Divieto fumo giovani in Nuova Zelanda, in Italia è possibile? Cosa dice l'esperto

Le parole delle pneumologo del Gemelli Flaminio Mormile

fumare una sigaretta anche solo una volta al giorno equivale a mettersi davanti al tubo di scappamento di un automobile
di Graziella Melina
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Venerdì 10 Dicembre 2021, 14:20 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 14:26

La decisione della Nuova Zelanda di vietare l'acquisto di sigarette ai minori di 14 anni, secondo Flaminio Mormile, pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma, potrebbe essere una strategia utile anche in Italia. «Il divieto - spiega al Messaggero - è assolutamente motivato. In Italia, i fumatori giovani, sono circa il 20-25 per cento. È un dato grave e preoccupante» .

Pensa che in Italia sarebbe auspicabile un provvedimento simile a quello della Nuova Zelanda?

«Certamente. Sotto i 14 anni il divieto è assolutamente motivato e andrebbe applicato. Ricordiamo che sicuramente il fumo di sigaretta è più dannoso per i ragazzi che per gli adulti, perché i ragazzi hanno un polmone in via di sviluppo, e quindi le conseguenze negative possono farsi sentire più a lungo. Anche il rischio oncologico a lungo termine aumenta». 

Vi capitano spesso pazienti con problemi dovuti al fumo?

«Sì. I danni del fumo nei giovani sono acuti, soprattutto c’è una maggiore incidenza di bronchiti, riniti, otiti, russamento, sinusiti,  e perfino di polmonite. Poi ci sono gli effetti a lungo termine, nel senso che il fumo aumenta la frequenza a lungo termine della broncopatia cronica ostruttiva, di neoplasie, di cardiopatie e di vasculopatie, con il rischio di infarto, di aneurisma, di stenosi delle arterie che portano il sangue alle gambe etc».

Ma il danno dipende dal numero di sigarette che si fumano al giorno?

«E’ maggio se si fuma di più ma non esiste un consumo lieve sicuro. Faccio un esempio: fumare una sigaretta anche solo una volta al giorno equivale a mettersi davanti al tubo di scappamento di un’automobile. Si tratta di un inquinamento concentrato e quindi dannoso anche in piccole quantità. Poi ovviamente c’è la predisposizione genetica al danno, che naturalmente non è nota al paziente».

Se si smette di fumare, quanto tempo serve per ‘ripulire’ i polmoni?

«La riduzione del rischio è diversa a seconda degli effetti negativi. Non dimentichiamo che nessun fumatore è sano. Il monossido di carbonio è una sostanza tossica che può dare anche delle intossicazioni mortali; nel caso del fumatore l’intossicazione non è mortale ma produce danni. In genere, il fumatore che smette di fumare già dopo 24 ore ha una eliminazione quasi completa del monossido di carbonio nel sangue. Nel caso del danno funzionale, il miglioramento può avvenire dopo mesi. L’aumento dell’espettorazione è legata al fatto che i bronchi si difendono dall’azione tossica del fumo verniciandosi di muco, cioè le ghiandole che producono muco ne producono di più. Questo porta ad un ingrandimento di queste ghiandole, e se uno fuma per troppi anni, questo aumento può diventare irreversibile. Altri danni  più seri sono le reazioni di infiammazione dei bronchi che li restringono creando difficoltà al passaggio dell’aria».

Anche se si smette c’è però sempre il rischio per l’inquinamento delle città?

«Anche all’interno di una città inquinata i fumatori hanno un’incidenza di malattia molto maggiore dei non fumatori. La differenza tra fumatori e non è perfettamente visibile sia negli ambienti poco inquinati che in quelli molto inquinati. Viene stimato che l’inquinamento in Italia possa uccidere 4 mila persone all’anno, il fumo di sigaretta ne uccide circa 80 mila».

Meglio smettere prima possibile.

«Certo. Ripeto, la funzione respiratoria può migliorare nel corso di mesi, mentre alcuni danni sono però irreversibili se sono già avanzati. Non tutti i fumatori hanno un danno marcato, però molti fumatori sviluppano subdolamente questa ostruzione bronchiale nel corso di decenni. Poi  servono molti anni per dimezzare l’eccesso di rischio tumorale che hanno i fumatori. Insomma, un fumatore può tornare al rischio di un non fumatore di tumore solo dopo decenni. Invece, la mortalità cardiovascolare diminuisce molto più rapidamente, perché in parte è dovuta anche ad un aumento di coagulabilità del sangue».

Oltre ai divieti cosa si potrebbe fare? 

«Un altro modo altrettanto efficace è quello di aumentare di molto il prezzo delle sigarette. E poi è necessario fare in modo che i divieti siano veramente efficaci, rendendo per esempio i distributori automatici accessibili con qualche controllo che eviti l’aggiramento del divieto di vendita di sigarette ai minori»

Pensa insomma che il divieto sia urgente?

«In Italia abbiamo percentuali molto alte per quanto riguarda i fumatori giovani, anche intorno al 20-25 per cento, è un dato grave e preoccupante. Non possiamo stare tranquilli»

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