Donne in gravidanza, sì dell'Emilia Romagna al test prenatale gratis non invasivo

Venerdì 6 Dicembre 2019
Donne in gravidanza, sì dell'Emilia Romagna al test prenatale gratis non invasivo
Amniocentesi e villocentesi saranno sempre meno utilizzate, per sapere se il feto presenta o meno alterazioni cromosomiche. Perché, per meglio informare le donne in gravidanza, dal prossimo anno, in Emilia-Romagna, sarà possibile, dopo una fase pilota, ricorrere al Nipt (Non invasive prenatal test), un test di screening innovativo, non invasivo (un semplice prelievo di sangue) e sicuro per donna e feto. Che consente di prevedere con un alto grado di attendibilità alcune alterazioni dei cromosomi, e cioè le trisomie 21 (sindrome di Down), 18 (sindrome di Edwards) e 13 (sindrome di Patau), già dalla decima settimana di gestazione.

Un test con una sensibilità e una specificità che arrivano all'incirca al 100% nell'individuazione del rischio di sindrome di Down e di trisomia 13, e poco inferiori nella trisomia 18. E l'Emilia-Romagna la prima Regione in Italia ad introdurlo gratuitamente per tutte le donne residenti in stato di gravidanza, indipendentemente dall'età e dalla presenza di fattori di rischio. Da gennaio 2020, sarà avviata una fase pilota della durata di nove mesi che riguarderà l'area metropolitana di Bologna, durante la quale il test sarà proposto con specifica informativa e a costo zero alle donne (residenti a Bologna) che prenotano test di diagnostica prenatale - il cosiddetto 'test combinatò - nelle strutture del Servizio sanitario regionale (ogni anno, in Emilia-Romagna, sono poco meno di 15.000 le donne che si sottopongono al test combinato).

Al termine del periodo pilota, sarà esteso gratuitamente a tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, sempre nelle strutture pubbliche. «Siamo i primi ad offrire questo screening a costo zero a tutte le donne in gravidanza residenti, indipendentemente dall'età e dal rischio - spiegano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute -. Il Nipt è considerato all'unanimità, sulla base delle evidenze scientifiche, il test di calcolo del rischio di migliore qualità e sicurezza da inserire nel percorso diagnostico per le indagini prenatali delle trisomie 21, 18 e 13. Non solo: è un test che non mette a rischio la sicurezza della donna e del feto, e la sua maggiore accuratezza riduce in modo significativo il ricorso agli esami invasivi di conferma diagnostica». 

«Quando si parla di eccellenza del sistema sanitario dell'Emilia-Romagna - concludono presidente e assessore - non parliamo di cose futuribili, ma di cose che già ci sono, concrete, messe a disposizione di tutti. Fare questo vuol dire garantire un servizio sanitario pubblico e universalistico, capace di coniugare alta qualità delle cure, dei servizi e dell'assistenza con la riduzione o, come in questo caso, addirittura l'azzeramento dei costi a carico dei cittadini». Il Nipt riduce sensibilmente il ricorso ad amniocentesi e villocentesi, che presentano dei margini di rischio, anche se minimi, e possono costituire una preoccupazione per la donna. Finora non veniva rimborsato dal Servizio sanitario regionale, e poteva essere eseguito solo ricorrendo a laboratori privati, con un costo medio di 700 euro. Già nella fase pilota sarà offerto in modo completamente gratuito. Si stima che non meno del 70% delle gestanti, a regime, faranno richiesta di effettuare il Nipt, e che gli esami invasivi (villocentesi, amniocentesi) non necessari diminuiranno circa del 50%.

Per l'introduzione del Nipt, nelle strutture del servizio sanitario regionale, è prevista una fase pilota della durata di 9 mesi, necessari ad attivare e consolidare la piattaforma tecnologica e il percorso logistico (raccolta e 'movimentazionè dei campioni di sangue). In questo primo periodo, il servizio sarà offerto alle residenti nell'area metropolitana di Bologna; gradualmente, si estenderà alle altre aree territoriali, per arrivare a tutte le gestanti residenti in Emilia-Romagna. Durante la fase pilota, sarà completato il protocollo operativo per l'identificazione dei punti di accesso alla prestazione (sia ospedalieri che territoriali) e il piano di informazione per gli specialisti che hanno in carico le gestanti, in modo da orientarle correttamente nel nuovo percorso regionale.
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