», dice Matteo Bassetti, presidente della Società italiana di terapia antinfettiva. Che aggiunge: «Questo caso suggerisce che la forma influenzale di quest'anno, anche se non dovesse avere i numeri straordinari come quelli dell'inverno 2017-18, può colpire anche le persone sane e rafforza il messaggio che la vaccinazione deve essere universale perché non esiste categoria di soggetti risparmiata dalle potenziali complicanze».

Chi deve fare il vaccino anti-influenzale?

LE PRIME DOSI
Questo inizio di influenza non fa dunque ben sperare. Anche perché la popolazione deve ancora immunizzarsi. Se infatti nel Lazio la campagna di vaccinazione è iniziata da poco più di una settimana, in Lombardia le prime dosi si inizieranno a somministrare solo da lunedì prossimo. Nel Lazio sono state consegnate oltre 404 mila dosi, in Lombardia se ne attendono 900mila. Ma tra la somministrazione del vaccino e il suo effetto protettivo contro l'influenza, in genere passano due settimane circa. Quasi 15 giorni in cui, nonostante il vaccino, ci si può ammalare lo stesso. Per questo, se non si vuole finire ko a letto, le buone norme di prevenzione ora sono più importanti che mai. In particolare una, quella più semplice ma anche la più disattesa: lavarsi le mani.

Sebbene ci siano molte prove del fatto che lavarsi le mani dopo essere stati in bagno, prima di mangiare o dopo aver viaggiato con i mezzi pubblici, può ridurre la diffusione di malattie, solo il 5 per cento delle persone lo fa correttamente ogni volta. Alcune ricerche indicano che ben la metà degli italiani non si lava bene le mani. Uno studio su oltre 3 mila persone in una città universitaria negli Stati Uniti ha scoperto che il 10 per cento dei soggetti ha lasciato i bagni pubblici senza lavarsi affatto le mani e che il 33 per cento, sebbene lo avesse fatto, non ha usato il sapone.

Per igienizzarsi non basta infatti mettere le mani sotto l'acqua. Per proteggersi dai virus influenzali, e in generale dai germi, bisogna lavarle nel modo giusto. A questo proposito l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dato delle indicazioni precise e chiare, raccomandandosi di non essere frettolosi. Stando alle raccomandazioni, un corretto lavaggio delle mani dovrebbe durare tanto quanto si impiegherebbe a cantare per ben due volte la canzone Happy Birthday. Non è importante la temperatura dell'acqua, se calda o fredda. Ma il sapone sì e deve coprire tutte le mani. Bisogna strofinare palmo a palmo, sia la parte posteriore che quella anteriore delle mani e delle dita. Dopo aver risciacquato le mani è altrettanto importante asciugarle correttamente.
 

Di recente gli esperti di Dottoremaeveroche, il sito antibufale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, ha diffuso una serie di indicazioni su come asciugare correttamente le mani. Sulla base degli studi condotti, la soluzione migliore sarebbe quella più «tradizionale», cioè la «vecchia» carta usa e getta. Gli asciugamani elettrici a getto d'aria, invece, diffonderebbero più germi degli asciugamani di carta. Lo ha dimostrato molto bene una ricerca pubblicata sul Journal of Hospital Infection, che ha esaminato la diffusione batterica nei bagni di tre ospedali nel Regno Unito, in Francia e in Italia.

Secondo gli esperti, la scarsa igiene dei «getti d'aria» è valida anche per gli apparecchi che si azionano con le cellule fotoelettriche. Quindi la maggiore diffusione dei batteri non è imputabile all'azione di toccare con la mano l'apparecchio per accenderlo ma al fatto che le persone, dopo essere andate in bagno, spesso non si lavano le mani correttamente e quando se le asciugano sotto il getto d'aria i microbi dalle mani si disperdono in aria e si depositano sulle superfici. I virus influenzali, e i germi in generale, sono più subdoli di quanto si immagini. Per cui bisogna usare la testa anche quando ci si lava semplicemente le mani. 

Ultimo aggiornamento: 14:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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